mercoledì 2 febbraio 2011

The Stockade

Essere un livello 70 ben equippato, porta nel lungo periodo a una noia mortale. Sempre le stesse cose, luoghi, armi e mostri. Girando per le lande desolate delle outlands, sentivo come un senso di noia e di apatia che lentamente mi saliva dalle gambe fino alla testa. Però come sempre si dice, la vita è ricca di colpi di scena che neanche ti aspetti, infatti un bel giorno mentre ero intento nella classica ronda delle outlands, all' improviso un wisp rosa cattura la mia attenzione. Una nuova ragazza della mia gilda chiedeva gentilmente se ero libero e disposto ad aiutarla in una missione delle prigioni di stormwind. Francamente non avevo nulla da fare, quindi mi sono detto ' perchè no?!', e dopo due voli con i grifoni e un portale mi ritrovo subito davanti alle stockade, ma della ragazza non c'è traccia, mi affretto per sentire dov'è e sopratutto se incautamente e stupidamente gli fosse venuta in mente l'idea di entrare senza di me dentro la prigione, ma la sua risposta mi strappo un piccolo sorriso, una sensazione che non provavo da tanto tempo. Dopo alcune indicazioni stradali, finalmente la vedo apparire davanti ai miei occhi, una ragazza esile, con lineamenti molto dolci e sensuali, i capelli rigorosamente lunghi e castani le scendevano lungo le spalle, accentuando ancora di piu' la sua fragilità. Mi saluta con un ''ciao...'' fermo e sicuro di se, anche se i suoi occhi traspiravano indecisione e un velo di paura per quello che ci sarebbe aspettato dentro la torre. Dopo i primi convenevoli, decidiamo di entrare, ci dirigiamo all'interno in modo rapido senza lasciare spazio all'indecisione. Appena entrati mi rendo subito conto di come si erano ridotte quelle prigioni, ormai in mano ai carcerati liberi di scorrazzare per le loro stanza, l'aria era praticamente irrespirabile, intrisa di sudore e di altri odori che fortunatamente non riuscivo a distinguere. Estrassi la mia spada, il suo peso eccessivo ormai non mi rendeva piu' i movimenti lenti e prevedibili, e mi spostai davanti alla ragazza cercando di fare scudo con il mio corpo, i priginieri sapevano che eravamo li e non avrebbero tardato ad attaccarci. Scesi i gradini che ci separavano tra l'ingresso e il primo corridoio, ed ecco che inizia la battaglia, stringo la spada con una forza che non sapevo neanche di avere, infliggo colpi devastanti che stordiscono e uccidono i nemici come se fossero di sabbia, all' improviso mi trovo accerchiato e Sumaya lontana da me che indietreggia in un angolo sotto gli attacchi dei carcerati, la situazione inizia una discesa verso l'oblio in modo irreversibile. Devo restare calmo, non posso sbagliare, devo applicare tutto quello che mi è stato insegnato durante gli allenamenti, c'è imballo la vita di una ragazza oltre che la mia, alzo la testa, il mio sguardo incrocia il suo, sento una tepore che mi inonda il corpo, sò che la devo salvare, è troppo importate.
Mi fiondo sui malcapitati che la circondano muovo la spada con colpi precisi e implacabili, i nemici cadono uno dopo l'altro e alla fine gli unici in piedi siamo io e lei, incolumi. Guardo il suo viso, è sconvolta, i capelli spettinali la rendono incantevole, gli sposto le ciocche che gli coprono gli occhi e nel silenzio del nostro respiro la prendo in braccio e la porto fuori da quel tugurio. Quello che avevo promesso a me e a lei ero riuscito a mantenerlo, eravamo salvi e la giornata aveva preso una piega decisamente diversa dal solito, una piega dolce e romantica, come non capitava da tanto tempo. Ero in sua compagnia e c'erano tante cose di cui potevamo e dovevamo parlare. Per la prima volta il tramonto non mi restava indifferente, per la prima volta per me il tramonto era l'alba di un nuovo inizio.