martedì 27 settembre 2011

1.8 - Il Monte Hyjal e il Dono di Illidan

I pochi elfi della notte che sopravvissero all'orribile esplosione si organizzarono insieme su zattere improvvisate e lentamente si fecero strada verso l'unico continente in vista. In qualche modo, per la grazia di Elune, Malfurion, Tyrande e Cenarius sopravvissero alla Grande Frattura. Gli esausti eroi accettarono di guidare i loro compagni sopravvissuti e di stabilire una nuova dimora per la loro gente. Viaggiando in silenzio, osservavano i rottami del loro mondo e compresero che le loro passioni avevano portato la distruzione tutto intorno. Nonostante Sargeras e la sua Legione fossero stati scacciati dal mondo dalla distruzione del Pozzo, Malfurion e i suoi compagni ebbero modo di riflettere sul terribile costo della vittoria. Ci furono molti Elfi Alti sopravvissuti illesi al cataclisma. Essi si fecero strada verso le rive della nuova terra insieme agli altri elfi della notte. Sebbene Malfurion non avesse fiducia nelle motivazioni degli Elfi Alti, si accontentò del fatto che essi non potevano causare nessun danno senza le energie del Pozzo. Quando gli esausti elfi della notte approdarono sulle rive della nuova terra, scoprirono che la montagna sacra, hyjal, era sopravvissuta alla catastrofe. Cercando di trovare una nuova casa, Malfurion e gli elfi della notte si arrampicarono sui pendii del monte Hyjal e raggiunsero la sua ventosa cima. Scendendo nella cavità alberata, annidata tra le enormi cime della montagna, essi trovarono un piccolo, tranquillo lago. Con orrore scoprirono che le acque del lago erano state contaminate dalla magia. Illidan, sopravvissuto anch'egli alla Frattura, aveva raggiunto la cima del Monte Hyjal molto prima di Malfurion e degli elfi della notte. Nel suo folle tentativo di mantenere il flusso della magia nel mondo, Illidan aveva versato le sue ampolle, contenenti le preziose acque del Pozzo dell'Eternità, nel laghetto di montagna. Le potenti energie del Pozzo si risvegliarono velocemente e si amalgamarono in un nuovo Pozzo dell'Eternità. L'esultante Illidan, credendo che il nuovo Pozzo fosse un dono per le generazioni future, rimase scioccato quando Malfurion lo cacciò. Malfurion cercò di spiegare a suo fratello quanto la magia sia innatamente caotica e quanto il suo uso porti inevitabilmente a diffondere corruzione e conflitti. Ancora una volta, Illidan rifiutò di rinunciare ai suoi poteri magici. Sapendo molto bene dove avrebbero portato gli spietati progetti di Illidan, Malfurion decise di affrontare una volta per tutte il suo fratello reso pazzo dalla sete di potere. Con l'aiuto di Cenarius, Malfurion sigillò Illidan in un'enorme prigione sotterranea, dove sarebbe rimasto incatenato e privo di poteri fino alla fine dei tempi. Per assicurarsi della prigionia del fratello, Malfurion incaricò un giovane guardiano, Maiev Shadowsong,

Maiev Shadowsong

di essere il carceriere personale di Illidan. Considerato che distruggere il nuovo Pozzo avrebbe condotto ad una ancora più grande catastrofe, gli elfi della notte decisero di lasciarlo. Tuttavia, Malfurion dichiarò che essi mai più avrebbero praticato di nuovo le arti magiche. Sotto l'occhio vigile di Cenarius, essi cominciarono a studiare le antiche arti druidiche, che gli avrebbero permesso di risanare la terra devastata e ricostruire le amate foreste alle pendici del Monte Hyjal.