mercoledì 28 settembre 2011

2.4 - Ironforge: Il risveglio dei nani

In tempi molto remoti, dopo che i Titani lasciarono Azeroth, i loro figli, conosciuti come earthen, continuarono a modellare e a salvaguardare i più profondi recessi del mondo. Gli earhen erano perlopiù indifferenti verso ciò che accadeva alle razze che abitavano la superficie e continuarono ad esplorare solamente le oscure profondità della terra. Quando il mondo fu scosso dall'implosione del Pozzo dell'Eternità, gli earthen ne furono profondamente colpiti. Tremando con il dolore della terra stessa, essi persero gran parte della loro identità e si sigillarono all'interno delle camere di pietra dove erano stati inizialmente creati. Uldaman, Uldum, Ulduar... questi erano i nomi delle antiche città dei Titani dove gli earthen erano stati plasmati e formati. Nascosti nelle profondità del mondo, gli earthen riposarono in pace per quasi 800 anni. Nonostante non sia chiaro cosa li abbia svegliati, gli earthen sigillati a Uldamann alla fine risorsero dal loro sonno auto-imposto. Questi earthen scoprirono di essere decisamente cambiati durante la loro ibernazione. La pelle rocciosa si era ammorbidita ed era diventata liscia, mentre erano in calo i poteri che avevano sulla pietra e sulla terra. Erano diventati creature mortali. Dandosi il nome di nani,

I Nani

l'ultimo degli earthen lasciò le stanze di Uldaman e si avventurò nel mondo esterno. Ancora cullati dalla sicurezza e dalle meraviglie dei luoghi profondi, fondarono un vasto regno sotto la più alta montagna della zona. Chiamarono questa terra Khaz Modan, o "Montagna di Khaz", in onore del Titano che modella la terra, Khaz'goroth. Per costruire un altare al loro padre Titano, i nani costruirono un potente forgia nel cuore della montagna. Per questo motivo la città che crebbe attorno alla forgia sarebbe stata chiamata Ironforge nei secoli a venire. I nani, affascinati per natura dal modellare pietre e gemme, cominciarono a scavare le montagne circostanti per trovare ricchezze e minerali preziosi. Contenti della propria opera sotto la terra, i nani rimasero isolati da ciò che accadeva ai loro vicini sulla superficie.