mercoledì 28 settembre 2011

4.2 - L'alleanza di Lordaeron

Lord Lothar riorganizzò l'esercito residuo di Azeroth dopo la sconfitta a Stormwind Keep e avviò un enorme esodo attraverso il mare verso il regno settentrionale di Lordaeron. Convinti che l'Orda avrebbe dominato tutta l'umanità se lasciata incontrollata, i leaders delle sette nazioni umane si incontrarono e si accordarono per unirsi in quella che sarebbe stata conosciuta come l'alleanza di lordaeron. Per la prima volta in quasi trecento anni, le diverse nazioni di Arathor erano di nuovo unite sotto una stessa bandiera. Nominato Supremo Comandante delle forze dell'Alleanza, Lord Lothar preparò i suoi eserciti per l'arrivo dell'Orda. Aiutato dai suoi luogotenenti, Uther Lightbringer, l'Ammiraglio Daelin Proudmore e Turalyon, Lothar fu in grado di convincere le razze semi-umane di Lordaeron dell'imminente minaccia. L'Alleanza riuscì ad ottenere il supporto degli stoici gnomi di Ironforge e di un piccolo gruppo di Elfi Alti di Quel'Thalas. Gli elfi, guidati a quel tempo da Anasterian Sunstrider, erano molto poco interessati all'imminente conflitto. Tuttavia si sentivano vincolati ad aiutare Lothar poichè egli era l'ultimo discendente della linea di sangue degli Arathi, che aveva aiutato gli elfi nei tempi passati. L'Orda, ora guidata dal signore della guerra Doomhammer,

Doomhammer

introdusse gli ogres dalla sua terra natale Draenor e arruolò i troll delle foreste Amani. Cominciando con una massiccia campagna per sopraffare il regno degli gnomi di Khaz Modan e le estensioni meridionali di Lordaeron, l'Orda decimò l'opposizione senza alcuno sforzo. Le epiche battaglie della Seconda Gerra oscillavano fra schermaglie navali a larga scala e massicci dogfight aerei. In qualche modo l'Orda aveva dissotterrato un potente artefatto noto come demon soul, e lo utilizzava per rendere schiava l'antica regina dei draghi, Alextrasza. Minacciando di distruggere le sue preziose uova, l'Orda costrinse Alexstrasza a mandare in guerra i suoi figli più grandi. I nobili draghi rossi furono costretti a combattere per l'Orda, e così fecero. La guerra infuriava attraverso i continenti di Khaz Modan, Lordaeron ed Azeroth. Come parte della propria campagna settentrionale, l'Orda riuscì ad incendiare le terre confinanti Quel'Thalas, cassicurando così il definitivo impegno degli elfi alla causa dell'Alleanza. Le più grandi città e i territori di Lordaeron furono razziati e devastati dal conflitto. Malgrado l'assenza di rinforzi e di casualità fortuitr, Lothar ed i suoi alleati riuscirono a tenere sotto controllo i propri nemici. Tuttavia, durante gli ultimi giorni della Seconda Guerra, quando la vittoria dell'Orda sull'Alleanza sembrava ormai certa, una terribile faida scoppiò tra i due più potenti orchi di Azeroth. Mentre doomhammer preparava l'assalto finale contro la capitale di Lordaeron - un assalto che avrebbe schiacciato gli ultimi residui dell'Alleanza - Gul'dan ed i suoi seguaci abbandonarono le loro postazioni e presero il mare. Il sorpreso Doomhammer, avendo perso quasi metà delle proprie forze per il tradimento di Gul'dan, fu costretto a ritirarsi ed a rinunciare alla sua più grande possibilità di vittoria sull'Alleanza. Gul'dan, assetato di potere ed ossessionato dall'ottenere egli stesso l'appellativodi divinità, si lanciò in una disperata ricerca della Tomba sommersa di Sargeras, che credeva custodisse i segreti di un immenso potere. Avendo già condannato i suoi fratelli orchi a diventare schiavi della Legione Infuocata, Gul'dan non sentiva nessun dovere nei confronti di Doomhammer. Appoggiato dai clans Stromreaver e Twilight's Hammer, Gul'dan riuscì a far emergere la Tomba di Sargeras dal fondo del mare. Ma quando aprì l'antica e sommersa bara, trovò solo demoni impazziti ad aspettarlo. Cercando di punire i refrattari orchi per il loro costoso tradimento, Doomhammer mandò le sue forze ad uccidere Gul'dan ed a riportare indietro i rinnegati. per la sua avventatezza, Gul'dan fu fatto a pezzi dai demoni impazziti che aveva liberato. Con il proprio capo morto, i clans rinnegati caddero rapidamente davanti alla furia dei soldati di Doomhammer. Nonostante la ribellione fosse stata soppressa, l'Orda fu incapace di recuperare le terribili perdite che aveva sofferto. Il tradimento di Gul'dan aveva offerto all'Alleanza non solo speranza, ma anche tempo per riformarsi e vendicarsi. Lord Lothar, vedendo che l'Orda si stava frantumando dall'interno, raccolse le ultime forze e spinse Doomhammer a sud, indietro verso le terre distrutte di Stormwind. Laggiù le forze dell'Alleanza intrappolarono l'Orda in ritirata nella fortezza vulcanica di blackrock spire. Nonostante Lord Lothar cadde in battaglia alle pendici dello Spire, il suo luogotentent Turalyon riorganizzò le forze dell'alleanza all'ultimo minuto e fece in modo di condurre l'orda verso le abissali Swamp of Sorrows, le paludi delle pene. L'esercito di Turalyon riuscì a distruggere il Portale Oscuro, il cancello mistico che collegava gli orchi al loro mondo originario, Draenor. Tagliati fuori in questo modo dai rinforzi e spezzata dalla battaglia, alla fine l'Orda cadde davanti alla potenza dell'Alleanza. I clans degli orchi ormai dispersi furono rapidamente circondati e portati in campi di internamento. Nonostante sembrasse che grazie agli dei l'Orda era stata sconfitta, molti rimasero scettici sul fatto che la pace potesse durare. Khadgar, ora un arcimago di una certa fama, convinse l'alto comando dell'Alleanza a costruire la fortezza di Nethergarde che avrebbe vegliato sulle rocine del Portale Oscuro assicurando che non ci sarebbero state altre invasioni da Draenor.I clans degli orchi ormai dispersi furono rapidamente circondati e portati in campi di internamento. Nonostante sembrasse che grazie agli dei l'Orda era stata sconfitta, molti rimasero scettici sul fatto che la pace potesse durare. Khadgar, ora un arcimago di una certa fama, convinse l'alto comando dell'Alleanza a costruire la fortezza di Nethergarde

Nethergarde

che avrebbe vegliato sulle rocine del Portale Oscuro assicurando che non ci sarebbero state altre invasioni da Draenor.