mercoledì 28 settembre 2011

Wilson Greatbatch e il pacemaker

E' morto il 27 settembre a Buffalo, l'americano Wilson Greatbatch: ingegnere, aveva 92 anni ed era passato alla storia come il papà del pacemaker impiantabile, la micromacchina stimola-cuore che ha salvato la vita a una lunghissima lista di pazienti cardiopatici. Un invenzione nata per "sbaglio ".
Nato sempre a Buffalo, il 6 settembre 1919 Greatbatch iniziò a interessarsi all'elettronica in gioventù, mentre lavorava in una radio amatoriale. La passione per le "onde corte" continuò anche negli anni dell'università e durante la Seconda Guerra, dove fece il radio-operatore in Marina. Dopo essersi laureato in ingegneria, iniziò a studiare le correlazioni tra cuore e sistema elettrico e a lavorare a dei nuovi transistor che rivelassero accelerazioni del ritmo cardiaco. Ed ecco come nacque il pacemaker: un giorno installò un resistore con una resistenza sbagliata. Greatbatch si accorse però che le pulsazioni da quella create erano identiche al normale battito del cuore. E si rese conto che questo nuovo circuito si sarebbe potuto utilizzare per controllare il battito dell'uomo. Da qui l'idea del pacemaker: Greatbatch ci lavorò nel laboratorio di casa sua: «Dovevo risolvere il problema di come ridurre un'apparecchiatura elettronica che aveva le dimensioni di un armadio, in un dispositivo grande come la mano di un bambino». Dopo alcune sperimentazioni sugli animali, e le prime diffidenze del mondo della medicina, nel 1960 il pacemaker venne finalmente impiantato in un uomo, il 77enne Henry Hennafeld che sopravvisse i successivi 18 mesi senza alcun problema. Cinque dei 15 pazienti che avevano ricevuto i pacemaker erano vivi 19 anni dopo. Wilson depositò il brevetto il 22 luglio del 1960. Oggi circa un milione di persone in tutto il mondo hanno un pacemaker nel cuore. 
Greatbatch fu un inventore instancabile: più di 150 brevetti portano la sua firma. Una passione lunga una vita. Tanto che nel 1998 fu ammesso nella Hall of fame degli inventori ad Akron (Ohio). Il papà del pacemaker aveva fondato anche una sua società, la Greatbatch Ltd - un tempo Wilson Greatbatch Ltd - che produce batterie per i pacemaker impiantabili. Il dispositivo che oggi fa battere i cuori di milioni di pazienti gli è valso diversi premi, non ultimo il Lemelson-MIT Prize nel 1996, ricevuto all'età di 76 anni. Guardava con interesse al lavoro della nuova generazione di inventori ai quali lanciò anche una sfida, proponendo loro di lavorare alla fusione nucleare usando un tipo di elio che si trova sulla luna. Prima di morire ha avuto anche modo di lanciare una previsione sul futuro delle risorse enrgetiche del pianeta: secondo Greatbatch, i combustibili fossili si esauriranno entro il 2050.