martedì 29 novembre 2011

. . . Il Dio degli altri . . .

Oggi è una giornata caldissima, di quelle che metteresti la testa dentro il frigo per trovare un po’ di sollievo.
L’aria è ferma, l’umidità ti si appiccica addosso come una seconda pelle e sembra che manchi il respiro sia in casa che fuori.
Anche il letto è bollente, come se qualcuno avesse acceso un falò sotto il materasso ed il lenzuolo ad ogni movimento, sembra che ceda il suo calore alla schiena, rendendo la pausa pomeridiana un vero inferno. Alla radio stanno trasmettendo una vecchia canzone, tanto in voga quando ero bambino e avevo una  sola cosa in testa, giocare con i miei amici. Pensavo solamente a quello.
Mi svegliavo con quel pensiero e la cosa che facevo subito era uscire per cercarli, così la giornata aveva inizio e così finiva, dopo che  il sole era tramontato.
Chissà, forse se non avessi avuto tutta quella voglia di giocare che mi divorava, la mia vita avrebbe preso una piega diversa.
Forse.
O forse no.
Non potrò mai sapere cosa sarebbe successo se quel maledetto mattino non fossi andato a giocare nei pressi della cava.
Magari adesso avrei la vita che hanno tutti e non dovrei dipendere da nessuno.
Potrei salire su un’auto e andare a fare un giro da qualche parte, invece di stare steso su questo letto fatto di carboni accesi, oppure potrei prendere un aereo e volare dall’altra parte della terra.
Potrei, potrei, ma perché sto usando questo verbo con così tanta insistenza?
E perché oggi ho deciso di farmi del male in questo modo?
Se potessi tornare indietro, so che cancellerei quella giornata straziante dal calendario e rimarrei chiuso in casa ad aspettare il giorno seguente.
Ma come mi era venuto in mente quel mattino di andare a giocare proprio in quel posto, e perché quando l’attenzione di tutti noi bambini era stata catturata da quella cosa che luccicava, non avevamo pensato di dirlo a casa, prima di avvicinarci e toccarla. Invece no, la curiosità era stata più forte e questo ci aveva resi dei veri incoscienti, così ognuno di noi aveva pagato il prezzo per quel segreto che volevamo venisse svelato ad ogni costo.
Il residuo bellico era scoppiato improvvisamente investendo tutti. Il risultato era stato come un bollettino di guerra, due morti e quattro feriti gravi.
Io da quel momento ero entrato nelle tenebre più profonde e a nulla erano valse le cure tempestive che avevo ricevuto. Non mi rammarico di aver perso una mano, mi distrugge l’idea di non poter mai più vedere i colori della vita, ormai l’unico colore che conosco è il nero che mi  sta accompagnando già da cinquanta anni. Quel mattino d’estate faceva caldo esattamente come oggi, l’aria fuori era rovente, stavamo litigando sul gioco fare, eravamo quasi sempre in disaccordo perché essendo in sei, era sempre difficile trovare un’intesa.
Ero stato proprio io a proporre di trovarci alla cava, e dopo qualche battuta di disappunto da parte di due di noi, alla fine si era deciso di andare.
Una decisione poco azzeccata, valutandola col senno di poi, ma a quell’età come era possibile prevedere una tragedia simile, avevo solamente sei anni e la mia priorità era giocare, giocare e niente altro.
Quando non giocavo, stavo a guardare mia madre mentre faceva le faccende domestiche, ad esempio mi piaceva tanto osservarla quando impastava il pane, lo preparava sempre di lunedì, così avevamo la scorta per tutta la settimana.
Le sue mani si contorcevano intorno a quella palla di pasta e i suoi movimenti erano così perfetti che sembrava avesse fatto un corso apposta per fare quel pane così buono.
Il lunedì era sempre un giorno di  festa per noi perché avanzava sempre un po’ di pasta e  con quella, lei faceva la pizza che messa nel forno a legna, aveva un sapore completamente diverso da quella che sono costretto a mangiare adesso.
Tutto era diverso allora, non soltanto i sapori, anche i rapporti con le persone erano più genuini, non  c’era il distacco e l’indifferenza dei giorni nostri.
Era facile ritrovarsi, gli uomini per una partita a carte, le donne per un lavoro a maglia.
La magia e la semplicità di allora sono invidiabili, al solo pensiero le mie emozioni mi mandano in estasi. Se penso a quando ero bambino mi assale una nostalgia fortissima che mi fa stare quasi male, ma provo allo stesso tempo una sensazione di leggerezza e di gioia per quelle giornate passate in spiaggia a fare i tuffi in mezzo alle onde quando il mare era agitato, o per quelle corse  fatte nei prati, dove io vincevo quasi sempre, sembrava che avessi le ali ai piedi.
Come posso dimenticare tutto questo, adesso che sono qui in questo letto, con una sigaretta accesa, ad aspettare che venga qualcuno a prendermi per portarmi fuori.
Quando sono più depresso del solito mi rifugio nei miei ricordi e mi lascio cullare dalle suggestioni che sanno regalarmi.
Sono i ricordi l’unica cosa a colori dopo essere sprofondato nel buio, attraverso questi flasback riesco a vedere l’azzurro del mare, il verde dei prati, il rosso dei frutti maturi, il giallo dorato degli agrumi.
Quando poi riemergo, questi, cominciano lentamente a tingersi di nero e tutto quel buio intorno a volte sembra quasi che mi soffochi.
Spesso sento lo sguardo di mia madre addosso, lo percepisco, dal suo respiro riesco ad intuire i suoi pensieri e provo una pena immensa per lei che è costretta a vedere questo figlio tanto amato, senza alcuna autonomia.
Provo più dispiacere per lei che per me. Mi rammarico per averle dato questo peso così grande da portare e per questo motivo, le mie notti sono insonni, braccato dentro la morsa dei sensi di colpa, ingigantiti dalla vita che la obbligo a fare e dalla pena che prova ogni volta che mi guarda e mi parla.
Ho l’abitudine di ascoltare la radio durante la giornata e qualche volta la domenica mi sintonizzo sulla Santa Messa, non so perché lo faccio, è come se volessi aggrapparmi a qualcosa, poi una voce dentro mi dice di lasciar perdere, non è il mio Dio quello a cui si rivolgono gli altri, è il loro.
Il mio è un Dio di seconda scelta, distratto, incapace, assente e che condanna con facilità su questa terra anche chi di peccati non ne ha ancora.
Ho provato qualche volta a parlarGli, ma non ho avuto risultati, d’altra parte cosa potevo aspettarmi da un’Entità minore, solo bassa qualità e di conseguenza scarsi esiti.
Preferisco recitare una poesia piuttosto che dire una preghiera, ma di questo non ne parlo mai con nessuno, rischierei di apparire patetico e irriverente allo stesso tempo. Proprio ieri ho sentito mio padre che stava pulendo il fucile da caccia, mi sono avvicinato a lui e quando alle narici mi è arrivato l’odore della terra umida rimasta attaccata ai suoi scarponi, sono stato assalito dai ricordi dei nostri momenti passati insieme nei boschi a parlare e inseguire prede.
Avevo solo cinque anni e lo seguivo sempre orgoglioso del fatto che mi volesse con sè, questo significava una cosa soltanto, che desiderava lasciarmi in eredità quella sua grande passione.
Faceva di tutto perché condividessi con lui l’amore smisurato per quello sport che praticava con gioia e forse anche con troppa assiduità. Il fatto che desse priorità alla caccia creava spesso dissapori con mia madre, ma non per questo si lasciava scoraggiare, il mattino seguente era già pronto per partire col fucile in spalla, nonostante la mamma borbottasse come una pentola sul fuoco.
Una volta mi aveva fatto imbracciare il fucile e così avevo sparato ad una lepre.
L’avevo colpita, ricordo che ci eravamo abbracciati urlando di gioia, ma non avevamo potuto dividerla con nessuno a casa, così quello era diventato il nostro segreto.
I miei fratelli invece, un volta diventati adulti avevano preso le distanze dalla caccia, a loro piaceva fare altro, come giocare al pallone o aiutare mio padre quando seminava qualcosa nei campi.
A volte quando sto in silenzio ad ascoltare le loro voci, provo ad immaginare i loro volti, quelli delle loro mogli, dei loro figli e mi appaiono tutti come ombre, simili a fantasmi che si aggirano per casa, conosciuti e graditi, ma sempre comunque fantasmi.
In base al timbro della  voce li catalogo, posso dare loro una connotazione appigliandomi al modo di parlare e di porsi, poi sulla base di questi elementi determino istintivamente le mie simpatie e antipatie.
L’affetto che ho per i miei fratelli è innegabile, ma quello che provo per i loro figli è amore, un amore grande che mi inonda il cuore di  tenerezza.
Mi sono accorto qualche tempo fa che mi sarebbe piaciuto tanto avere un figlio, un bambino tutto mio  da stringere e coccolare, un bambino in cui rivedermi, al quale lasciare in eredità le mie passioni, le mie idee, i miei insegnamenti e col quale condividere  da adulto una partita di calcio allo stadio o un giro in moto, per sentire insieme il vento sulla  faccia, mentre si viaggia a tutta velocità.
Avrei voluto tutte queste cose che non si possono comprare, ma che ti vengono date dalla vita, se lei decide di dartele.
Mi sono chiesto spesso perché fosse toccata proprio a me questa sorte e sulla base di quale criterio era stata fatta questa scelta.
Da cinquanta anni queste domande mi fanno compagnia, come amiche fidate che affiancandomi,  giurano fedeltà e presenza costante, ed io, incapace di dare loro una risposta, non faccio altro che avallare e consolidare il loro patto di lealtà.
Ricordo che quando avevo quattro anni un’onda, un giorno d’estate in cui il mare era agitato, mi aveva prima coperto e poi risucchiato, abbracciandomi con tutta la sua irruenza.  C’era voluta tutta la forza di mio padre per riuscire a riemergere.
Da quel momento le persone presenti in spiaggia avevano giurato che non avrei più messo piede in acqua, invece il giorno dopo ero di nuovo lì a giocare.
Adesso che il caldo mi sta soffocando, se potessi scegliere dove stare, più che in spiaggia, vorrei trovarmi tra le cime di una montagna, a passeggiare a piedi nudi su di un prato per assaporare la sensazione di freschezza che mi darebbe l’erba inumidita dalla rugiada mattutina.
Quando penso alla bellezza del creato, ai suoi colori che ancora sono chiari nella mia memoria, ai suoi odori che solleticano le mie narici come quello dei funghi appena colti, della terra bagnata dalle prime gocce di pioggia, il profumo delle violette fresche o quello della ginestra, mi viene da chiedere a Colui che ha creato tutto questo: “come farò ad abbandonare questa vita senza poter vedere un’ultima volta le vette innevate delle montagne, il verde dei prati, il rosso di un tramonto.”
A questo Dio che non mi appartiene, chiedo una cosa soltanto: la luce della misericordia, prima di congedarmi per sempre da questa vita affichè possa finalmente dire: «questo, è anche il mio Dio.»
Autore:Stellina

World of Warcraft - Rilascio della patch 4.3




E' ufficiale, Hour of Twilight verrà rilasciata mercoledi 30 Novembre in Europa e come di consueto non poteva mancare un trailer realizzato direttamente da Blizzard Entertainment per celebrare l'evento. Questa volta c'è meno narrazione, è più uno spot che un vero filmato introduttivo.

Vi ricordiamo che nel Background downloader è già presente una parte della patch, scaricatela se ancora non lo avete fatto. Per farlo vi basterà avviare l'omonimo eseguibile presente all'interno della cartella di World of Warcraft.

. . . Pensieri di Bambina . . .

Correva e saltellava allegramente per la casa.
Era una bambina di tre anni, felice, intelligente, graziosa.
Vide il nonno seduto sulla sedia a dondolo e gli chiese cosa facesse.
“Niente, piccola”, rispose lui,“guardo la vita intorno a me e penso…”.
“Cos’è la vita?”, chiese ancora la bambina. Il nonno rifletté per un po’ e
le disse “chiudi gli occhi e pensa a tutto ciò che ti ricorda il movimento”.
La bambina chiuse gli occhi e vide nella sua mente un treno che sfrecciava velocissimo.
All’interno persone, chiasso, rumore, allegria.
Immaginò un prato pieno di fiori cullati dal vento, pieno di farfalle, di api che volavano di fiore in fiore.
Pensò di correre tra le spighe dorate di un campo di grano.
Pensò a dei gabbiani che volavano liberi nel cielo, sul mare; pensò di volare con loro senza meta, senza confini, verso l’infinito.
Pensò al respiro di un bambino piccolo che dormiva.
Pensò ad una tempesta, agli ululati del vento, allo scrosciare incessante della pioggia, ai tuoni, ai fulmini.
Pensò ad un ruscello pieno d’acqua che sgorgava da una fonte.
Pensò a dei bambini che giocavano insieme e si rincorrevano.
Pensò ad una nave in viaggio da giorni.
Pensò ad una città frenetica, affollata, chiassosa.
E infine aprì gli occhi e disse al nonno cosa aveva visto.
Il nonno le disse “tutto quello che hai visto è vita, la vita è un continuo movimento”.
Allora la bambina capì cos’è la vita.

Autore: Carmen Piras

True Blood - Stagione 3

La terza stagione è liberamente basata sulla trama del romanzo Il club dei morti. Questa stagione riprende dalla conclusione della precedente: Sookie, preoccupata per la scomparsa di Bill, chiede aiuto alla polizia per indagare sul rapimento del vampiro. Lo sceriffo però non sembra intenzionato a collaborare nelle ricerche, così Sookie decide di recarsi al Fangtasia per chiedere aiuto ad Eric. Il vampiro cerca di non mostrare a Sookie la sua preoccupazione, Bill è infatti l'unico a conoscenza del suo accordo con la regina della Louisiana, Sophie-Anne, per lo smercio di sangue di vampiro e se la notizia dovesse trapelare finirebbero entrambi sotto le mani del Magister.
Tara è ancora sconvolta per la morte del suo fidanzato Eggs. Lo sceriffo di Bon Temps, Andy Bellefleur, si è preso la responsabilità dell'accaduto, e nessuno sa che in realtà ad ucciderlo è stato Jason, il quale è sempre più tormentato dai sensi di colpa. Sam parte alla ricerca dei suoi genitori naturali Melinda e Joe Lee Mickens, spinto dal desiderio di conoscere la verità sulla sua natura di mutaforma e finisce con lo scoprire di avere un fratello più giovane, Tommy, anch'egli mutaforma. Sookie, sempre più decisa a ritrovare Bill, scopre con l'aiuto di Jessica che dietro il rapimento del vampiro c'è un gruppo di licantropi ben addestrati, lo stesso gruppo che secoli prima sterminò la famiglia dell'allora umano Eric Northman. Essendo decisa a recarsi in Mississippi per trovare Bill, Eric chiede al licantropo Alcide Herveaux di scortare Sookie nel suo viaggio per proteggerla. Nel frattempo al Merlotte's Tara fa la conoscenza di Franklin Mott, un vampiro misterioso molto interessato alle attività di Bill Compton a Bon Temps.
Dopo una furiosa lotta con i licantropi, Bill viene condotto dal re vampiro del Mississippi, Russell Edgington, vero mandante del suo rapimento. Si scopre che Edgington assolda i licantropi per compiere i suoi lavori, nutrendoli in cambio con sangue di vampiro che li rende aggressivi e dipendenti da esso. Russell impedisce a Bill di andare via, minacciando di far del male a Sookie se non deciderà di collaborare con lui. Il suo piano è quello di sposare la regina Sophie-Anne e per poterlo fare ha bisogno che Bill gli riveli ogni cosa riguardante la regina ed il suo interesse verso Sookie Stackhouse. Bill nega ogni legame tra lui e la regina, ribadendo di essere tornato a Bon Temps solo in memoria dei vecchi tempi. In compenso confessa il coinvolgimento di Eric e Sophie-Anne nel commercio di V. Sookie ed Alcide continuano a indagare fra la cerchia di licantropi assoldata da Edgington e tra loro sembra nascere una simpatia. Rischiano più volte di essere scoperti a causa dell'ex fidanzata di Alcide, Debbie, totalmente fuori controllo e ormai dipendente dal V. A Bon Temps Franklin Mott scopre a casa di Bill un fascicolo riguardante Sookie e la sua famiglia, avendo trovato prove della colpevolezza di Bill torna in Mississippi da Russell, portando con sé Tara, da cui pare essere ossessionato. Jason decide di diventare poliziotto e durante una retata ad Hotshot conosce Crystal Norris, di cui si innamora e che in seguito si scoprirà essere una pantera mannara destinata a sposare un membro della sua stessa famiglia. Eric si reca da Russell per salvare Pam, tenuta in ostaggio dal Magister, ormai venuto a conoscenza dei traffici illegali di sangue. Il compagno di Russell, Talbot, mostra ad Eric l'antica collezione di cimeli del suo creatore e tra essi vi è la corona del padre di Eric, barbaramente assassinato dai licantropi.
Anche Sookie finisce davanti a Russell, deciso a scoprire cosa sia in realtà la ragazza e come mai Sophie-Anne e Bill siano interessati a lei. Nel frattempo il vampiro viene condotto nei sotterranei con l'ordine di essere ucciso per mano di Lorena, la sua creatrice. Tara e Sookie riescono a scappare e Sookie arriva in tempo per impedire a Lorena di uccidere Bill. Sookie dopo una dura lotta, uccide Lorena e assieme ad Alcide e Tara fugge dalla dimora di Russell. Sookie cerca di salvare Bill facendogli bere il suo sangue ma il vampiro perde il controllo e finisce col dissanguarla portandola ad un passo dalla morte. Tara e Alcide la portano in ospedale: le condizioni di Sookie sono critiche anche perché la ragazza sembra non avere gruppo sanguigno. Bill si reca in ospedale per salvare Sookie con il suo sangue e la ragazza riprende conoscenza. Entrambi però capiscono che la loro storia non ha futuro e Bill lascia Sookie temendo di metterla nuovamente in pericolo.
In Mississippi Eric uccide Talbot, essendo la persona più vicina al cuore di Russell, intenzionato più che mai a vendicare il massacro della sua famiglia. Il vampiro devastato dal dolore perde il controllo e dichiara guerra al mondo degli umani, sconvolgendo tutti con una raccapricciante comparsa televisiva. Bill continua a proteggere Sookie da Russell e da un gruppo di licantropi capitanati da Debbie, che è decisa ad uccidere la ragazza dopo la morte del suo fidanzato Cooter. Sookie e Bill riescono a salvarsi e si riconciliano. Infine Bill confessa a Sookie cosa lei è in realtà: una fata. Eric nel frattempo si prepara al peggio, sentendo la vendetta di Russell incombere su di lui, e durante un incontro con Sookie al Fangtasia i due si baciano per la prima volta. Pam non si arrende al fatto che Eric si lasci uccidere da Russell e cerca di convincerlo ad usare Sookie per salvarsi. Eric non vuole cederla ma accetta di coinvolgerla in un piano che metterebbe fine alla vita di Russell una volta per tutte. Con la complicità di Bill e tenendo Sookie all'oscuro di tutto, riescono a far credere a Russell che il sangue di fata abbia il potere di far camminare i vampiri alla luce del sole. Eric è pronto a lasciarsi morire assieme a Russell ammanettandosi a lui alla luce del sole ed il piano sembra riuscire. Sookie però non accetta la decisione di Eric e corre a salvarlo.
Eric ha dei ripensamenti su Russell, una visione di Godric cambia i suoi piani ed escogita un modo per farlo soffrire per l'eternità. Assieme a Bill si reca in un posto abbandonato e qui seppellisce Russell nel cemento. Bill spinge anche Eric nel cemento e torna da Sookie dicendogli che ha dovuto uccidere Eric per proteggerla. Un attimo dopo compare Eric sulla porta rivelando a Sookie la verità su Bill e dicendole che ha cercato di ucciderlo per metterlo a tacere. Sookie viene a conoscenza del fatto che Bill fosse stato mandato dalla regina per trovarla e di come in seguito l'abbia spinta tra le sue braccia con l'inganno. Sookie è sconvolta e inorridita così revoca l'invito a Bill intimandogli di non avvicinarsi mai più a lei, allontanando anche Eric. La ragazza è decisa più che mai a riprendersi la sua vita e stare lontana dal mondo dei vampiri.

domenica 27 novembre 2011

C. Magris - Scrivere


"Scrivere è trascrivere. Anche quando inventa, uno scrittore trascrive storie e cose di cui la vita lo ha reso partecipe: senza certi volti, certi eventi grandi o minimi, certi personaggi, certe luci, certe ombre, certi paesaggi, certi momenti di felicità e disperazione, tante pagine non sarebbero nate".

sabato 26 novembre 2011

. . . L'angelo dei bambini . . .

Racconta una antica leggenda che un bambino che stava per nascere disse a Dio:
Mi dicono che mi stai per mandare sulla terra però come vivrò così piccino e indifeso come sono?
Tra molti angeli ne ho scelto uno per te, che ti sta aspettando e avrà cura di te.
Però dimmi: qui nel cielo non faccio altro che cantare e sorridere; questo basta per essere felice.
Il tuo angelo ti canterà, ti sorriderà tutti i giorni e tu sentirai il suo amore e sarai felice.
Ma che farò quando vorrò parlare con te?
Il tuo angelo ti unirà le manine e ti insegnerà il cammino perché tu possa avvicinarti a me, benché io ti sarò sempre a fianco.
In quell'istante, una grande pace regnava nel cielo però già si udivano voci della terra e il bambino premuroso ripeteva soavemente:
Dio mio se già me ne devo andare, dimmi il suo nome... come si chiama il mio angelo?
Il suo nome non importa, tu la chiamerai "mamma".

Fonte: Il Web

True blood - Stagione 2

La seconda stagione si basa principalmente sugli avvenimenti raccontati nel romanzo Morti viventi a Dallas, seppur con notevoli cambiamenti. La serie inizia con il ritrovamento di un cadavere, questo avvenimento permette a Tara di avvicinarsi alla misteriosa Maryann, che le ha offerto generosamente il suo aiuto. Sookie e Bill vivono tra alti e bassi la loro relazione, nonostante la presenza di Jessica, Sam assume una nuova cameriera di nome Daphne, Jason, ancora turbato per la morte di Amy, decide di entrare a far parte della Compagnia del Sole, mentre Lafayette viene tenuto prigioniero in uno scantinato da Eric, a causa dei suoi traffici illeciti di V. Dopo un litigio con Bill, a causa di Jessica, Sookie si avventura da sola nei boschi, dove viene gravemente ferita da una misteriosa creatura. Portata tempestivamente al Fangtasia viene curata e salvata in extremis. Dopo essersi ristabilita Sookie scopre che l'amico Lafayette è tenuto prigioniero da Eric Northman, che in cambio della sua libertà e come pegno per avergli salvato la vita, le chiede di recarsi a Dallas per indagare sulla scomparsa del millenario vampiro Godric, sceriffo dell'Area 9. Mentre Bill, Sookie ed Eric sono a Dallas, Tara si è stabilita a casa Maryann e stringe una relazione con l'affascinante Eggs, ma proprio Maryann si rivela essere una soprannaturale menade che getta Bon Temps nel caos, manipolando tutti gli abitanti.
Nel frattempo Jason sta iniziando l'addestramento alla Compagnia del Sole, dove ha modo di conoscere il capo della chiesa Steve Newlin e sua moglie Sarah, invece Jessica inizia una romantica relazione con l'umano Hoyt Fortenberry. A Dallas Sookie, Bill ed Eric si incontrano con i tenenti di Godric, Isabel e Stan, per decidere come muoversi nelle ricerche dello sceriffo dell'Area 9. Al fine di evitare una guerra tra i vampiri e i membri della Compagnia del Sole, Sookie si propone di infiltrarsi all'interno della chiesa per scoprire che fine abbia fatto Godric. Ma quando Sookie è in pericolo, dopo essere stata smascherata, Bill si ritrova impossibilitato ad aiutarla a causa dell'arrivo in città di Lorena, la sua creatrice, invitata da Eric con l'intento di allontanare Bill da Sookie, essendo da tempo interessato ad avere la ragazza per sè.
Sookie viene tempestivamente salvata da un tentativo di violenza proprio da Godric, che scopriamo non essere stato rapito dalla congregazione. Lo sceriffo di Dallas infatti aveva deciso di consegnarsi di sua spontanea volontà, credendo erroneamente che il massacro di vampiri si sarebbe concluso con la sua morte. Nell'intento di scappare Sookie ed Eric vengono catturati dai membri della Compagnia, ma quando la situazione sembra mettersi male arriva Bill a salvare Sookie. Anche lui però viene fermato dai membri della congregazione. Provvidenziale l'intervento di Jason, che resosi conto della reale natura della Compagnia, permette a Sookie di liberare Eric dalle catene che lo tenevano prigioniero. Nella Chiesa sopraggiunge un gruppo di vampiri, capitanati da Stan, pronti a scatenare un guerra tra vampiri ed umani, ma Godric appare cercando di portare la pace tra le due specie. I vampiri sotto ordine di Godric si ritirano lasciando liberi gli umani ma il reverendo Newlin appare determinato a non arrendersi facilmente. Manda un gruppo di umani a compiere un attentato nella casa di Godric, dove in quel momento si trovano anche Sookie, Bill, Eric e Jason. Sarà proprio Luke McDonald, amico di quest'ultimo, a sacrificarsi per la folle causa di Newlin, facendosi esplodere e compiendo un massacro di umani e vampiri. Eric si getta su Sookie proteggendola ma viene colpito da alcuni proiettili d'argento inseriti nell'ordigno esplosivo. Con uno stratagemma convince Sookie ad estrarli e la ragazza finisce col bere il suo sangue. Questo fa in modo che Sookie sviluppi un'attrazione per lui che saprà sempre dove trovarla nei momenti di necessità. Bill furioso giura vendetta al vichingo, avendo ormai capito quanto sia determinato ad averla per sè. Successivamente Godric, stanco della sua vita millenaria, decide di suicidarsi esponendosi ai raggi del sole, sotto gli occhi di Sookie e di Eric, disperato per la morte del suo creatore.
Tornati a Bon Temps, Sookie, Bill e Jason, trovano la città completamente sconvolta dall'influsso di Maryann. La menade ha praticamente sotto controllo tutti gli abitanti della città, con l'unico scopo di trovare Sam, con cui ha avuto dei trascorsi in passato, per sacrificarlo al suo Dio. Mentre Bill si reca a colloquio con la regina della Louisiana, per chiederle consiglio su come uccidere una menade, Sookie rimane in città cercando di salvare i suoi amici dal controllo di Maryann. Ma quando il delirio della menade la porta ad organizzare un matrimonio con il suo Dio, con annesso il sacrificio di Sam, sarà proprio il mutaforma ad ucciderla strappandole il cuore con uno stratagemma. Tornata la tranquillità in città, Bill decide di fare una sorpresa a Sookie invitandola a cena fuori per una serata romantica. Sookie non sa che Bill ha intenzione di chiederla in sposa, e quando le fa la fatidica proposta, non sa cosa rispondergli e si allontana qualche minuto in preda alla confusione. Quando ritorna da lui, decisa a diventare sua moglie, scopre che il vampiro è stato rapito.

giovedì 24 novembre 2011

Ciro Perna - Il battito del cuore

C'è un suono che fa tremare qualsiasi persona . . . ed è ascoltare il battito del proprio cuore . . . Puoi dominare o ignorare qualsiasi sentimento: amicizia, ansia, paura, felicità . . . ma non puoi soffocare un'emozione perchè non ha una ragione.

True Blood - Stagione 1

Una serie forse abbastanza originale, infatti abbiamo gli esseri umani e i vampiri che possono vivere assieme pacificamente, grazie ad un'invenzione rivoluzionaria di una ditta farmaceutica giapponese: il Tru Blood, uno speciale tipo di sangue sintetico che può soddisfare i bisogni fisiologici dei vampiri.A parte qualche libera licenza, la prima stagione si basa principalmente sugli avvenimenti raccontati nel romanzo Finché non cala il buio. La prima stagione ruota attorno alla relazione tra Sookie e Bill, con le difficoltà del caso a fare accettare il loro rapporto alla comunità, specialmente quando una serie di omicidi scuote la tranquillità di Bon Temps. I sospetti della polizia riguardo agli omicidi di Maudette Pickens e Dawn Green erano ricaduti sul fratello di Sookie, Jason e su Bill. Per scagionarli, Sookie inizia ad indagare negli ambienti dei vampiri, indagini che la portano al Fangtasia, un locale gestito da vampiri, dove ha modo di conoscere il potente Eric Northman, sceriffo dell'Area 5, e la sua progenie Pam. Dopo gli omicidi, Jason diventa dipendente dal sangue di vampiro, venduto come droga, e inizia una relazione con la tossicodipendente Amy. Il misterioso serial killer continua a mietere vittime, tra cui l'amata nonna di Sookie e Jason e la fidanzata di Jason, Amy. La prima stagione racconta anche il rapporto di amicizia tra Sookie e il suo capo Sam Merlotte, e il rapporto di Sam con la migliore amica di Sookie, Tara; inoltre viene analizzato il rapporto problematico tra quest'ultima e l'alcolizzata madre. Tara vive una vita molto caotica, diffidente e scontrosa con tutti ha però il sostegno di Sookie e suo fratello Jason, di cui è infatuata fin da ragazzina. Lui però pare non accorgersi del sentimento della ragazza, che considera una sorella acquisita. Anche Sam vive una situazione di amore non corrisposto verso Sookie, che è sempre più presa dalla sua storia con il vampiro Bill. In un momento di comune sconforto Tara finisce col fare l'amore con Sam e successivamente iniziano una relazione destinata però a fallire come tutti i rapporti intrapresi dalla ragazza. In seguito si lascia convincere da sua madre a compiere un esorcismo per essere libera dal "demone" che porta dentro di sé e che la spinge ad allontanare tutte le persone che provano ad entrare in contatto con lei. In seguito scopre che la donna a cui si erano rivolte sia lei che sua madre per essere esorcizzate, non è altri che una truffatrice. Questa ennesima delusione la spingerà verso un futuro sempre più cupo e incerto. Un altro personaggio di cui vengono raccontate le vicende è Lafayette, cuoco gay del Merlotte's e cugino di Tara che vive prostituendosi e spacciando sangue di vampiro.
Per salvare la vita a Sookie, Bill è costretto suo malgrado ad uccidere un altro vampiro, questo lo porta ad essere giudicato e punito a dover vampirizzare un'innocente ragazza, Jessica Hamby di cui diventerà il mentore. Nel frattempo Sookie scopre il segreto di Sam, egli è mutaforma che può assumere le sembianze di animali. Alla fine della stagione si scopre che il misterioso serial killer non è altri che Rene, il fidanzato di Arlene, collega e amica di Sookie. L'uomo uccideva le sue vittime spinto dal suo odio per le vampirofile, donne legate ai vampiri. Sookie stessa scampa dalle grinfie di Rene, e dopo una estenuante lotta riesce a salvarsi uccidendolo. Jason viene scagionato da tutte le accuse e trova una nuova ragione di vita nella "Compagnia del Sole", un movimento religioso antivampiri a cui si unisce. Tara, dopo aver concluso il suo problematico rapporto con la madre, trova ospitalità dalla misteriosa Maryann. Quando sembra che Sookie e Bill possano vivere con tranquillità il loro rapporto, un cadavere viene trovato nella macchina del detective Andy Bellefleur posteggiata fuori dal Merlotte's.
Che dire, francamente all'inizio della stagione mi ero un pò illuso, perche la storia stentava a decollare, sopratutto nei primi due episodi, ma alla fine devo dire che non è affatto male. Da vedere assolutamente

The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1

Penultimo appuntamento con la conclusione di Twilight, in questo capitolo cinematografico vediamo Isabella Swan e Edward Cullen si sposano, mormorano i loro sì in sordina durante una cerimonia tradizionalmente elegante, che per una volta riunisce tutti, umani e non, Jacob compreso. Il viaggio di nozze in Brasile si conclude con una gravidanza inaspettata, per un verso miracolosa (il padre è un non morto), per l'altro pericolosa, per il ritmo di crescita del feto e il rischio a cui è sottoposta la madre. Se Bella non sente ragioni e vuole tenere il bambino, Edward e molti della sua famiglia vorrebbero invece dissuaderla.
Sulla saga della Bella e delle bestie la Meyer ha versato fiumi d'inchiostro, solo "Breaking Dawn" conta più di 700 pagine, ma occorre essere onesti e dare al cinema il merito di aver senza dubbio migliorato la carta, che quanto a stile lascia a dir poco a desiderare. Per il capitolo finale, la regia passa a Bill Condon, che non fa sfoggio di virtuosismi ma bada alla storia e traghetta quelli che solo due anni fa erano liceali ai primi sospiri verso un'età improvvisamente adulta, fuori dalla famiglia d'origine dentro una famiglia creata in autonomia e antropologicamente mutata.
Nonostante l'apertura sulla cerimonia (la sequenza peggiore del film), la vicenda non rinuncia certo al triangolo e anzi lo estende al massimo (con Edward e Jacob uniti nella pratica ginecologica) fino a fargli mutare forma, nel finale. Se negli altri film il melodramma di base s'ibridava volentieri con il teen movie o l'action, qui è l'horror che fa capolino, nelle crude scene della gravidanza della protagonista, minacciata di morte dall'interno del proprio corpo, spolpata ben oltre il limite dell'anoressia grave perché la fiaba di Biancaneve possa compiersi al contrario e il morso, anziché il bacio, possa portare la salvezza e la floridezza attraverso la veglia eterna.
Lei, è vero, è giovanissima, lui teoricamente centenario, ma la verità è che a questo livello di cose l'età non conta, e forse quanti anni hanno i suoi due pupilli non se lo ricordava nemmeno la Meyer: sono fuori dal tempo, esseri ridotti ad archetipi. Ma non è un bene. Che questo capitolo, infatti, sia probabilmente migliore del precedente o certamente migliore del precedente del precedente è una verità relativa, perché tutto è corrotto dal vizio capitale della saga: l'ansia di non dispiacere a nessuno. Dal vestito da sposa di Bella, che non può deludere le fan, alle scene della consumazione, che non possono quasi esistere (pena la scure del divieto ai minori), un film dopo l'altro, l'operazione Twilight si è infilata in un tunnel in cui la ricerca del consenso ha divorato la possibilità di dare al prodotto una personalità cinematografica originale e il disturbante (stiamo pur sempre parlando di vampiri) ha lasciato il posto all'ordinario.

World of Warcraft - P.T.R. 4.3


Ecco gli screen shot della 4.3 in anteprima, durante le ore di gioco fatte nel server test. Cliccate nei link sottostanti



martedì 22 novembre 2011

Henry Wadsworth Longfellow - Nessuno è povero


Nessuno è tanto povero da non avere niente da dare... Sarebbe come se i ruscelli di montagna dicessero di non avere nulla da dare al mare, perché non sono fiumi. Dà quello che hai; per ciascuno può essere di più di quanto tu creda.

La vita segreta di una teenager americana - Stagione 3

Stagione abbastanza monotona, con temi ricorrenti e poco interessanti, comunque in questa stagione vediamo Ben che si reca a New York dove c’è Amy che segue un corso di corno francese: le dice cosa è successo e la ragazza si mette a piangere. Dopo un pensiero iniziale di aborto la madre adottiva di Ricky convince Adrian a tenere la bambina. Ben propone a Adrian di sposarlo. Ashley ha un nuovo fidanzato, Grant, cugino di Griffin (Griffin è il migliore amico di Ashley ed è Gay): Grant diventerà quello di Grace. Ashley invece vorrà fare sesso con Ricky, ovviamente lui rifiuterà. Ashley lascia la scuola per studiare da privatista e si diploma in anticipo. La madre naturale di Ricky esce di prigione e si fidanza con una ragazza: tutti rimangono stupiti ad eccezione di Amy. I genitori di Amy e Ashley hanno delle relazioni. Ben e Adrian si sposano. Ricky e Amy tornano insieme e pensano di rifare sesso. Adrian ha dei dubbi sulla gravidanza. Amy, invece, non ha nessun dubbio su Ricky. Adrian partorisce una bambina morta: tutti sono in lacrime.

lunedì 21 novembre 2011

Anonimo - Camminare


Cammina con a chi vuoi bene, ma non gli camminare mai davanti perché non ti accorgeresti se per caso si fermasse per qualche difficoltà . . . Non stargli mai dietro, perché nei momenti più felici non riusciresti a vedere la gioia sul suo volto e nei momenti più tristi non vedresti le sue lacrime . . . Camminagli accanto, ma in silenzio, in modo che la tua presenza non diventi un intralcio,ma ricordati che standogli accanto potrai vivere tutte le emozioni che vive e se si dovesse fermare potrai fermarti a soccorrerlo . . . Non essere mai un peso per chi ti vuole bene,ma una felice compagnia nel cammino della sua vita.

domenica 20 novembre 2011

Lezioni di cioccolato 2

Dopo la bellezza del primo capitolo, non potevo non vedere il seguito . . . atteso, ma francamente anche inaspettato, dato che mi sono reso conto della sua uscita praticamente a giochi ormai fatti . . . comunque sono andato al cinema con i migliori presupposti e alla fine posso aggiungere che la trama, cast e tutti gli ingredienti sono stati all'altezza del primo film . . . possiamo subito dire, in riferimento alla trama che le strade di Mattia e Kamal hanno preso direzioni diverse: l'uno é tornato all'edilizia ma senza ottenere grandi appalti, l'altro ha aperto la tanto agognata cioccolateria senza però vedere l'ombra di un cliente. Ma i due ex amici sono destinati ad incrociarsi di nuovo. Kamal ha in mente un nuovo progetto sul cioccolato e Mattia, stanco dell'edilizia, vuole assolutamente farne parte, anche a costo di doversi fingere nuovamente egiziano. Kamal però non si fida e non ne vuole sapere, soprattutto ora che sua figlia Nawal è tornata da un periodo di studi all'estero e l'ultima cosa che vuole è che incontri uno sciupafemmine come Mattia. Le cose però non tarderanno a complicarsi e, tra 
equivoci e colpi di scena, sarà ancora una volta il cioccolato a sciogliere tutti i nodi. Un film consigliatissimo per tutta la famiglia.

Jack Folla - La donna

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
"Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?"
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse".

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l'aspetti...

La vita segreta di un teenager americana - Stagione 2

La Seconda stagione de ‘’La vita segreta di una teenager americana’’ non è ricca come la prima e per questo anche meno seguita. Anne ha un bambino con suo marito, Robin. Amy si pente di aver fatto sesso con Ricky quella sera ma per la milionesima volta, ora però non sa come farà con gli studi. Ben ha una storia a Bologna con Maria. Grace e Jack finalmente fanno sesso e questo peggiora tutto, quando lo viene a sapere il padre di Grace muore: sua madre successivamente si sposerà con un altro. George e Anne Juergens divorziano. Ma il punto ‘’Clou’’ della stagione è l’episodio Il Ballo, quando Ben e Adian fanno sesso dopo che Ben viene rifiutato da Amy. Mentre Adrian parla con Ashley, sorella di Amy, della pillola scopre di avela cambiata e di conseguenza di essere rimasta incinta. I genitori di Adrian si sposano e vivono tutti insieme. Ora mi appresto a vedere la terza stagione, speriamo sia interessante da vedere e non ripetitiva come molte serie tv di lungo corso.

venerdì 18 novembre 2011

Anonimo - Domani potrebbe essere troppo tardi


Se sei arrabbiato con qualcuno, e nessuno dei due fa nulla per sistemare le cose . . . fallo tu.
Può darsi che oggi questa persona voglia ancora essere tua amica, e se non fai qualcosa, forse domani potrebbe essere troppo tardi.
Se sei innamorato di qualcuno, però questa persona non lo sa . . . diglielo.
Magari oggi anche questa persona è innamorata di te, se non glielo dici oggi, può darsi che domani sia troppo tardi. Se muori dalla voglia di dare un bacio a qualcuno . . . daglielo.
Forse anche questa persona vorrebbe avere un tuo bacio, e se non glielo dai oggi, può darsi che domani sia troppo tardi.
Se ami ancora una persona che credi ti abbia dimenticato . . . diglielo.
Forse questa persona ha sempre continuato ad amarti, e se non glielo dici oggi, forse domani sarà troppo tardi. Se hai bisogno dell'abbraccio di un amico . . . chiediglielo.
Magari lui ne ha bisogno ancora più di te, e se non glielo chiedi oggi, forse domani sarà troppo tardi.
Se hai degli amici che apprezzi veramente . . . diglielo. Forse anche loro ti apprezzano,
e se lasci che se ne vadano, o che si allontanino da te, forse domani sarà troppo tardi.
Se vuoi bene ai tuoi, e non hai mai avuto l'opportunità di dimostrarglielo . . . fallo.
Oggi sono lì con te, e puoi ancora dimostrarglielo, ma se se ne andassero... domani potrebbe essere troppo tardi.
Fonte:Dal Web

Daybreakers - L'ultimo vampiro

Nel 2019 un' epidemia ha trasformato la maggior parte degli esseri umani in vampiri, riducendo la percentuale di esseri umani normali al 5%: molti dei non contagiati vengono tenuti in vita come riserve di sangue, mentre i pochi esseri umani ad essere ancora liberi sono costretti a spostarsi di continuo fuggendo dalle unità speciali per la caccia agli umani. I vampiri hanno preso il posto della società umana:vivono e lavorano di notte,per gli spostamenti diurni si servono di speciali automobili, bevono caffé mescolato a sangue. Ma il crescente fabbisogno di sangue inizia a scatenare feroci scontri per il suo approvvigionamento: in tutto il mondo avvengono sommosse contro i governi ritenuti colpevoli di non trovare una soluzione alla sempre maggiore richiesta di sangue. La situazione è al limite, i vampiri protestano e manifestano per via della fame: le scorte di sangue umano non bastano più a soddisfare la popolazione dei vampiri che senza l'apporto dell' unico nutrimento inizia a subire una metamorfosi, diventando dei mostri. Un gruppo di scienziati viene incaricato di creare un surrogato artificiale al prezioso nutrimento al fine di salvare la razza dominante, tra loro il ricercatore Edward, un vampiro che si rifiuta di bere sangue umano; quest'ultimo guidato dal proprio istinto e dall'incontro con un gruppo di umani ribelli, e grazie anche all'incontro con Elvis (un vampiro tornato ad essere un umano), cercherà la cura all'epidemia. Ma il percorso per la salvezza è tutto in salita ed il potente capitalista del sangue Charles Bromley, aiutato dall'esercito, cercherà di far fallire i loro progetti.

#302 - Il delitto perfetto

Francamente l' immagine in copertina non mi ispirava molto, o almeno non rappresenta molto la storia che il lettore si appresta a leggere per intero, ma solo una parte di essa . . . forse . . . detto questo, analizziamo questo albo da punto di vista generale, dicendo subito che nell'albo si divulgata su Internet la notizia che Dylan Dog è stato sorpreso con una pistola fumante in mano di fronte al corpo senza vita di un giornalista, Mark Question, che spesso aveva scritto parole di disprezzo per il caro Dylan. Pian piano la notizia si diffonde nella Rete e i dissapori tra i due vengono subito ritenuti un ottimo movente per l'omicidio. Question aveva spesso definito Dylan un "ciarlatano" e si preparava a pubblicare un libro così intitolato. La notizia, alimentata dai fan nei blog e nei forum digitali fa il giro dell'Inghilterra, fino a muovere le televisioni e i giornali di tutta Londra. I fan di Dylan si scervellano per cercare un'ipotesi che scagioni il loro beniamino, ma il diretto interessato dov'è? Bella domanda, per sapere la fine leggetelo. Buona lettura a tutti

giovedì 17 novembre 2011

Dalai Lama - Sorriso


Quando sorridi, il tuo sorriso fà del bene a te, ma anche a chiunque ti veda mentre sorridi.

. . . La ciotoloa del nonno . . .

C'era una volta un vecchio che non ci vedeva più, non ci sentiva più e le ginocchia gli tremavano. E quando era a tavola non poteva tener fermo il cucchiaio e faceva cadere la minestra sulla tovaglia, e qualche volta gliene scappava anche dalla bocca. E la moglie del suo figliolo se n'era schifita; ed anche il suo figliolo. Sicchè alla fine non lo vollero più a tavola con loro. Il povero vecchio doveva star seduto al canto del camino, e mangiava un poco di zuppa in una scodella di terra. Un giorno, siccome le sue mani tremavano, tremavano, ecco la scodella gli cadde per terra e si ruppe in due o tre pezzi. Allora sì che la nuora gliene disse! E il povero vecchio non rispose nulla, e chinò il capo e sospirò. Gli comprarono una ciotola di legno, e gli dissero. - Codesta non la romperete. Quella sera il suo figliolo e la nuora videro il loro bambino che giocava e raccattava i cocci della scodella. - Che fai costì? - gli disse suo padre. - Riappiccico la scodella per dar da mangiare a babbo e mamma, quando sarò grande. E il babbo e la mamma si guardarono negli occhi, poi si misero a piangere, e ripresero il nonno a tavola con loro, e d'allora in poi lo trattarono bene.

Dexter - Stagione 4

Ed eccoci alla quarta stagione, penultima in italiano almeno per ora . . . ed il nostro Dexter mette su famiglia nel vero senso della parola, infatti Harrison, il figlio di Dexter, è nato, sconvolgendo non poco la sua routine e quella di Rita. Frank Lundy, oramai in pensione, è tornato a sorpresa a Miami per indagare personalmente sul Trinity Killer, un serial killer che uccide sempre tre vittime in serie: una giovane donna in una vasca da bagno, una madre di due figli in un apparente suicidio, e un padre di due figli bastonato a morte. Debra inizia a lavorare di nascosto al caso insieme a Lundy, e questa situazione li porta a riaccendere la loro vecchia relazione, finché qualcuno non spara misteriosamente ad entrambi, uccidendo lui e ferendo lei. Nel frattempo, LaGuerta e Batista hanno iniziato una relazione segreta e, per paura di perdere il proprio lavoro, decidono di sposarsi. Dexter scopre la vera identità di Trinity: è un uomo di nome Arthur Mitchell, all'apparenza un tranquillo uomo di mezz'età votato alla famiglia e alla religione. Dexter inizia a frequentarlo e scopre che l'uomo ha una figlia illegittima, Christine Hill, una giornalista che ha da poco iniziato una relazione con Joey Quinn, la quale si rivela essere la misteriosa persona che - per proteggere il padre dalla polizia - ha sparato a Lundy e a Debra. Le ricerche di Dexter lo portano inoltre a pensare che in realtà la serie di omicidi di Arthur sia non di tre, ma di quattro vittime per volta, e che inizi sempre con il rapimento e l'omicidio di un bambino di dieci anni. Dexter riesce a localizzare il bambino che Arthur tiene imprigionato in quel momento e lo salva appena in tempo. Debra scopre la vera identità di Christine, ma è costretta a rilasciarla per mancanza di prove. In seguito la ragazza confessa e si suicida di fronte ai suoi occhi. Inoltre Debra - che aveva iniziato ad indagare sulle informatrici del padre - scopre finalmente che Dexter è il fratello di Brian Moser, Il Killer del Camion Frigo. Alla fine Dexter rintraccia Arthur, lo cattura e lo uccide..e la serie si conclude, come l'inizio delle vicende di Dexter . . . della serie che la vita è una ruota . . . non vi specifico come in particolare, ma vi lascia il dubbio e la voglia di vedere la quinta stagione.

mercoledì 16 novembre 2011

. . . La telefonata . . .

Una sera ho ricevuto una telefonata da un caro amico.
Mi ha fatto molto piacere la sua telefonata e la prima cosa che mi ha chiesto è stata: “Come stai?” Non so perché gli ho risposto: “Mi sento molto solo”
“Vuoi che parliamo?” Mi disse.
Gli ho risposto di si, e mi ha subito detto: “Vuoi che venga a casa tua?”
Io ho risposto di si. Depose la cornetta del telefono e in meno di 15 minuti, lui stava già bussando alla mia porta. E così io gli ho parlato per molte ore di tutto, del mio lavoro, della mia famiglia, della mia fidanzata, dei miei dubbi e lui sempre attento mi ascoltava.
E così si è fatto giorno, mi sentivo rilassato mentalmente, mi ha fatto bene la sua compagnia, soprattutto il suo ascolto, mi sono sentito sostenuto e mi ha fatto vedere i miei sbagli. Mi sentivo molto bene e quando lui si è accorto che mi sentivo meglio, mi ha detto: “Bene, ora me ne vado, perché devo andare al lavoro” Io mi sono sorpreso e gli ho detto: “Perché non mi hai avvisato che dovevi andare al lavoro? Guarda che ora è, non hai dormito niente, ti ho tolto tutto il tempo questa notte” Lui ha sorriso e mi disse: “Non c’è problema, per questo ci sono gli amici!” Mi sono sentito molto felice e orgoglioso di avere un amico così.
L’ho accompagnato alla porta di casa e mentre lui camminava verso l’auto gli ho gridato da lontano: “Ora è tutto a posto, ma perché mi hai telefonato ieri sera così tardi?” Lui ritornò verso di me e mi disse a voce bassa che desiderava darmi una notizia, ed io gli ho chiesto: “Cos’è successo?” Mi rispose: “Sono andato dal dottore che mi ha detto di essere molto malato” Io rimasi muto …. ma lui mi sorrise e mi disse: “ Ne riparleremo, ti auguro una bella giornata”
Si è girato e se ne è andato. Mi è servito un po’ di tempo per rendermi conto della situazione e mi sono chiesto più volte: perché quando lui mi ha chiesto come stavo, io mi sono dimenticato di lui ed ho solo parlato di me? Come ha avuto la forza di sorridermi, di incoraggiarmi, di dirmi tutto quello che mi ha detto, stando in quella situazione? Questo è incredibile!
…. Da quel momento la mia vita è cambiata.
Ora sono meno drammatico con i miei problemi e godo di più per le cose belle della vita. Adesso dedico il giusto tempo alle persone a cui voglio bene …. Auguro loro che abbiano una bella giornata e ricordino che: “ Colui che non vive per servire … non serve per vivere …”
La vita è come una scala, se tu guardi in alto, sarai sempre l’ultimo della fila, ma se tu guardi in basso, vedrai che ci sono molte persone che desidererebbero essere al tuo posto. 

Fonte: Dal Web

lunedì 14 novembre 2011

. . . Quanto è piena la vostra vita . . .

Un professore di filosofia se ne stava seduto davanti alla sua classe. Sulla sua cattedra aveva appoggiato alcuni oggetti. Quando la classe si zittò prese un grande barattolo vuoto di maionese e lo iniziò a riempire di palline da golf. Poi chiese agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi risposero di sì.
Il professore, allora, prese un barattolo di ghiaia, lo rovesciò nel barattolo di maionese e lo scosse leggermente, finché i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti, tra le palline da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi concordarono che lo era.
Il professore prese, poi, una scatola di sabbia e la rovesciò nel barattolo; la sabbia, ovviamente, si sparse ovunque all’interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e gli studenti risposero con un unanime sì.
Il professore, quindi, estrasse due bicchieri di vino da sotto la cattedra e rovesciò, nel barattolo, il vino, che andò a riempire gli spazi vuoti lasciati dalla sabbia. Gli studenti risero.
«Ora – disse il professore non appena la risata si fu placata – voglio che consideriate questo barattolo come la vostra vita. Le palle da golf sono le cose importanti: la vostra famiglia, i vostri bambini, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni, le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena. I sassolini sono le altre cose importanti: il vostro lavoro, la casa, l’automobile. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose. Se voi mettete nel barattolo, per prima, la sabbia non ci sarà spazio per le palle da golf e nemmeno per la ghiaia. La stessa cosa vale per la vita: se spendete tutto il vostro tempo, tutte le vostre energie, nelle piccole cose non avrete più spazio per le cose importanti. Prima di tutto, dunque, prendetevi cura delle palle da golf, delle cose che contano davvero. Fissate delle priorità. Tutto il resto è sabbia».
Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il vino.
Il professore sorrise:
«Sono felice che tu me l’abbia chiesto! Volevo solo mostrarvi che, per quanto piena possa sembrare la vostra vita, ci dovrà essere sempre spazio per un paio di bicchieri di buon vino con un amico...».

Fonte: Il Web

sabato 12 novembre 2011

Silvana Stremiz - Ci sono


Ci sono vuoti che le parole colmano, 
altri che le parole scavano.
Ci sono silenzi che
sono un dono
altri che uccidono
che non hanno senso.

Ci sono parole giuste
parole sbagliate
parole dette o taciute
per non fare del male.
Parole attese, sospirate.

Ci sono parole...
Ci sono silenzi...
Un "ci sono" mancato
un "mi dispiace" non pronunciato.
Un "sospeso" non colmato.

Ci sono silenzi che attendono
l'arrivo di una spiegazione
per poter spegnere il tormento
di quei perché senza senso.

Diario di un Guerriero - Capitolo 2

Accennando un timido sorriso di gioia impugno quella vecchia spada. La mia mente non può che vagare nei ricordi che essa ancora mi suscita.
Vengo catapultato direttamente all'inizio dell'addestramento . . . Seduto ancora sul carro che mi stava portando al campo di formazione.
Appena i cavalli si fermarono scesi con un balzo e mi misi subito in fila di lato al mio compagno. Dopo poco arrivò il capitano delle truppe e inizio a squadraci uno per uno . . . Dopo averci chiesto i nomi ci ordinò di prendere l'arma che più ci piaceva ricordandoci che sarebbe stata la prima di una lunga serie.
Appena arrivati al casotto degli armamenti non riuscii a distogliere lo sguardo da quella spada: era bellissima!
Una lama perfetta e luccicante...La impugnai e tornai dall'istruttore dicendogli che sceglievo quella.
Lui sorrise e mettendomi una mano sulla testa disse: 


“La stessa che scelsi io. Con lei diventerai un grande guerriero, lo capisco dal tuo sguardo!!”.

 
Guardando i miei compagni rimasi un pò spiazzato nel vedere che ognuno aveva scelto un’arma differente: chi un arco, chi dei pugnali e chi delle staffe.
Ma i miei pensieri si fermarono nel momento in cui venimmo assegnati ai nostri rispettivi istruttori.
Non ricordo molto bene chi fosse il mio, ormai gli anni sono molti, però ricorderò sempre le prime lezioni, i giorni passati ai manichini ad insegnarmi le tecniche e le mosse migliori. Poi le prime missioni, semplici e immediate, come giusto che sia. La cosa che mi sconvolgeva di giorno in giorno era il mio corpo che cambiava: i muscoli che crescevano e la mia forza che aumentava!
Fino a che il campo di addestramento terminò. Le risa con i compagni lasciarono il posto alla fatica di scoprire il mondo, pellegrinare da un avamposto all'altro per scoprire sempre di più sulla mia classe...Per scoprire sempre di più il guerriero che alberga nel mio animo.

venerdì 11 novembre 2011

I Soliti Idioti - Il Film

Dopo il successo ottenuto con le tre serie della sketch comedy televisiva e il tour teatrale, il duo Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli approda sul grande schermo con la versione cinematografica de I soliti idioti. Nel film, Ruggero, padre autoritario, volgare e disonesto, trascina Gianluca, ragazzo dall'animo sensibile, amante dell'arte e della tecnologia, in situazioni rocambolesche per far assaporare al figlio la "vita vera" e farlo crescere a modo suo. Il viaggio sarà accompagnato da alcune tra le coppie di personaggi più amate della serie, che intrecceranno il loro percorso con quello dei due protagonisti.

. . . Il silenzio . . .

Per favore. Lasciatemi, una volta tanto, prendere la parola. Lo so che è paradossale che il silenzio parli. E' contrario al mio carattere schivo e riservato. Però sento il dovere di parlare: voi uomini non mi conoscete abbastanza! Ecco, quindi, qualcosa di me. Intanto le mie origini sono assolutamente nobili.
Prima che il mondo fosse, tutto era silenzio. Non un silenzio vuoto, no, ma traboccante. Così traboccante che una parola sola detta dentro di me ha fatto tutto.
Poi, però, ho dovuto fare i conti con una lama invisibile che mi taglia dentro: il rumore. Ebbene lasciate che ve lo dica subito: non immaginate cosa perdete ferendomi! Il baccano non vi dà mai una mano!
Io, invece, sì. Io sono un'officina nella quale si fabbricano le idee più profonde, dove si costruiscono le parole che fanno succedere qualcosa.
Io sono come l'uovo del cardellino: la custodia del cantare e del volare. Simpatico, no? Io segno i momenti più belli della vita: quello dei nove mesi, quello delle coccole, quello dello sguardo degli innamorati . . . Segno anche i momenti più seri: i momenti del dolore, della sofferenza, della morte. No, non mi sto elogiando, ma dicendo la pura verità.
Io mi inerpico sulle vette ove nidificano le aquile. Io scendo negli abissi degli oceani. Io vado a contare le stelle...
Io vi regalo momenti di pace, di stupore, di meraviglia. Io sono il sentiero che conduce al paese dell'anima. Sono il trampolino di lancio della preghiera. Sono, addirittura, il recinto di Dio!
Ecco qualcosa di me. Scusatemi se ho interrotto i vostri rumori e le vostre chiacchiere. Prima di lasciarci, però, permettete che riassuma tutto in sole quattro parole: Custoditemi e sarete custoditi. Proteggetemi e sarete protetti. Dal vostro primo alleato
Il Silenzio.
Autore: P. pellegrino

giovedì 10 novembre 2011

Anonimo - Un difetto delle donne


Le donne hanno forze che sorprendono gli uomini..
sopportano fatiche e fardelli, ma comprendono la felicità, l'Amore e la gioia.
Sorridono quando vogliono urlare.
cantano quando vogliono piangere.
Piangono quando sono felici, e ridono quando sono nervose.
Combattono per quello in cui credono....
si ribellano all'ingiustizia.
Non accettano un "NO" come risposta, quando credono che ci sia una soluzione migliore.
Rinunciano per far avere di più in Famiglia.
Vanno dal dottore con un'amica spaventata.
Amano incondizionatamente.
Piangono quando i figli vincono e festeggiano quando i loro amici ricevono premi.
Sono felici quando sentono parlare di una nascita o di matrimonio.
I loro cuori si spezzano quando muore un amico.
Stanno in lutto per la perdita di un membro della famiglia, ma sono forti quando pensano che non sia rimasta più forza.
Sanno che un abbraccio ed un bacio possono curare un cuore spezzato.
Di Donne ce ne sono di tutte le forme, misure e colori. Guideranno, voleranno, cammineranno, correranno o ti invieranno una mail per MOSTRARTI quanto tengano a TE.
Il cuore di una donna è ciò che continua a far girare il mondo.
Portano gioia, speranza e amore.
Hanno compassione ed Idee.
Danno supporto morale alla famiglia e agli amici.
Le donne hanno cose vitali da dire e tutto da dare.
Comunque, se c'è un difetto nelle donne è che si . . . dimenticano del loro valore

W. Villa - La Vita


La vita è come una corsa in moto . . . nessuno sa quanta benzina il destino ha messo nel nostro serbatoio...c'è chi nasce con il pieno e chi, senza saperlo, viene al mondo già in riserva...ma che tu abbia il pieno o poche gocce di benzina poco importa, l'importante è andare al massino fino all'ultima goccia.

Diario di un Guerriero - Capitolo 1

La luce della candela illumina con la sua flebile fiamma tutta la stanza.
In questo silenzio, rotto solamente dallo scoppiettare del fuoco, mi tornano in mente i momenti della mia infanzia quando ero semplicemente un ragazzo, troppo vecchio per i giochi e troppo piccolo per l'amore.
Purtroppo il tempo è trascorso inesorabile e nulla può riportarlo indietro.
Ero giovane e volevo solo una cosa: crescere il prima possibile per emulare le gesta dei grandi eroi della storia.
Ma ora vorrei solo tornare giovane e vivere spensierato e felice ogni giorno della mia vita.
Ricordo un giorno, quando in città un forte tumulto iniziò ad agitare tutta la popolazione, i grandi e forti guerrieri dell'esercito cercavano nuove reclute.
Giovani forti e promettenti da schierare tra i loro ranghi per sconfiggere il Lich king e la sua temibile armata.
Io ero giovane e ambizioso andai e mi iscrissi, all'insaputa dei miei genitori, che nulla poterono davanti alla mia decisione.
Da quel giorno in poi non ricordo un solo momento della mia vita in cui ho dormito serenamente.
Ogni giorno dovevo affrontare mille avversità, mille allenamenti per temprare il mio corpo e il mio spirito. Ancora oggi non so perchè feci quella scelta...
So solo che nel mio cuore sentivo di voler aiutare ''la causa'', volevo sconfiggere il ''mostro'' e riportare la pace nella mia terrà.
Volevo semplicemente riportare la serenità nel viso di mio padre e di mia madre.
Assorto in questi pensieri poso la penna ed apro l'armadio dalle mie spalle.
Dentro una custodia di pelle trovo la mia prima spada e non posso che sorride davanti alla semplicità della sua struttura e pensare che un tempo mi sentivo invincibile con quella tra le mani.
Un tempo in cui ero semplicemente una recluta, con mille sogni e mille aspettative...

mercoledì 9 novembre 2011

. . . Come far durare un amore . . .

Una mamma e un bambino stanno camminando sulla spiaggia.
Ad un certo punto il bambino dice: Come si fa a mantenere un amore?” La mamma guarda il figlio e poi gli risponde: “Raccogli un po’ di sabbia e stringi il pugno…”.
Il bambino stringe la mano attorno alla sabbia e vede che più stringe più la sabbia gli esce dalla mano.
“Mamma, ma la sabbia scappa!” “Lo so, ora tieni la mano completamente aperta…”
Il bambino ubbidisce, ma una folata di vento porta via la sabbia rimanente.
“Anche così non riesco a tenerla!” La mamma, sempre sorridendo: “Adesso raccogline un altro po’ e tienila nella mano aperta come se fosse un cucchiaio… abbastanza chiusa da custodirla e abbastanza aperta da lasciarla libera.” Il bambino riprova e la sabbia non sfugge dalla mano ed è protetta dal vento.
“Ecco come far durare un amore…”!
E ricorda: Se possiedi una cosa cui tieni molto, lasciala libera: se torna a te, vuol dire che è tua, altrimenti significa che non lo è mai stata!


Fonte: Dal Web

martedì 8 novembre 2011

. . . L'ho visto . . .

Ero nato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.
Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “ La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010).
Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria.
Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.
Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.

ODORAVA DI DIGNITA'!
Autore: Luca Mazzucco

Il Rosso ed il Nero

Si era seduta dal lato sinistro della tavola, come faceva sempre.
Aveva poggiato il logoro tovagliolo in seta sulle ginocchia e raccolto le posate d'argento, riflettendosi nel metallo azzimato.
Scrollando la chioma fulva aveva sorriso ad un interlocutore immaginario, rilassando la schiena contro l'imbottitura della poltrona.
Un tempo, l'oro ed il carminio ardente erano stati i colori predominanti nell'ormai sterile e desolata sala da ballo: svettavano e si posavano seducenti sulle spalle degli invitati, accogliendoli in un abbraccio sfarzoso.
Un tempo, il suono dell'orchestra avrebbe riempito l'aria, rendendola densa e soffice come la sua vecchia anima.
Un tempo, sua sorella avrebbe varcato la soglia del salone fasciata nell'abito più bello del regno, seducendo naturalmente uomini ed elfi.
Un tempo, lui sarebbe stato lì, con lei.
Ed avrebbero vegliato su tutti loro, come facevano sempre.
Una debole risata le sfuggì dalle labbra piene, infrangendosi contro la tetra realtà.
Niente di tutto questo sarebbe più successo.
Mai più.
La lama del raffinato coltello si piantò con forza nel legno bruciato, i denti digrignati nello sforzo di trattenere le lacrime di rabbia.
La ferita al fianco le doleva, lasciando una piccola chiazza di sangue sul pavimento che andava ingrandendosi.
Chiuse gli occhi, incapace di pensare oltre.
Si era sempre creduta depositaria di un potere più grande di qualsiasi altra cosa: un potere in grado di donare vita e speranza, in grado di sconfiggere anche il nemico più pervicace.
Ed invece, aveva fallito.
Era stata solo una macabra e straziante sfilata per tutti loro, una caduta oltre le lande della vittoria.
Serrò le mani in pugni chiusi al ricordo del combattimento sostenuto dai leader dell'Alleanza e dell'Orda.
Una patina di sudore gelido l'aveva subito avvolta alla vista del leone ferito, la criniera un ammasso indistinto di pelo e l'orgoglio ingoiato a forza.
Il suo ruggito si era levato fino agli Dei stessi, infrangendo la loro gelida indifferenza.
La fiera dell'Alleanza aveva mostrato forza e determinazione, cifra distintiva della sua illustre regalità.
Ma non era bastato.
La coscienza aveva cominciato a vacillare quando l'usignolo bianco era bruciato, arso vivo, sulle labbra solo l'amore più dissennato che avesse mai provato.
Gli occhi di lei erano splendidi, persino nell'agonia: pozze turchesi in cui vedeva riflessi tutti i propri errori, i propri sbagli di creatrice di vita.
La condanna di una misera umana.
La condanna di una creatura che avrebbe dovuto proteggere, curare.
I dubbi erano sorti all'odore di cenere e dissimulazione che portava con sè la fenice regale, la cui tiara giaceva al suolo, spezzata.
La sicurezza l'aveva abbandonata del tutto alla presenza mefitica e ribelle della Banshee, il cui cuore, mai domo, aveva cozzato rumorosamente contro la volontà di dominio del suo assalitore.
Spire infernali ed alito di demone avevano inquinato le terre di Tirisfal Glades, schiacciate dalle zampe uncinate della Morte stessa.
Ma gli occhi cremisi avevano brillato più forte che mai, la superbia di una Regina intatta.
Sospirò esausta, la schiena improvvisamente curva e la fierezza contaminata dal sale del fallimento.

Tump-tump

Passi.
Risoluti, rumorosi, arroganti.
Si voltò in tralice, gli occhi ambrati che risplendevano di furia assassina.

Tump-tump

Più vicini questa volta, quasi dietro di lei.
Si alzò in piedi, le narici frementi ed il cuore in tumulto.

- Alexstrasza...- un sussurro roco nell'oscurità, un piccola fiammella nel buio della stanza.
Mani prepotenti si posarono sulle sue spalle, artigli di drago penetrarle nella pelle, tracciando scie di rimembranze e frenesie nel suo spirito.
Si voltò, incontrando uno sguardo nè umano nè sovrannaturale, ma solo occhi scuri quanto pozze di liquida ossidiana.
Il viso, volitivo e dalle linee decise, era sfregiato da lingue di fuoco che scorrevano come lacrime dagli zigomi fino alla mascella, serrata nella morsa dell'acciaio.
Il sangue, il SUO sangue di Life-Binder, gli scorreva agli angoli della bocca come vino prezioso, bottino di guerra del morso che le aveva assestato poco prima.
Gli posò la piccola mano sul petto, cercando di allontanarsi.
Ma ora che la Morte ghermiva la Vita stessa, difficilmente l'avrebbe lasciata andare.
Le tenebre si chiudevano a guscio sulla luce brillante della Regina dei Dragoni, contratti entrambi in un abbraccio letale.
- Non posso lasciarti vincere...- replicò lei tesa - non posso permetterti di distruggere questo mondo. -
Lui sorrise, scoprendo una fila di denti bianchissimi e ferini.
- Oh piccola Life-Binder...- mormorò attorcigliandosi una ciocca dei suoi capelli attorno al dito - tu non puoi impedirmelo. Non puoi fermarmi.
La Vita è fragile, debole, si può spezzare con un solo colpo- continuò premendo ulteriormente il braccio sulla sua vita, soffocandola - la Morte no. E' eterna. Infrangibile. Immortale nel suo tetro essere. -
Lo graffiò inferocita, mordendolo su una spalla e gettandosi all'indietro, ma la sua presa era ferrea, salda.
Lui proruppe in una risata bassa e calda, che le procurò un brivido di terrore e di abitudine.
Inciampò sui suoi stessi piedi quando la lasciò andare, appoggiandosi al muro per mantenere l'equilibrio.
Per alcuni minuti calò il silenzio, opprimente e saturo di parole non dette, mai pronunciate.
Un corvo gracchiò in lontananza, le campane di Stormwind City suonate a lutto.
Adornato dalle ombre quasi fossero gioielli, i capelli corvini gli coprivano le cicatrici lasciate dalla corruzione che l'aveva posseduto, le labbra piene inviolate e seducenti persino nella loro immoralità.
L'alba sorgeva infine, imporporando l'aere circostante, lasciando che piccoli coriandoli di luce inondassero la stanza.
- Ho ucciso Malygos, usando le sue zanne come monito per tutti quelli che, come te, vogliono distruggere questo mondo.- latrò indisposta - Non puoi battermi, Neltharion! -
Capì di aver usato le parole sbagliate nel momento stesso in cui le sue mani le cinsero il collo, afferrando con violenza il medaglione che giaceva sul suo petto.
Un rumore vibrante e feroce gli scaturì dal torace ed il suo potere deflagrò con una potenza inaudita, lasciando una nebbiolina umida e grigia nell'aria.
- Parli di giustizia, amore, pietà - sputò vicino al suo viso - e speranza. Ma come puoi, sapendo benissimo che quello che porti al collo è il segno massimo della colpa che rechi nell'animo? Sei solo un'ipocrita, Alexstrasza! IO ho visto la vera essenza di questi esseri che tu chiami "uomini", ma essi non sono neppure degni di calpestare il suolo su cui camminano! E sarò IO a ricordargli qual'è il posto in cui devono stare!- concluse costringendola a chiudere gli occhi per il calore provocato dal contatto con la sua pelle.
Li riaprì solo quando sentì una mano incandescente carezzarle il volto, soffermarsi sul mento ed infine scivolare inerte lungo il fianco, dove la ferita pulsava dolorosamente.
- Neltharion...cosa ti è successo....? - bisbigliò energica - Cosa ci è successo? -
Di nuovo, quel sorriso da predatore felino e soddisfatto tornò a frangiargli il viso, nella parodia di quelli che le rivolgeva secoli prima.
- Ho capito cos'è la Vita, piccola Regina. Solo un insieme di dolorosi postulati. Ed allora, ho capito di poter essere solo la Morte. -
Nel momento in cui una lacrima si liberò dalla prigionia delle sue ciglia, lui se ne era già andato.
Lo cercò con gli occhi da drago che i Titani le avevano donato, ma percepì chiaramente la sua lontananza.
Si lasciò cadere al suolo, il pianto un fiume impietoso nel suo cuore di madre, compagna, amica.
Fuori, la guerra imperversava, ma a lei non importava.
Per adesso, voleva solo piangere.

Seduti all'ombra delle verdeggianti fronde dei salici, piccole farfalle si posavano sui loro capelli, il frinire dei grilli una piacevole compagnia.
Alexstrasza posò le mani sul tronco dell'albero, sentendo fluire la sua energia in lei, respiri di vita in ogni fruscio d'erba.
Neltharion le sorrise, rivolgendole uno sguardo obliquo e perdendosi nell'orizzonte prossimo al crepuscolo.
- Pensi mai al futuro, Neltharion? - domandò la dragonessa rossa tutto d'un tratto - a cosa succederà tra dieci secoli o forse anche più? -
Gli occhi blu oltremare del dragone la soppesarono, infine, troppo velocemente perchè potesse impedirlo, la trascinò nell'erba con lui, la sorpresa di lei una piacevole visione.
- Oh certo che ci penso. - replicò ironico stringendosela al petto- Penso a quanti demoni moriranno ed a come mi divertirò. -
Alexstrasza gonfiò le guancie contrariata, sbuffando.
- Riesci mai ad essere serio, per una volta?-
La fissò con intensità quasi dolorosa, i sussurri nella sua mente aghi avvelenati che non trovavano pietà.
Li scacciò come si fa con un insetto particolarmente fastidioso, concentrando il suo pensiero sul viso della dragonessa vicino a lui.
E rise, abbracciandola, sicuro che avrebbe resisto, che quella non sarebbe stata l'ultima notte in cui i suoi incubi personali si ritiravano sconfitti.
Rise, convinto di essere nel giusto.
Convinto che LEI l'avrebbe condotto per mano al sicuro, blandito e protetto, come si fa con il germoglio più tenero.
Ma si sbagliava.


Nel cielo colorato dall'aurora, Morte e Vita di strapparono brandelli di carne e ricordi a vicenda.
Nel cielo, loro regno incontrastato, Morte e Vita trovarono la congiunzione perfetta di sangue e tormento.
La Morte oltraggiò la Vita, adirata perchè essa non cedeva il proprio scettro.
La Vita si difese, lo scudo adamantino della speranza incrinato dalla consapevolezza di come la Morte fosse l'ultimo trono su cui tutti, prima o poi, sedevano.
Vita e Morte si guardarono un'ultima volta, la verità impressa come un marchio sulla loro pelle, i sentimenti un cancro putrescente nel loro petto, l'assenza il dolore perfetto.
L'ultimo attacco lo sferrarono insieme.
Autore: Xeandra.

lunedì 7 novembre 2011

R. Tagore - Dove


Dove la mente non conosce paura
e la testa è tenuta ben alta;
dove il sapere è libero;
dove il mondo non è stato frammentato
entro anguste mura domestiche;
dove le parole sgorgano
dal profondo della verità;
dove lo sforzo incessante tende le braccia
verso la perfezione;
dove il limpido fiume della ragione
non ha smarrito la via
nell'arida sabbia del deserto
delle morte abitudini;
dove Tu guidi innanzi la ragione
verso pensieri e azioni sempre più ampi;
in quel cielo di libertà, Padre,
fa che il mio paese si desti.

domenica 6 novembre 2011

Anonimo - Se pensi di farti vincere, sei vinto


Se pensi: “Non oso”,
non lo fai.
Se ti piace vincere, ma pensi di non poterlo fare,
è poco probabile che tu lo faccia.
Se pensi di perdere,
hai perso.
Perché nel mondo, sappiamo che il successo
comincia con la forza di volontà.
Tutto è basato sul modo di pensare.
Tante cose sono perse
prima che il primo passo venga fatto.
Tanti codardi falliscono
prima che il lavoro sia iniziato.
Pensa alle grandi cose
e quello che farai, cresce.
Pensa alle piccole cose
e retrocedi.
Tutto è basato sul modo di pensare.
Pensa di poterlo fare,
e lo farai.
Se pensi di farti vincere,
sei vinto.
Per elevarti devi pensare ad altre mete.
Devi essere sicuro di te stesso,
per poter vincere il premio.
Le battaglie della vita non sempre vengono vinte dall’uomo
più forte o più veloce,
ma prima o poi chi vince
è l’uomo che pensa di poter vincere.
E tu
Vincerai!

Fonte: Dal Web

. . . I tre figli . . .

Tre donne andarono alla fontana per attingere acqua. Presso la fontana, su una panca di pietra, sedeva un uomo anziano che le osservava in silenzio ed ascoltava i loro discorsi.
Le donne lodavano i rispettivi figli.
"Mio figlio", diceva la prima, "è così svelto ed agile che nessuno gli sta alla pari".
"Mio figlio", sosteneva la seconda, "canta come un usignolo. Non c'è nessuno al mondo che possa vantare una voce bella come la sua".
"E tu, che cosa dici di tuo figlio?", chiesero alla terza, che rimaneva in silenzio.
"Non so che cosa dire di mio figlio", rispose la donna. "E' un bravo ragazzo, come ce ne sono tanti. Non sa fare niente di speciale...".
Quando le anfore furono piene, le tre donne ripresero la via di casa. Il vecchio le seguì per un pezzo di strada. Le anfore erano pesanti, le braccia delle donne stentavano a reggerle.
Ad un certo punto si fermarono per far riposare le povere schiene doloranti.
Vennero loro incontro tre giovani. Il primo improvvisò uno spettacolo: appoggiava le mani a terra e faceva la ruota con i piedi per aria, poi inanellava un salto mortale dopo l'altro.
Le donne lo guardavano estasiate: "Che giovane abile!".
Il secondo giovane intonò una canzone. Aveva una voce splendida che ricamava armonie nell'aria come un usignolo.
Le donne lo ascoltavano con le lacrime agli occhi: "E un angelo!".
Il terzo giovane si diresse verso sua madre, prese la pesante anfora e si mise a portarla, camminando accanto a lei.
Le donne si rivolsero al vecchio: "Allora che cosa dici dei nostri figli?".
"Figli?", esclamò meravigliato il vecchio. "Io ho visto un figlio solo!".

Fonte: dal Web