venerdì 4 novembre 2011

Fantasmi dell'Anima

Vereesa osservava annoiata il paesaggio intorno a sè: le guardie che parlottavano tra loro, il cielo che andava scurendosi e la brezza profumata delle Eversong Woods.
Posò distrattamente lo sguardo su di un piccolo di dragonhawk, dividendo con lui la torta al cioccolato che recava in grembo.
Il drago afferrò con gli artigli l'offerta, sgusciando poi tra il fitto fogliame, le squame color lavanda brillare alla tenue luce del tramonto.
Sbuffò contrariata, gonfiando le guance.
A farle compagnia in quel pomeriggio autunnale era rimasto solo il morbido e ritmato rumore dei passi di sua sorella maggiore e quello più compatto ed aspro dell'arco di Sylvanas.
La fissò di sottecchi, i capelli argentati frangiare un volto infantile ed incredibilmente bello.
Carezzava l'impennaggio delle frecce e poi le scoccava, le labbra piene deformate in una smorfia seria ed intensa, i guanti neri darle un'aria minacciosa.
[Frecce spezzate ed un fiore vermiglio sull'addome, le mani guantate strette in una morsa dolorosa mentre il suo assassino pasteggiava nella sua anima...]
Alla sua destra Alleria si dondolava pensierosa sull'altalena, mangiando una pesca e stiracchiandosi pigramente.
[ Un ultimo saluto, un ultimo gioco, prima che le tenebre del portale Oscuro la inghiottissero per sempre...]
- Alleria, Sylvanas, giochiamo insieme?- esclamò alzandosi di scatto e pulendosi frettolosamente il vestito dalle briciole.
Sylvanas le rivolse un cenno di diniego, raddrizzando le spalle e mirando all'ennesima sagoma, le sopracciglie bionde unite in un cipiglio contrariato.
Crucciata, Vereesa incrociò le braccia al petto, imbronciandosi.
- Gioco io con te, Vereesa...- sussurrò la sorella maggiore - lascia stare Sylvanas, sai bene come ci tenga a fare bella figura il suo primo giorno nell'esercito di Quel'thalas.-
Ma per una piccola elfa di pochi inverni tutto questo non giustificava un rifiuto, assolutamente.
[Imbracciare le armi e combattere il suo stesso sangue, specchiarsi in esso e trovarvi l'impronta del proprio viso.
Uno stendardo argentato alle spalle e davanti la manifestazione più ostile e violenta della Morte stessa...]

Battè dispettosa un piedino al suolo, piantando gli occhi turchesi in quelli smeraldo di Alleria.
- Ma voglio che anche Sylvanas giochi! -
L'affascinante elfa alzò la testa dalla sua sacca e la fissò irritata, posandosi le mani sui fianchi ed indurendo i lineamenti.
[Occhi cremisi fissarla roventi, una spada nel costato ed il veleno del fallimento che non trovava pietà.]
- E perchè dovrei, piccola peste? - berciò all'indirizzo di Vereesa - ho altro da fare che badare a te, lo sai benissimo. -
- Perchè io sono tua sorella...e poi ho fatto un disegno per te! - proclamò soddisfatta.
Sylvanas non rispose, gli occhi blu oltremare farsi torbidi e cupi.
Lentamente, raccolse le frecce e si infilò l'arco sulla schiena, avvicinandosi alla sorella minore.
Si sedette sui talloni, l'odore del cuoio e dell'olio per armature farsi profondo e persistente.
- Fammelo vedere...- ordinò imperiosa
Vittoriosa, la bambina aprì il cesto che aveva ai suoi piedi e ne uscirono tre ritratti, in cui spiccavano come lune gemelle i loro visi di sorelle e compagne d'arme.
- Ne ho fatto uno per ognuna di voi!! - disse compiaciuta - così ci ricorderemo sempre l'una dell'altra! -
- Bel lavoro, Vereesa! - si congratulò Alleria battendole una mano sulla spalla.
[Urlare ed urlare, ma nessuno più in grado di ascoltarti, persa per sempre nelle nebbie di una dimensione oscura...]
- Grazie!! - replicò con un sorriso radioso.
[Occhi vacui e meditabondi, un ghigno sgradevole sul volto e la rabbia per quelle creature non-morte che schiantava ogni altra cosa...
Forsaken, li chiamavano...]

Ansiosamente, spostò lo sguardo su Sylvanas che rimaneva immobile, incantata dal disegno.
Sfiorò con i polpastrelli la sua immagine: sembrava una bambola tanto erano delicati i lineamenti.
La bocca rossa, gli occhi addolciti dal rosa delle guance e dalla risata che sembrava dover prorompere dalla tela da un momento all'altro.
[Una bambola: una bambola che mimava una danza vermiglia su di un palcoscenico di torture intinte nel ghiaccio e nelle nevi.
Una bambola che di angelico non aveva proprio niente, neppure il sembiante, più simile all'immagine stessa del suo padrone...]

- Va bene Vereesa, gioco anche io con te..- concluse la Ranger sedendosi con un tonfo sordo sull'erba fresca, i piedi nudi affondare nella terra umida ed un sorriso in tralice.
L'elfa rise, producendo un rumore come di campanelline d'argento, negli occhi la felicità che presto le sarebbe stata strappata.
La notte calò su di loro come il sensuale drappo di un'amante, nascondendole ad occhi pieni di cupidigia ed odio, bocche irte di denti e lingue su cui si coglieva un annunzio di morte...

Quando Vereesa pensava a quel ricordo piangeva.
Allungava la mano verso un cassetto della scrivania e trovava la sua immagine, sempre bella e triste...[come lei]
Nascosta dagli sguardi indiscreti, la leader della Silver Covenant piangeva e ricordava, perdendo se stessa nel ricordo di quelle due elfe così perfette, stelle di un cielo ormai lacerato.
Piangeva e sperava.

Quando Sylvanas pensava a quel ricordo provava un moto di rabbia.
Allungava la mano sotto un gruppo di pesanti stoffe e trovava la sua vecchia immagine , ora rovinata e deturpata...[come lei]
La stringeva tra gli artigli e pensava a quanto sarebbe stato bello squarciarla, bearsi dell'aroma caldo e ferrugginoso del sangue fresco, come aveva imparato tanto bene da un mostro dai capelli candidi e l'insegna del regno scolpita sul cuore...ma poi la riponeva dove era sempre stata, in attesa.

Quando Alleria era ancora viva e pensava a quel ricordo, sorrideva con indulgenza.
Allungava la mano sullo scaffale della libreria e carezzava il disegno che le aveva fatto la sua sorellina, in cui appariva così bionda ed elegante...[come lei]
L'ombra del fallimento sembrava così lontana, così facile da dissipare...
Lei, che era il vanto di suo padre, l'orgoglio dei Windrunner e dell'Alleanza stessa...
La carezzò anche prima di partire per il portale Oscuro, riponendola con cura e sperando, un giorno, di rivederla...
Non successe mai.
Autore:Xeandra