martedì 27 novembre 2012

Venuto al mondo

Un bellissimo libro, che grazie alla regia di Castellitto, diventa anche un bellissimo film.
La nostra protagonista, Gemma, dopo molti anni di assenza torna a Sarajevo, portando con sé il figlio Pietro. L'occasione è l'invito che le ha fatto Gojko, poeta estroverso e un tempo sua guida in Bosnia, per una mostra fotografica sulla guerra. Gemma proprio in Bosnia, prima dell'inizio del conflitto, aveva conosciuto Diego per il quale aveva mandato all'aria il proprio matrimonio. Da Diego però Gemma, per un suo difetto fisico, non aveva potuto avere figli. Ma il desiderio era così forte da spingerla ad accettare che il marito procreasse con un'altra donna disposta poi a cedere il neonato. Il quarto film come regista di Sergio Castellitto è così complesso sul piano della scrittura che potremmo definirlo un film matrioska. Perché racchiude, una dentro l'altra, storie diverse ma aderenti a un'unica forma di base. C'è una storia di scoperta di un mondo ignoto (Gemma con Gojko). C'è l'amore sostenuto da una passione travolgente (Gemma e Diego). C'è il dramma della sterilità. C'è una guerra che devasta le coscienze .... e potremmo continuare.
Il regista Castellitto sa come gestire questo coacervo di sentimenti e pulsioni irrazionali. Lo sceneggiatore Castellitto (insieme all'autrice del libro nonché consorte Margaret Mazzantini) meno. Forse ci si aspettava qualcosina in più, leggendo le critiche su internet, pero il film rimane da annoverare tra quelli da vedere.

venerdì 23 novembre 2012

Anna - Oltre la collina


Nel freddo d'autunno
l'auto corre veloce
sulla strada
e a destra
oltre la collina
ecco il mare
lunga striscia di azzurro
orizzonte infinito
di luoghi e memorie
persi
negli anni di vita.
Si riapre la finestra
del tempo
e ritrovo
colori, profumi e sapori
rinchiusi nella memoria
insieme ai gerani rossi
nel giardino interno
della casa
con quel vago odore
di grano trebbiato
fermo nell'aria calda
dell'estate.
E le speranze promesse
e i desideri accennati
e i sogni sorridenti
per un attimo
riprendono vita.
Solo per un attimo.
Poi tutto si tuffa

nell'azzurro del mare.

martedì 20 novembre 2012

Merenderoa - Ho visto


Ho visto la generazione del 68
Diventare quella del 69
E sogni impigliati in fili
dell’alta tensione
Di zone industriali diventate
deserti di disoccupazione…
Ho visto il futuro diventare
l’incubo più oscuro
E politici fare i gay con il nostro culo
E ragazzi investiti su strisce di cocaina
Vivere solo per l’adesso
Sballare, vomitare in una latrina…
Ho visto troie in alto su poltrone salde
E ragazze studiare sodo per un call center
E papponi riempirsi le tasche senza pudore
E le scuole fabbriche di cervelli da esportazione…
Ho visto persone spendere beate
Soldi che non hanno, ora schiavi delle rate
E gente grattare
conpulsivamente la fortuna
Cieca e disperata, ora senza più una lira…
Ho visto stronzi sfrecciare su un Q7
Con celebrolese che si rifanno le tette
E gente di merda adulata perché delinque
E precari che conoscono 7 lingue…
Ho visto cose che ormai paiono “normali”
E ho letto solo stronzate sui giornali
Ho visto e non vorrei vedere
Dove temo che andremo a finire
Ho visto e vorrei essere come loro
Tutti insieme allo stadio a
gridare un nuovo coro…

mercoledì 31 ottobre 2012

Restyling

Ed ecco il nuovissimo template del blog, in stile ''Dark'' o meglio, in stile minimal e serioso, con una nuova immagine come titolo ed una citazione come introduzione, che secondo me rende benissimo l' idea di quello che è effettivamente una storia, o comunque una qualsiasi opera scritta. Spero che sia di vostro gradimento il nuovo layout, poi probabilmente effettuerà altre modifiche nei prossimi giorni . . . diciamo che questi sono solamente i primi tasselli di un grande restyling che vorrei apportare al blog . . . spero di avere abbastanza tempo e tutte le idee al posto giusto per concludere il prima possibile . . . Ricordate che:


Scrivere è trascrivere. Anche quando inventa, uno scrittore trascrive storie e cose di cui la vita lo ha reso partecipe: senza certi volti, certi eventi grandi o minimi, certi personaggi, certe luci, certe ombre, certi paesaggi, certi momenti di felicità e disperazione, tante pagine non sarebbero nate.
(C. Magris)


. . . Quante stanze a questa casa? . . .

E dopo aver pianto. Ho pianto da non avere più lacrime. L’ieri… anni e anni di accumulo di lacrime, anni di opprimente malinconia, dove ogni sorriso era forzato, ogni gesto controllato, ogni parola misurata… per te. Il mio cuore, lacerato, ti chiedeva aiuto… ma tu non sentivi, tu non capivi o per meglio dire tu sai solo quello che fa più piacere a te… gli altri sono un dopo. Se esiste un dopo, al di là di te! Tu sei unico e perfetto, tu sei affascinante, ammaliatore, fantastico… a tuo parere. Ecco, io sapevo e so che tu non sei così come dici… tu sei una persona egoista, egocentrica, tu sei uno che calpesta, molto delicatamente… E dopo aver pianto… con fatica, tanta fatica ho dato il latte al gatto… l’ho sempre fatto, ma oggi è stato diverso… il mio micio sapeva della fatica di tenermi su. I gesti erano lenti, faticosi anche la mano tra i capelli era stanca.
Volevo che tutto apparisse normale ma non riuscivo a raccogliere le idee… chi ero? Chi ero stata? Una donna oppressa da un amore… UNA, una qualsiasi che metteva lo smalto alle unghie, al buio… Che fatica… che malinconia, quanta tristezza nei miei anni… quanto dolore… Quante stanze ha questa casa? Sento dei confini limitatissimi, sento un grido che parte da dentro, sbatte contro le pareti e torna a me, non si allontana. “Quanti anni hai” chiedo a quella dello specchio, non risponde… ll fischio di un treno da lontano… potrei prenderlo ma non posso… il grido si è fermato alla porta, non mi lascerà passare… Tu, tra poco arrivi, sono le cinque, non dirai nulla mi chiederai se è tutto a posto io ti dirò di si … e quindi, ecco la cena all’improvviso con i colleghi… è martedì. I tuoi martedì… i miei martedì… i nostri. Oggi è martedì… ho comprato un vestito, volevo andare a una festa. Quale festa? Il gatto mi è vicino, mi guarda… una vetta di capelli mi cade su un occhio, e vedo doppio; due gatti.Io conterò fino a cento e poi altri cento… e poi… il grido è andato, lontano… senza ritorno. Sei qui. Non apro.

Autore: Vella Arenaa

lunedì 29 ottobre 2012

Eurochocolate 2012

Ebbene si, essendo uno studente/lavoratore di perugia, affiliato a causa proprio dell' università, non ho potuto non partecipare per l'ennesima volta al periodo più cioccolatoso dell' anno. Tutto il centro storico, negozi e molto molto altro erano imbanditi e ''addobbati'' per l' occasione. Francamente dopo quasi 9 anni, devo dire che un pochino mi ha stancato, e sopratutto sta diventando sempre più monotono e commerciale, senza più il brio e l' estro che rendeva tutto magico. Infatti, dopo aver portato un giorno i miei amici a vedere tutto questo ''popò'' di festa, il secondo giorni, già stufi, siamo andati a fare una visita alla fabrica della Perugina, dove abbiamo fatto un escursus prima temporale, ripercorrendo la storia della fabbrica e del mitico Bacio, che quest'anno compie ben 90 anni di vita e poi alle cantine di Monte Vibiano, fuori Perugia, una giornato molto molto carina, con gita su auto elettriche per visitare la tenuta, poi visita guidata alle cantine e infine una degustazione dei loro vini . . . Tutto rigorosamente gratis, anche se alla fine, un pò per passione, un  pò per pentimento, abbiamo comprato delle bottiglie di vino . . . tutto buonissimo aggiungerei . . . e lontani dal caos, e dallo squallore che a mio avviso caratterizza le ultime edizioni dell' Eurochocolate . . . Se non ci siete mai stati, sicuramente è un esperienza da provare, ma dubito fortemente che tornerete più di due volte a Perugia in quel Periodo.

mercoledì 24 ottobre 2012

Luis Vaz de Camoes - Tu sai darmi



Così per me tu reggi la vita e la morte
racchiuse nella luce dei tuoi occhi,
e sai darmi con il tuo sguardo morte e vita,
e io sono felice,
anche se la mia sorte vuole che la mia vita dipenda da te;
se mi dai la morte, presa da te la morte mi sara' gradita.

martedì 23 ottobre 2012

Ted

Il film comico del momento, graffiante come solo il padre dei Griffin può essere . . . una pellicola vietata ai minori di 14 anni, ma a mio avviso potrebbero tranquillamente metterla vietata ai 18 anni, perchè il linguaggio e alcune scene potrebbero essere troppo ''forti'' per un ragazzo di appena 14 anni, e giuro che in sala c' erano più loro che adulti come me.
La storia inizia con un bambino escluso dai compagni che per natale riceve un peluches come regalo e dopo aver espresso un desiderio questo prende vita e diventa il suo miglior amico . . . per tutta la vita . . . altro non posso dirvi, perchè altrimenti si perde tutta la magia e la storia del film . . . devo dire che mi ha veramente colpito, e alla fine mi ha lasciato compiaciuto di quello che ho visto e delle sensazioni che ho ''provato''.
Film consigliato per passare un pomeriggio o una sera al cinema per farsi due risate, possibilmente in compagnia

lunedì 22 ottobre 2012

Leonard Cohen - Il vero amore



Il vero amore non lascia tracce
Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai
Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve
Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente puó restare
Un momento nell'aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli
E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano

mercoledì 17 ottobre 2012

Wolfgang goethe - Penso a te



Io penso a te
quando dal seno del mare il sole sorge
e i suoi raggi dardeggia;
io penso a te
quando al chiarore lunare l'onda serena biancheggia.
Io penso a te
quando sale la polvere lungo il lontano sentiero,
e nella notte oscura,
quando al passeggero sul ponte
il cuore balza di paura.

martedì 16 ottobre 2012

Nesli - Ti sposerò



". . . saremo luce che attraversa il buio . . . brilleremo come stelle sopra questo mondo per sempre . . . vita per sempre avrò . . . perché la fine non esiste . . . ti sposerò ti sposerò . . . e se la vita che fugge io non fuggirò non lo farò . . . non mi vedrai mai e poi mai mai mai . . . ti sposerò . . . "

venerdì 12 ottobre 2012

Emma - maledetto quel giorno

#313 - Il crollo



Soggetto e sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Giovanni Freghieri
Copertina: Angelo Stano

Rimasto sepolto vivo sotto le macerie di un palazzo, Dylan si sveglia privo di memoria e braccato da una famelica creatura dalle intenzioni tutt’altro che amichevoli. Alla ricerca di una via di fuga e dei ricordi perduti, l’Old Boy si unisce a un gruppo di superstiti, scoprendo però presto, a proprie spese, che nessuno è realmente chi dice di essere!

#308 - La Dea Madre


Soggetto e sceneggiatura: Giuseppe De Nardo
Disegni: Marco Nizzoli
Copertina: Angelo Stano

Fidanzato con l’avvenente Myra, di qualche anno più grande di lui, l’Indagatore dell’Incubo conosce Hillary, figlia adolescente della donna. La ragazzina, dal carattere ribelle, è fuggita da un esclusivo collegio femminile fuori Londra dove, secondo lei, avvengono fatti spaventosi. Offertosi di riaccompagnarcela, l’Old Boy scoprirà a sue spese quali terrificanti segreti si nascondono all’interno dei confini di un luogo in cui gli uomini farebbero bene a non mettere mai piede!

mercoledì 10 ottobre 2012

21

Come avete notato mi sono dato un pochino ai cinema, con dei filmetti abbastanza carini, o almeno secondo me lo sono. In particolare questo film mi è piaciuto moltissimo, sia la prima volta che l'ho visto sia ora che è stato ritrasmesso in Tv. Vediamo il nostro protagonista Ben Campbell che è un brillante e un po' impacciato studente con un futuro molto promettente, ma con problemi finanziari che possono ostacolare il suo ingresso all'università di medicina di Harvard. Grazie al suo talento per numeri e calcoli, entra nel team di Blackjack del MIT, un gruppo di studenti con spiccate doti matematiche, guidato dal professore e mentore Mickey Rosa, anche lui ex contatore. Il team ha elaborato un complesso sistema di conteggio delle carte da gioco, che gli permetterà di sbancare i tavoli di blackjack. Il gruppo si reca così ogni week-end a Las Vegas dove nel giro di poco tempo guadagna ingenti somme di denaro; ben presto Ben si farà coinvolgere più del dovuto, affascinato dalla scintillante città del vizio e oserà fino a farsi dapprima rimproverare dal professore e quindi notare da Cole Williams, responsabile della sicurezza di vari casinò, che decide di risolvere la cosa con metodi poco ortodossi su segnalazione dello stesso Rosa. Chissà se sarà tutto rose e fiori, comunque il film è molto bello e entusiasmante, considerando che è anche una storia vera.

L' era glaciale 4


La storia comincia alcuni anni dopo la fine del terzo capitolo. Scrat, cercando ancora una volta di seppellire la sua ghianda, apre a metà una montagna e precipita fino al centro della terra causando una catastrofe di proporzioni mondiali, da cui avverrà la deriva dei continenti. Intanto, Manny è un padre iperprotettivo verso la figlia adolescente Pesca, che desidera frequentare i suoi coetanei tra cui Ethan, per cui ha una cotta. Nel frattempo, Sid si riunisce con la sua famiglia, che lo aveva abbandonato nel primo film e che lo
abbandona nuovamente, lasciandogli Nonnina, considerata un peso. Ignorando le proibizioni del padre, Pesca insieme all'amico Louis la talpa, si dirige verso le cascate, dove si riuniscono i giovani, ma viene sorpresa da Manny che la sgrida davanti a tutti.
Pesca, arrabbiata e imbarazzata, gli dice che non lo vorrebe come padre. In quel momento avviene la separazione dei continenti, che divide Manny, Sid e Diego da Ellie e Pesca. I tre si salvano su un iceberg galleggiante e, mentre vanno alla deriva, Manny dice a Ellie e Pesca di dirigersi insieme al resto del branco verso un ponte poco distante, dove poi si sarebbero ritrovati.
Dopo essere riusciti a sopravvivere a una violenta tempesta e dopo aver scoperto di avere con sé anche Nonnina, fino a quel momento addormentata all'interno di un albero, gli amici vengono catturati da un gruppo di pirati, guidati dallo scimmione Capitan Sbudella insieme al suo primo ufficiale, una tigre dai denti a sciabola di nome Shira. I tre si rifiutano di unirsi all'equipaggio, e dopo una lotta distruggono la nave nemica facendo cadere in acqua tutti i pirati. Dopo qualche giorno di navigazione il branco e Shira, abbandonata dalla ciurma di Sbudella ma ancora fedele al suo capitano, raggiungono un isola. Qui scoprono che i pirati hanno assoggettato degli animaletti, gli iraci, per farsi costruire una nuova nave. Manny concorda con essi per rubare la nave e tornare a casa. Qui Sid affamato da giorni, mangia una bacca di loto e si paralizza quasi completamente. Il gruppo riesce a impossessarsi della nave di Sbudella ma prima che anche Diego possa salire sulla nave, Shira lo attacca. Lui riesce a convincerla a venire via con lui, ma la tigre decide di bloccare Sbudella che stava per raggiungerli. Lo scimmione, a quel punto, crea una nuova nave e promette di vendicarsi. Pesca, intanto, per essere accettata da Ethan e i suoi amici dice di non essere amica di Louis, considerato uno "sfigato". Ma si fa sentire proprio dalla talpa che, ferito, la evita. La giovane mammuth capisce allora che i veri amici sono meglio di quelli falsi, e si pente di quello che ha fatto. Manny, Diego, Sid e Nonnina vengono quasi ipnotizzati dallo sguardo di alcuni mostri marini, scambiati per sirene sugli scogli, ma si salvano. Insieme raggiungono il ponte, che però è ormai andato distrutto.
Il resto lo scoprirete andando al cinema o per vie ''traverse'' . . . Il film comuque merita alla grande, come del resto i precedenti capitoli.

martedì 9 ottobre 2012

Il nuovo corso in palestra


Perché il mondo è maschilista? Capisco che si è raggiunta la parità, che le donne sono valutate quanto gli uomini e cose affini . . . ma alla fin dei conti non è proprio così . . . un esempio?! Il corso che seguo in palestra . . . uscito dall' ufficio mi aiuta a scaricarmi e a togliermi dalle spalle un bel po’ di stress, poi essendo vicino casa non ho proprio scuse . . . quindi mi cimento spesso, solitamente 3 volte a settimana, con questo corso di Body Sculpt, serie di esercizi, con lo step, seguiti da ripetizioni prolungate con carichi bassi per rafforzare e tonificare tutto il corpo . . . una fatica assurda, ma la cosa bella è che siamo io e tutte donne, anzi ieri c' era un altro maschio, sperando che non abbia sbagliato corso. Ho sempre fatto sport dall'infanzia e in modo continuato mi sono sempre tenuto in forma, con nuoto, palestra, corsa, ecc, quindi non proprio fuori forma da non sopportare un' ora di lezione in palestra, ma ogni volta esco sfinito . . . anche se viene considerato uno sport d femmina, almeno a Perugia, nel resto d' Italia questi problemi non se li fanno. Ora mi chiedo perché ti considerano ''inferiore'' se pratichi sporta da ''femmina'', oppure perché una donna che fa sport da ragazzo và bene e soprattutto non viene diciamo ''derisa''? Questa è una bella domanda, come una donna che porta i pantaloni e un uomo che porta la gonna . . . gli esempi si sprecano, ma nella consuetudine o comunque nel pensiero comune non credo che la parità sia stata raggiunta e credo non si raggiunga molto a breve.


Con questo mio pensiero torno a scrivere su ''on the road'', sperando che domani la lezione non mi sfianchi come al solito e soprattutto che qualche altro uomo abbia ''l'apertura'' mentale adatta al secolo in cui ci troviamo.

Merendero - Due passi



Vorrei dirti che ti amo
Un po’ meno goffamente
E sussurrartelo piano piano
Per dirtelo più dolcemente
Vorrei dirti che ti amo
Che ti amo veramente
E poi prenderti per mano
E fare due passi nella mia mente
Vorrei dirti che ti amo
Con i fatti solamente
Ché ste’ parole che riamiamo
Son cose che servono a niente
Vorrei dirti che ti amo
Con gli anni che corrono velocemente
Tra le rughe che nascondiamo
E il cuore che non si arrende
Vorrei dirti che ti amo
Che ti amo profondamente
E non ti chiedo dove andiamo
Ma andiamoci insieme solamente
Vorrei dirti che ti amo
Un po’ meno maldestramente
Con le parole io sono un nano
Tu leggilo nei miei occhi solamente
Ma io lo so che tu vedi
Oltre i limiti del mio essere apparente
E per questo lo so,
lo credi
Che io ti amo veramente!

giovedì 4 ottobre 2012

. . . Il pittore e l’amicizia . . .

Preso il pennello, dopo averlo intinto in un vasetto di color porpora acceso, lo poggiò sulla tela, con la delicatezza e la cura di un esperto. Sparse il colore sullo sfondo immacolato e candido, facendo attenzione a non uscire dai bordi, orlati dal nero intenso che aveva utilizzato per realizzare il disegno. Il conte Licano Bianchi lo guardava con interesse; amava ammirarlo mentre si destreggiava fra tutte quelle diverse tonalità e fra quei contorni che prendevano vita al tocco delle setole morbide del suo pennello. Dipingeva soprattutto paesaggi e riusciva a comunicare, attraverso di loro, sentimenti e sensazioni, che si leggevano grazie a dettagli unici. Il suo sole brillava di una luce vera e immobile; i suoi cieli, azzurri e limpidi, splendevano di quella luce, in grado di suscitare emozioni in chi li osservava; i suoi prati, i suoi monti vibravano del colore della natura, di un verde sfumato e sbiadito; i suoi fiumi, i laghi, i mari, sorridevano trasparenti e riflettevano i raggi del sole o la pallida luminosità della luna; esseri viventi, colori, materia, venivano animati da semplici, ma esperti, accostamenti cromatici e da un tocco di passione. “Non dovresti concentrarti così, mentre dipingi, Camillo”, disse il conte al suo amico pittore, che corrugava la fronte, “o rovinerai quel ritratto”. “Non c’è nulla di più volgare di un ritratto senz’anima, amico mio”, rispose il duca Camillo Dankar, che spesso si dilettava dedicandosi all’arte, “e sono sicuro che accendendo con questo rosso le labbra della fanciulla che dipingo, darei, alla sua bocca delicata solo un po’ di vita”. Licano sorrise della testardaggine del suo amico e continuò ad osservarlo mentre dipingeva e muoveva le sue mani con tratti precisi e sicuri. “Sai, non è importante come verrà questo quadro; è solo una fedele riproduzione della realtà, niente a che vedere con l’arte, è poco più di una fotografia”, disse ancora il duca dando gli ultimi tocchi di colore alle labbra cesellate della ragazza. “Se questa non lo è, cos’è ciò che tu chiami arte?”, gli domandò il conte Licano sarcastico. “Tutto ciò che viene dal cuore, che suscita sensazioni, che trasmette emozioni, che rende vivo ogni mio sentimento. E’ arte ciò che si crea non per puro gusto estetico, ma per dare un’anima a ogni idea, pensiero, riflessione. Questo ritratto nasce per rappresentare la realtà nuda, senza il filtro delle mie passioni”, rispose il pittore assorto nella sua opera, “mi rifiuto di chiamarlo arte”. “Come siete complicati voi artisti”, replicò l’amico, “ma voglio che la tua prossima opera sia per me e devi metterci dentro tutta la tua arte”. “Benissimo”, disse il duca Camillo, “allora il quadro che creerò per te, nascerà esclusivamente dalla mia anima”. “Però non voglio che tu dipinga uno dei tuoi splendidi tramonti dorati, o uno dei tuoi laghi dalle acque d’argento, o la luce ramata del primo mattino. E non voglio un quadro astratto, ricco di colori e privo di significato, né la rappresentazione dei dolci suoni della natura e dei canti melodiosi degli animali”, disse ancora Licano, “voglio che tu dipinga per me l’amicizia e non l’amicizia che gli uomini dicono di offrirsi a
vicenda, corrotta e macchiata di menzogna, ma l’amicizia pura, che sosta nel cuore di chi prova nobili sentimenti, l’amicizia vera, sincera, che è molto rara e difficile da incontrare nella vita”. Di fronte a quella richiesta così insolita, l’artista rise. “Quello che tu mi chiedi non è facile. Io non so che aspetto abbia un’amicizia pura, vera e sincera, perché non ne ho mai incontrata una così”, gli disse. “L’amicizia che gli uomini concedono agli altri nasce da opportunismo, falsità, dal bisogno di non rimanere soli, dalla necessità di mentire a qualcuno e non dai sentimenti reali che scaldano il cuore. I cuori degli uomini sono gelidi e la vera amicizia è molto freddolosa”, proseguì il pittore con un sorriso realista sulle labbra. Il conte rise, “devo dedurre che non saprai dipingere ciò che ti chiedo?”. “Non c’è nulla che io non sappia rappresentare; le immagini e i colori che nascono dal mio pennello prendono vita; dammi una settimana di tempo e avrai il tuo ritratto dell’amicizia”, replicò il duca con una falsa sicurezza, che celava in realtà l’incertezza di chi non sa risolvere un problema. Quando il conte andò via, il nobile pittore abbandonò la tela a cui si stava dedicando con tanta cura e perfezione e decise di donarsi interamente al nuovo impegno.
Pensò all’amicizia, ma non seppe darle un volto; parlò alla sua anima, ma non trovò il soggetto che cercava;
interrogò il suo cuore, ma in lui non si accese nessuna scintilla, nessun bagliore, nessun lume d’ispirazione. Il duca stette a riflettere per diverse ore e alla fine, scoraggiato, decise di distrarsi un po’ facendo una passeggiata. Giunse nei pressi delle vie piene del mercato; la vita scorreva rapida e frenetica sotto i suoi occhi; chiasso, rumori, voci, suoni, sembravano rispecchiare lo scenario polveroso, caotico, affollato del quartiere. Troppa confusione per chi era in cerca di qualcosa di non commerciabile. Lasciò, quindi, la zona del mercato e andò a sedersi su una panchina in un parco poco distante. Il sole splendeva alto quel giorno e sembrava che, con i suoi raggi dorati, volesse regalare un sorriso a chi lo ammirava; l’erba umida e verde del prato e le foglie degli alberi danzavano con grazia accompagnati dolcemente dalla brezza fresca e leggera; il cielo sembrava un’enorme distesa azzurra senza fine, limpido e pulito; e gli uccellini cinguettavano di gioia. Il duca Camillo si soffermò ad osservare due scoiattoli che saltellavano tra i rami di un vecchio albero raggrinzito; quegli animaletti riuscivano a rendere allegra quella povera pianta triste, consumata dagli anni e dal cattivo tempo. Mentre si divertiva a guardare la scena con un sorriso a fior di labbra, si sedette accanto a lui un signore, di una certa età, ma molto distinto. “Come mai è così pensieroso?”, chiese al pittore dopo un po’. Lui lo guardò stupito del suo interessamento e gli rispose “sa, ho un problema; sto cercando l’amicizia, devo farle un ritratto, ma proprio non so come potrei dipingerla”. “E come mai non sa come
dipingerla? Non dovrebbe essere difficile per un bravo artista, come lei sembra; il mondo è pieno di amicizia; gli uomini la regalano con molta facilità…. Non credo che le diano molto valore”, rispose il signore, con le guance arrossate lievemente dal caldo. “Ma io non cerco un’amicizia qualsiasi, quella che devo ritrarre è la vera amicizia, che dimora nel cuore di pochi uomini insieme alla sincerità, alla fiducia, all’affetto, all’onestà, e che raramente essi regalano perché non sono in grado di possederla”, replicò il duca. “Capisco la sua difficoltà, allora”, disse il signore, “ma forse posso darle una mano.
Tante persone dicono di essere miei amici, magari tra loro troverà qualcuno che possiede ciò che lei cerca”. “Questo è molto gentile da parte sua, ma non deve disturbarsi così”, disse il pittore, ma il signore lo interruppe e gli disse “non mi crea nessun disturbo e poi anche io sono curioso di scoprire che aspetto ha l’amicizia. Stasera ci sarà una festa a casa mia alle otto, in via del Ginepro 22; ci sarà tanta gente. Non mi dispiacerebbe se venisse anche lei… forse troverà qualcuno di interessante…”. Il duca Camillo accettò gentilmente all’invito e, dopo aver salutato cortesemente il signore, andò via sorridente, nella speranza di venire a capo del suo cruccio. Le otto non tardarono ad arrivare ed egli non ebbe difficoltà a trovare via del ginepro. Era una via molto tranquilla e silenziosa, ma abbastanza centrale, lievemente illuminata dalla luce fioca dei pochi lampioni, che emanavano un bagliore giallo e poco intenso. Il portone dell’abitazione al numero 22, era davvero molto bello, finemente lavorato e decorato da intarsi eleganti, che davano un aspetto più raffinato al palazzo stile liberty. Nel silenzio della strada, il suono vispo e acceso del campanello, rimbombò sonoramente. Poco dopo, una cameriera, non più tanto giovane, aprì; indossava un abito nero un po’ consumato, ma aveva una grazia, che donava nuova vita alla sua bellezza, sciupata dagli anni.
La cameriera lo fece entrare e lo condusse gentilmente dal padrone di casa. Questo lo salutò in maniera molto garbata e lo presentò ai suoi ospiti. La serata sembrava cominciare bene. Il duca ebbe modo di parlare un po’ con tutti i presenti, ma si rese conto che davvero l’amicizia difficilmente dimorava nel cuore degli uomini. Non appena la festa terminò e, a poco a poco, gli ospiti furono andati via, il padrone di casa si avvicinò al pittore, “allora ha trovato ciò che cercava?”, gli chiese con interesse. “Purtroppo no”, gli rispose lui, “i suoi amici, se così li si può chiamare, non nutrono sentimenti di reale affetto nei suoi confronti. Alcuni la frequentano perché è molto ricco, altri per il suo buon nome, altri ancora per sparlare di lei; ma nessuno le
sta donando un’amicizia sincera. Alcuni di questi la abbandoneranno alla prima difficoltà, altri non ci saranno quando lei avrà un problema e quelli che dicono di essere i suoi migliori amici, la colpiranno alle spalle quando meno se l’aspetta. Mi dispiace”. “Immaginavo che avrebbe scoperto questo”, replicò il signore con tranquillità sorseggiando un cocktail color arancio vivo, “ma alla fine, se li lasciassi, resterei solo e non posso fare della solitudine la mia migliore amica; preferisco tante false amicizie alla solitudine”. “Sono d’accordo con lei”, disse il duca Camillo con un sospiro, “il mondo è pieno di persone affascinanti che si possono frequentare, ma l’importante è non dar loro la fiducia che si darebbe ad un vero amico; la calpesterebbero senza pietà.
Un’amicizia accompagnata da fiducia è un fardello troppo grande da sopportare per chi ha un animo arido e freddo”. “Ha ragione”, affermò il signore, “ma sarebbe meglio non dare fiducia neanche a quelli che sembrano veri amici, perché non si accorgerebbero di possedere un bene così prezioso e la rovinerebbero”. “Com’è triste pensare che l’amicizia per gli uomini sia solo opportunismo e disinteresse e che la vera
amicizia sia così difficile da trovare”, aggiunse il duca, “stasera ho parlato con più di cinquanta persone e nel cuore di nessuno di loro albergava questo sentimento”. “Ma ora come farà a realizzare il quadro?”, gli domandò il signore. “Stasera ho avuto molta fortuna e ho trovato una soluzione”, disse lui con un sorriso espressivo, “non posso rappresentare la vera amicizia perché non so che aspetto abbia, ma posso dipingere la vera amicizia per ciò che non è. Stasera tutti i suoi invitati avevano una concezione diversa dell’amicizia, falsata e irreale; non ho trovato ciò che cercavo, ma ho capito tante cose. Dipingerò la vera amicizia così come io la vedo, senza volto.” Il padrone di casa rise, gli faceva piacere che il pittore avesse trovato una soluzione, “mi deve promettere che, una volta terminata la sua opera, me la mostrerà”, gli disse. “Volentieri”, rispose lui, e, dopo averlo salutato con gentilezza, si avviò verso casa sotto la luce fioca dei lampioni. Era felice perché si era accorto che possedeva già nel suo animo la soluzione, ma, semplicemente, non aveva
saputo darle vita. Cominciò a lavorare alla sua opera dalla mattina presto. Si svegliò all’alba con i primi raggi di sole e, subito dopo una colazione sostanziosa, mise mano ai pennelli. Si occupò del quadro per tutta
la settimana, ci mise tutto il suo impegno, il suo amore, la sua attenzione, la cura dei particolari; utilizzò tantissime sfumature di colori e gli seppe regalare una luce meravigliosa. Stava davanti alla sua opera e gli sembrava che non esistesse altro; si allontanava di pochi passi per osservarla meglio, aggiustava i dettagli, ritoccava alcune figure. Ogni tanto riceveva qualche visita dal conte Licano, che chiedeva informazioni sul suo quadro, ma l’artista lo mandava via gentilmente, gli diceva che era a buon punto, che era abbastanza soddisfatto di come procedeva il lavoro, e tornava ad occuparsi della sua amicizia, che pian piano
prendeva forma sulla tela candida. Muoveva il pennello con una tale abilità e attenzione, che sarebbe stato un piacere per chiunque poterlo guardare. Le sue linee erano perfette, le curve raffinate, le immagini eleganti e curate, i colori perfettamente disposti. Una volta terminato il quadro, lo sistemò di fronte alla finestra per osservarlo meglio illuminato dalla luce del sole. Era davvero arte quella che stava ammirando. Dentro
l’opera aveva messo tutte le sue emozioni, le sue idee, i suoi sentimenti. “Davvero stupendo”, disse il conte suo amico non appena ebbe occasione di vederla, “ma mi dispiace rimproverarti che nel quadro non è presente ciò che io ti avevo chiesto”. Il duca sorrise divertito, “immaginavo che avresti fatto questa affermazione, eppure, se osservassi bene, ti accorgeresti che non manca nulla”. L’amico lo osservò allora da
vicino; un quadro davvero molto raffinato, finemente curato in ogni minimo dettaglio. La parte destra
della tela era occupata da un’enorme tavola imbandita, a cui sedevano personaggi vestiti con abiti eleganti e sfarzosi; alcuni chiacchieravano animatamente, altri scherzavano, altri ancora ridevano o mangiavano avidamente. La parte sinistra della tela, invece, era dominata dall’immagine di una povera mendicante, velata
dall’ombra; il suo volto non si poteva distinguere con chiarezza, i suoi abiti erano logori e sporchi, i suoi piedi
nudi e gelati. Sedeva in un angolino dalla grande sala illuminata da ricchi lampadari di vetro, ma la sua figura rimaneva al buio; accanto a lei, in secondo piano, si distinguevano con difficoltà altre figure, forse quattro o
cinque, che indossavano gli stessi abiti consumati e sudici. Il conte osservò l’opera con attenzione, “ho capito”, disse infine, dopo averla guardata per diversi minuti, “l’amicizia è rappresentata dalle persone
che prendono parte al banchetto, che si divertono e passano insieme il tempo come fanno gli amici”. Il nobile pittore rise soddisfatto del fatto che il significato celato dalle sue pennellate precise sulla tela, non fosse così esplicito.
“Temo proprio che ti sia sbagliato”, gli disse poi, “davvero non vedi dove si trova l’amicizia? Eppure anche
se un po’ nascosta è ben visibile….”.
Il conte Licano si soffermò ancora su qualche dettaglio, ma alla fine dovette arrendersi. “Vedi”, proseguì il
duca, “la vera amicizia non ama mostrarsi, preferisce stare nascosta, al sicuro dai cattivi sentimenti; il suo volto è nell’ombra perché ha paura e, come chi ha paura, non vuole essere vista; indossa abiti rovinati e sporchi perché spesso sono macchiati dall’infamia e dalle bugie degli uomini; trema per il freddo perché i loro sentimenti non emanano abbastanza calore da riscaldarla; non è sola, la sincerità, l’onestà, la fiducia,
la lealtà le fanno compagnia, anche loro, come lei, emarginate e lasciate da parte”. “Quindi l’amicizia è
rappresentata da quella figura che a me sembrava una mendicante….”, esclamò stupito il conte, “ma le
persone che fanno baldoria attorno al tavolo chi sono?”. Il duca Camillo sorrise, “sono la menzogna, l’inganno, l’avidità, l’avarizia, il dolore, l’invidia, la malignità, che abitano nei cuori aridi degli uomini, dove trovano spaziose dimore e si nutrono in abbondanza dei loro sentimenti. Banchettano in allegria perché non hanno preoccupazioni, dal momento che sono sempre i benvenuti all’interno degli animi umani”. Il conte gli sorrise a sua volta e gli disse “tu non sei solo bravo a dipingere, sei bravo, soprattutto ad interpretare la nostra realtà umana”. E detto ciò, dopo aver salutato il suo amico, andò via con la tela che gli aveva donato.

sabato 29 settembre 2012

Nazim hikmet - Il piu bello dei mari


Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

venerdì 28 settembre 2012

Annaa - Grigio di cielo



Grigio di cielo
e pozzanghere
come oceani
mi avvolgono l’anima
di  freddo umidore.
Cammino così
ripassando i giorni
di sole
e di anni nuovi,
finestre alla vita
a speranze grandi.
Non è dolore
questo tempo andato,
ma sabbia di clessidra
che vorrei rivoltare.

martedì 25 settembre 2012

Ligeja - Settembre



Chiusi riposano

gli ombrelloni

su giacigli di sabbia e spuma,

vicino a piegate sedie a sdraio,

gelose dell’odore

che ancora intride

il loro tessuto…

così maliziosamente

respirato

da cabine in riga.

 
Nessun numero,

nessuna distanza

più

divide

un lido da un altro…
Ma tutto si perde

nello sciabordio del mare…

naufrago

su ali di gabbiano.

lunedì 24 settembre 2012

Prometheus



Grazie al cinema di 3, alcune volte vedo film abbastanza carini o comunque validi . . . Questo è il caso di Prometheus, film del 2012 diretto da Ridley Scott. È un film di fantascienza, interpretato da Noomi Rapace, Michael Fassbender, Guy Pearce, Idris Elba, Logan Marshall-Green e Charlize Theron. Fu concepito in origine come un prequel della pellicola fanta-horror Alien, diretta da Scott nel 1979, tuttavia, seppur ambientato nell'universo mostrato nel franchise di Alien, non è incentrato sulla creatura protagonista del primo film.
Molto bello e sopratutto svela alcuni retroscena particolari e a mio avviso molto belli...da vedere assolutamente.

martedì 18 settembre 2012

Merendero - Come t' assomiglia il mare



Come t’assomiglia il mare:
L’inconsapevolezza di essere
Così bella,
Così grande,
Così importante…
Dai senza chiedere, Senza pretendere…
Perché è così che sai amare…

lunedì 17 settembre 2012

Riunioni di condominio

Nell'ordinamento italiano, il condominio è un tipo particolare di comunione. Si verifica quando in un edificio con più unità immobiliari due o più persone sono ciascuna proprietaria di una parte di esse in via esclusiva: queste persone sono comproprietarie delle parti comuni.
E fin qui nessun problema . . . o almeno cosi sembra! Tutti cercano di vivere in armonia e tranquillità, ma alla fine iniziano le diatribe e le faide che pian piano logorano i rapporti interpesonali. Ebbene, l'altra sera ho partecipato all'ennesima riunione di condominio . . . e si possono semplicemente dividere i condomini in varie categorie, da quelli menefreghisti, a quelli accanini sostenitori delle proprie idee sempre e comunque.
Tutto è iniziato in tranquillità e armonia, con le varie figure partecipanti che si strngevano la mano, come amici di vecchia data e sipratutto in armonia tra loro . . . ma il tutto era semplicemente una maschera . . . infatti di li a poco tutto si è trasformato e  modificato . . . i primi insulti sono partiti in pompa magna e si è susseguito un insieme di urla e strilli che hanno quais portato alcune persone alle mani . . . Poi tutto d'un tratto, alla fine dei punti del giorno, tutto è tornato alla normalità, persone loquaci e tranquille, come se fossere amici pe la pelle . . . l' uomo è verament strano, buffo e alcune volte ha atteggiamenti inaspettati . . . incomprensibili aggiungerei


venerdì 7 settembre 2012

Ema - Settembre



Il vento scuotendo i rami
fa giochi di prestigio,
scintillante ti riveli,
come un tesoro nascosto,
uno scrigno di gemme
luminose e splendenti,
in questa giornata
di sole settembrino.

Sei caldo, sei dolce
in te c’è nostalgia
dell’estate che è passata.
Ma ora è bello così,
goderti in un abbandono
pigro quasi sonnolente.

Della tua tenera carezza,
del tuo brillare giocoso
tra rami e foglie,
ancora ignare del domani
in questa aria di Settembre.

venerdì 31 agosto 2012

. . . Buongiorno signora! . . .


Ogni volta che entro in quel negozio la sua voce biascicante mi accoglie con un fastidiosissimo “buon giorno signora, da quanto tempo!” che in realtà significa “perché non vieni più tutti i giorni a fare la spesa qui?”. Quell’aria così forzatamente gioviale nasconde la pulsione a prendermi per il collo. Ma saranno affari miei dove vado a fare la spesa oppure no? Ogni volta che sono costretta ad andare lì non faccio in tempo a mettere la mano sul maniglione della porta che il suo ghigno mi è già arrivato al collo.
È un negozietto piccolo piccolo che accampa pretese da “alimentari”. Lungi da me il voler tarpare una così alta ambizione. Mi piace girare, cambiare le mie abitudini prima che si cristallizzino. In più sono totalmente pigra, piuttosto mi accontento di prendere qualcosa di più scadente ma la strada non l’attraverso. Per precisare, il negozietto di cui parlo è esattamente, precisamente dall’altro lato della strada, proprio di fronte al mio portone. Ma attraversare significherebbe tener conto di un sacco di fattori: le macchine che vengono da sinistra e le macchine che vengono da destra; scendere e salire il marciapiede; fare lo slalom fra le macchine parcheggiate e evitare quelle che tentano di investirmi. A me sembra veramente troppo.
La mia buona volontà si esaurisce già con il dover uscire di casa; prendere l’ascensore (situato esattamente a sinistra della mia porta d’ingresso); pigiare il pulsante T; aspettare di arrivare giù; subire il sobbalzo finale; uscire dall’ascensore; trascinare la mia strepitosa vitalità fino al portone; uscire; lasciare il portone accostato per risparmiarmi la fatica di doverlo riaprire al ritorno; scendere lo scalino; camminare… Come si può pretendere che io affronti anche tutta la faccenda dell’attraversare e poi con quale incentivo? Con il “buon giorno signora, da quanto tempo!”? No, proprio no. Sono scoraggiata in partenza. Rimango da questo lato della strada, mi guardo un po’ intorno sperando di dover salutare il minor numero possibile di persone. In ogni caso prendo fiato e comincio passando davanti al bar: “buon giorno”; davanti all’edicola: “buon giorno”. Allungo il passo davanti a negozi poco simpatici (animali esposti in vetrina come mercanzia) e arrivo finalmente a un piccolo fruttivendolo che ha quel “po’ di tutto” che mi evita di andare in giro a far la spesa. Prendo il minimo indispensabile e affronto i cinquanta metri di ritorno (o forse meno, io ne calcolo sempre in più perché non si sa mai, potrei rimanere a corto di energie…).
Il ritorno è una tragedia, i negozianti mi hanno vista passare e i “buon giorno” che mi sono risparmiata all’andata li devo prendere al ritorno. Arrivo così al portone (chiuso… Maledetti!!!). Estraggo il mazzo di chiavi, se sono fortunata al quarto, quinto tentativo dovrei trovare quella giusta. Apro. Arranco verso l’ascensore, pregando che non ci siano vicini con i quali sarei costretta a scambiare i soliti convenevoli. Mi aggrappo al pulsante e lo premo freneticamente. Cinque… quattro… tre… è una tortura aspettare che arrivi… due… uno… sono ormai allo stremo delle forze… terra! Eccolo! Apriti! Apriti prima che arrivi qualcuno, apriti! Finalmente si apre e mi traina fino al quinto piano. Un sobbalzo che mi distende la colonna vertebrale e sono davanti al mio appartamento. Chiave nella toppa, giro, giro. Si apre! Sono salva, pochi passi e attracco al divano. Completo il mio approdo togliendomi le scarpe e stravaccandomi. Adesso che sapete quanta fatica mi costerebbe attraversare la strada lo dite voi a “buon giorno signora, da quanto tempo!”?
Autore: Francesca Sommantico

. . . Ho assaggiato il tuo veleno . . .

Ero lì, seduta sulla panchina che col tempo era diventata mia. Tu eri al di là della strada, appoggiato al muro della casa abbandonata, casco fra le mani e sigaretta in bocca. Il tuo motorino ti aspettava seduto per terra come una pantera nera in attesa del suo domatore, al quale deve la vita per qualche strano motivo. Mi fissavi, e mentre i tuoi occhi penetravano la mia carne lentamente come pali di ferro roventi, le mie gambe si stringevano a me e le mie ginocchia si attaccavano al mio petto in segno di difesa. Dove, dove posso andare per nascondermi da te, o meraviglia della terra? Ti guardavo con occhi ormai privi di pupille al di sopra delle mie gambe magre, mentre i miei piedi tremavano cercando di non cadere dalla panchina. Sputavi la sigaretta per terra quando uno dei tuoi amici ti dette un pugnetto affettuoso e si avviò per la strada color sabbia ma dalla consistenza terrosa. Sotto i suoi i piedi si alzava la polvere della terra che non vedeva l’ora di ricevere dell’acqua. Il mio ciuffo biondo mi coprì gli occhi spinto dal vento, come se volesse dirmi: “Hey, hey! Piantala di fissarlo!”. Ma chi ti ascoltò, caro ciuffo? Se solo fossi riuscita a sentire le tue grida. Ti presi delicatamente fra le mani e ti rimisi a posto. Ma non c’era niente da fare, il demone del destino voleva dividerci, voleva fermarsi lì e non avvenire mai più. Per questo mi sputò addosso una goccia d’acqua, che divennero presto due, poi tre… E poi un temporale mi prese per le orecchie e mi fece alzare dalla panchina per correre a casa come un padre arrabbiato. Tu invece alzasti le spalle leggermente e ti mettesti il casco in testa. Poco m’importa della pioggia, pensavi. Resterò qui a finire di fumare, pensavi. Io, oh come mi sentii mancar alzandomi ed essendo vista da te con tutto il corpo… Le mie guance andarono a fuoco, e l’acqua non le spense per tutto il tragitto… Ma quella terra ringraziava il demone del destino e io non potevo pregare perché le venisse tolta la fertilità. Quanto, quanto tempo ti ho aspettato su quella panchina? Notti? Giorni interi!! E la terra ormai fertile fece crescere i girasoli quando ti vidi di nuovo, giorni dopo, ma nel mio cuore, nel calendario del mio cuore, erano mesi, anni? No, no erano secoli! Perché ormai le lancette dell’orologio che è il mio cuore avevano cominciato a battere in fretta, molto più in fretta del solito. E io lo ascoltavo per addormentarmi: tun-tun-tun-tun! E tu ballavi a ritmo nella mia mente, ti contorcevi al suono della musica e ridevi, con la sigaretta in bocca. E che sapore amaro che avrai..? Ma lo voglio! Lo voglio! Anche se mi avvelena, io lo voglio! Mi creerà forse dipendenza, la tua lingua al gusto di tabacco? Si. Ma io urlerò come un pazzo legato nella camicia di forza che ti voglio! E poi t’ho rivisto, seduto sulla mia panchina. Oh, la rabbia che provai la mischiai alla gioia… Il mio volto m’era diventato nero da una parte, bianco dall’altra.. Il mio cuore si spezzò in due e ti caddi addosso, in un bacio che mi levò il fiato e mi portò per mano in un paradiso dove non vivono gli angeli ma creature fatte della stessa materia di cui si impastava il nostro amore. E stringimi nel tuo bacio al sapore della nicotina che non sento più, dammi ancora il tuo veleno. Ne ho bisogno! E no, no, non è dipendenza.. E’ la tua bocca rossa come truccata che mi mangia, e come vivere senza una parte di me?

Autore: Lussia

mercoledì 22 agosto 2012

Alma Gjini - Donne difficili


Sono le donne difficili quelle
che hanno più amore da dare..
ma non lo danno a chiunque.
Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire.
Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere.
Quelle che non si accontentano più.
Sono le donne difficili,

quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente,

quelli buoni da quelli no.
Quelle che ti studiano bene,

prima di aprirti il cuore.
Quelle che non si stancano mai di cercare
qualcuno che valga la pena.
Quelle che vale la pena.
Sono le donne difficili,

quelle che sanno sentire il dolore degli altri.
Quelle con l'anima vicina alla pelle.
Quelle che vedono con mille occhi nascosti.
Quelle che sognano a colori.
Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro.
Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore,

danno sapore alla vita.

Bisotti - La vera salvezza


A volte perdere quello che si voleva salvare può essere la vera salvezza.

martedì 21 agosto 2012

Donald harstad - Codice di sangue

Altra lettura tipicamente estiva, un bel trhiller con omicidi mistero e anche un po di macabro che non guasta mai . . . Inizia tutto con un omicidio, anzi con l'agente incaricato delle indagini che afferma di non aver mai investigato in nulla di simile, quasi al limite dell' umana comprensione . . . Un vampiro spietato che uccide succhiando il sangue alle proprie vittimi . . . Umana sugestione o realmente questa bestia del maligno si aggira tra di noi? Questo è ciò che si scopre durante la lettura di queste pagine, intrighi strani e alcune volte anche molto particolari . . . Finsione e realtà in un bellissimo romanzo . . . Diciamo

Il Dittatore

Un simpaticissimo film, ma nulla di speciale . . . Senza nessun messaggio profondo, tranne la parte finale, da vedere per i cultori dei film comici demenziali . . . La trama è la classica, un dittatore ricco e potente, despota, che viene detronizzato e dopo essersi fatto le ossa come commesso a New York . . . Riesce a prendere di nuovo il suo posto e a trovare il vero amore . . . Una serata passata a sorridere con le decine di scene comiche, ma non vi aspettate nulla di serio o profondo.

venerdì 17 agosto 2012

Licia Troisi - Le guerre del Mondo Emerso (Trilogia)

Le guerre del Mondo Emerso è una trilogia fantasy frutto della penna della scrittrice italiana Licia Troisi, pubblicata dopo le Cronache del Mondo Emerso, a cui si ricollega per alcuni fatti e personaggi, rimanendone però in gran parte indipendente. La saga si ambienta quarant'anni dopo la fine delle avventure di Nihal e Sennar, protagonisti dei primi tre romanzi.
Dubhe è la ladra più giovane e abile di tutta la Terra del Sole quando la Gilda degli Assassini decide di farne una schiava pronta a uccidere a comando. Ma nonostante la maledizione che si porta addosso, lei non diventerà un'assassina, diventerà una guerriera. Perché sono tempi di guerra quelli che attraversa il Mondo Emerso, quarant'anni dopo la sconfitta di Aster il Tiranno. Da una parte Dohor, Cavaliere di Drago e re della Terra del Sole, conduce senza pietà la sua conquista di tutte le Terre Emerse. Dall'altra, la Gilda degli Assassini è decisa a riportare in vita Aster e il suo culto sanguinario. Mentre si profila una funesta alleanza tra loro, il Consiglio delle Acque è indebolito e impotente. Solo Dubhe sarà capace di prendere in mano il suo destino e quello dell'intero Mondo Emerso, e di lottare fino all'ultima battaglia per la pace di un nuovo regno.

martedì 14 agosto 2012

J. Conrad - La mente dell' uomo


La mente dell'uomo è capace di tutto
perchè essa contiene tutto ciò che
appartiene al passato come tutto ciò che
appartiene al futuro.

mercoledì 8 agosto 2012

Anonimo - Un vero campione

Dietro un vero campione c’è sempre di più. Non solo il talento, non solo anni e anni di allenamento alle spalle, medaglie vinte e primati stabiliti. Un vero campione è colui che antepone l’amore per lo sport, per la propria disciplina, alla sete di vittoria. Un vero campione è colui che tra mille patimenti, con dolore, ma con estremo coraggio e dedizione, ha come obiettivo quello di riuscire a tagliare il traguardo per il quale ha lavorato mesi, anni. Non importa se un infortunio, un ostacolo, rallenta la sua corsa. Lui ce la fa, sempre e comunque. E questo non solo nello sport, ma anche nella vita.

lunedì 30 luglio 2012

. . . Amare la stessa donna . . .


Ho sentito un vecchio che diceva: 
''Ho amato la stessa donna per 50 anni''. 
Ho pensato a quanto fosse bello, fino a quando disse: 
''Avrei voluto che lo sapesse''.
Fonte: il web

Estate . . . Italiana



Finalmente sono iniziate anche per me le vacanze, finalmente posso rilassarmi al mare, abbronzarmi e sorridere . . . Mare, lago e alcuni in montagna, gli italiani amano l'estate . . . E non posso dire che l'estate italiana è bellissima, spiagge piene (sopratutto il fine settimana) e persone di tutti i tipi . . . Mamme che rincorrono i bambini, bagniche che controllano i bagnanti e i pranzi . . . Pranzi di tutti i tipi, dalla pizza alla pasta al forno, ieri anche l'arrosto è spuntato sulla spiaggia . . . Siamo unici in tutto e riconoscibili anche in vacanza.

sabato 28 luglio 2012

Olimpiade Londra 2012 . . . La presentazione



Come non parlarne?! L'evento dell'estate 2012 (dopo gli europei) sono le olimpiadi, e fresco fresco di presentazione, posso dirvi che non sono molto euforico di questa edizione . . . Presentazione abbastanza noiosetta, tranne qualche spunto sporadico, nulla di esaltante . . . Non me ne vogliate, ma il popolo inglese non é cosi divetente e di conseguenza anche la presentazione è rimasta un pochino "fredda". Poi non si può negare che molti successi cinematografici (alcuni neanche me li ricordavo) derivano proprio dagli amici oltre manica . . . Bella senza dubbio la parte con i ballerini e musiche post anni '70. . . E l'accenzione del braciere olimpico, spettacolare sia come scenografia che come significato "umano" . . . Ma in conclusione sono un pelino carenti storicamente . . . Nulla di che rispetto alla presentazione di Atene o Pechino.
Bellissimo come sempre l'ingresso degli atleti, sopratutto dei nostri portabandiera e sopratutto Valentina Vezzali che dopo tanti trionfi si merita veramente di portare il tricolore alle olimpiadi. Incrociamo le dita e speriamo in molte medaglie per l'Italia . . . E come sempre Forza Azzurri!!! Anche se sicuramente l'unica gara che guarderò al 100% è la finale dei 100 metri . . . Uno spettacolo che non si può certo

venerdì 27 luglio 2012

. . . La cura . . .

Il medico scosse il capo deluso. Il suo paziente non dava segni di miglioramento. Da dieci giorni ormai, l'anziano non reagiva più alle cure. Si era abbandonato sul letto di ospedale e sembrava non avesse più voglia di lottare per la vita. Stanco e rassegnato. Il giorno dopo, il medico che lo visitava scosse nuovamente il capo. Ma per la sorpresa. Tutti i valori dell'anziano era tornati a posto. Il vecchietto stava seduto, appoggiato ai cuscini e aveva ripreso colore. «Ma che cosa le è successo?» chiese il medico. «Solo ieri disperavamo per la sua vita. E adesso tutto funziona a meraviglia! Si può sapere che cosa le è capitato?». Il vecchietto sorrise. Annuì a lungo e disse: «Ha ragione. Qualcosa è capitato, ieri. Ieri è venuto a trovarmi il mio nipotino e mi ha detto: "Nonno, devi tornare subito a casa: la mia bicicletta si è rotta!"»
Autore:B. Ferrero

giovedì 26 luglio 2012

. . . Le cose importanti della vita . . .



Mentre mia moglie mi serviva la cena, le presi la mano e le dissi:
''Devo parlarti'' . . . Lei annui e mangiò con calma. La osservai e vidi il dolore nei suoi occhi....quel dolore che all'improvviso mi bloccava la bocca . . . Mi feci coraggio e le dissi:
''Voglio il divorzio'' . . . Lei non sembrò disgustata dalla mia domanda e mi chiese soavemente:
''Perche'?''.
Quella sera non parlammo più e lei pianse tutta la notte. Io sapevo che lei voleva capire cosa stesse accadendo al nostro matrimonio, ma io non potevo risponderle . . . aveva perso il mio cuore a causa di un'altra donna . . . Giovanna! Io ormai non amavo piu' mia moglie . . . mi faceva solo tanta pena . . . mi sentivo in colpa, ragion per cui sottoscrissi nell'atto di separazione che a lei restasse la casa, l'auto e il 30% del nostro negozio. Lei quando vide l'atto lo strappo in mille pezzi !
''Come?! avevamo passato dieci anni della nostra vita insieme ed eravamo ridotti a due perfetti estranei?!''.
A me dispiaceva tanto per tutto questo tempo che aveva sprecato insieme a me . . . per tutte le sue energie . . . pero' non potevo farci nulla . . . io amavo
Giovanna!
All'improvviso mia moglie cominciò a urlare e a piangere ininterrottamente per sfogare la sua rabbia e la sua delusione....l'idea del divorzio cominciava ad essere realtà. Il giorno dopo tornai a casa e la trovai seduta alla scrivania in camera da
letto che scriveva . . . non cenai e mi misi a letto . . . ero molto stanco dopo una giornata passata con Giovanna.
Durante la notte mi svegliai e vidi mia moglie sempre li' seduta a scrivere . . . mi girai e continuai a dormire.
La mattina dopo mia moglie mi presentò le condizioni affinche' accettasse la separazione.
Non voleva la casa, non voleva l'auto, tantomeno il negozio . . . soltanto un mese di preavviso . . . quel mese che stava per cominciare l'indomani. Inoltre
voleva che in quel mese vivessimo come se nulla fosse accaduto!
Il suo ragionamento era semplice : ''Nostro figlio in questo mese ha gli esami a scuola e non e' giusto distrarlo con i nostri problemi''. Io fui d'accordo pero' lei mi fece un ulteriore richiesta.'' Devi ricordarti del giorno in cui ci sposammo , quando mi prendesti in braccio e mi accompagnasti nella nostra camera da letto per la prima volta . . . in questo mese pero' ogni mattina devi prendermi in braccio e devi lasciarmi fuori dalla porta di casa ''.
Pensai che avesse perso il cervello, ma acconsentii per non rovinare le vacanze estive a mio figlio per superare il momento in pace. Raccontai la cosa a Giovanna che scoppio' in una fragorosa risata dicendo: ''Non importa che trucchi si sta inventando tua moglie . . . dille che oramai tu sei mio...se ne faccia una ragione!'' Io e mia moglie era da tanto che non avevamo piu' intimita', cosi' quando la presi in braccio il primo giorno eravamo ambedue imbarazzati . . . nostro figlio invece camminava dietro di noi applaudendo e dicendo: "Grande papa', ha preso la mamma in braccio!''. Le sue parole furono come un coltello nel mio cuore . . . camminai
dieci metri con mia moglie in braccio . . . lei chiuse gli occhi e mi disse a bassa voce: ''Non dirgli nulla del divorzio . . . per favore . . . Acconsentii con un
cenno , un po' irritato, e la lasciai sull'uscio. Lei usci' e ando' a prendere il bus per andare al lavoro. Il secondo giorno eravamo tutti e due piu' rilassati . . . lei si appoggio' al mio petto e . . . potetti sentire il suo profumo sul mio maglione. Mi resi conto che era da tanto tempo che non la guardavo . . . Mi resi conto che non era piu' cosi' giovane . . . qualche ruga . . . qualche capello bianco. Si notava il danno che le avevo fatto . . . ma cosa avevo potuto fare da ridurla cosi'? Il quarto giorno , prendendola in
braccio come ogni mattina avvertii che l'intimita' stava ritornando tra noi . . . questa era la donna che mi aveva donato dieci anni della sua vita, la sua giovinezza, un figlio . . . e nei giorni a seguire ci avvicinammo sempre piu'. Non dissi nulla a Giovanna per rispetto. Ogni giorni era piu' facile
prenderla in braccio e il mese passava velocemente. Pensai che mi stavo abituando ad alzarla e per questo ogni giorno che passava la sentivo piu' leggera. Una mattina lei stava scegliendo come vestirsi . . . si era provata di tutto, ma nessun indumento le andava bene e lamentandosi disse:''I miei vestiti mi vanno grandi''. Li' mi resi conto che era dimagrita tanto . . . ecco perche' mi sembrava cosi' leggera! Di colpo mi resi conto che era entrata in depressione . . . troppo dolore e troppa sofferenza pensai. Senza accorgermene le toccai i capelli . . . nostro figlio entro' all'improvviso nella
nostra stanza e disse: '' Papa' e' arrivato il momento di portare la mamma in braccio (per lui era diventato un momento basilare della sua vita). Mia
moglie lo abbraccio' forte ed io girai la testa . . . ma dentro sentivo un brivido che cambio' il mio modo di vedere il divorzio. Ormai prenderla in
braccio e portarla fuori cominciava ad essere per me come la prima volta che la portai in casa quando ci sposammo . . . la abbracciai senza muovermi e sentii quanto era leggera e delicata . . . mi venne da piangere! L'ultimo giorno feci la stessa cosa e le dissi:'' Non mi ero reso conto di aver perduto l'intimita' con te . . . Mio figlio doveva andare a scuola e io lo accompagnai con la macchina . . . mia moglie resto' a casa. Mi diressi verso il posto di lavoro . . . ma a un certo punto passando davanti casa di Giovanna mi fermai . . . scesi e corsi sulle scale . . . lei mi apri' la porta e io le
dissi:''Perdonami . . . ma non voglio piu' divorziare da mia moglie...lei mi guardo' e disse: Ma sei impazzito? Io le risposi :'' No . . . e' solo che amo mia moglie . . . era stato un momento di noia e di routine che ci aveva allontanato . . . ma ora ho capito i veri valori della vita, dal giorno in cui l'ho
portata in braccio mi sono reso conto osservandola e guardandola che dovevo farlo per il resto della mia vita! Giovanna pianse mi tiro' uno schiaffo e entro' in casa sbattendomi in faccia la porta. Io scesi le scale velocemente, andai in macchina e mi fermai in un negozio di fiori . . . le comprai un mazzo di rose e la ragazza del negozio mi disse: Cosa
scriviamo sul biglietto? le dissi: ''Ti prendero' in braccio ogni giorno della mia vita finche' morte nn ci separi''Arrivai di corsa a casa . . . feci le scale
entrai e di corsa mi precipitai in camera felicissimo e col sorriso sulla bocca . . . ma mia moglie era a terra . . . morta! Stava lottando contro il cancro . . . ed io che invece ero occupato a passare il tempo con Giovanna senza nemmeno accorgermene. Lei per non farmi pena non me lo aveva detto, sapeva che stava per morire e per questo mi chiese un mese di tempo . . . si un mese . . . affinche' a nostro figlio non rimanesse un cattivo ricordo del nostro matrimonio . . . affinche' nostro figlio non subisse
traumi . . . affinche' a nostro figlio rimanesse impresso il ricordo di un padre meraviglioso e innamorato della madre. Questi sono i dettagli che contano in una relazione . . . non la casa . . . non la macchina . . . non i soldi . . . queste sono cose effimere che sembrano creare unione e invece dividono. Cerchiamo sempre di mantenere il matrimonio felice . . . ricordando sempre il primo
giorno di questa bella storia d'amore. A volte non diamo il giusto valore a cio' che abbiamo fino a quando non lo perdiamo.
Fonte: il web

mercoledì 25 luglio 2012

Simone Rossetto - Sereno Smarrimento


Quando non incrocio il tuo
sguardo
tra le onde rimango senza
rotta,
mi fermo ad aspettare,
allo scarroccio mi lascio
cullare.
Sereno attendo la guida,
una stella, una corrente,
un cambio di vento, una nuvola bizzarra.
Non c’è solitudine,
nemmeno nella tempesta,
sento il sole che mi osserva,
io con l’ombra per coperta.
Il vento mi scoprirà.
E se non sarà il vento
sarà il tuo sguardo,
sarà il tuo profumo.
Quello lo sento sempre,
anche se rapito dalle stelle,
ne ho con me una boccetta
non esala mai, eppur mi fa da
pelle.

sabato 21 luglio 2012

Francesca sorrentini - Amico é




Amico è chi ti vede cadere
e sente dolore.
Amico è chi si siede accanto a te sul selciato.
Amico è chi desidera farti ridere
delle tue lacrime.
Amico è chi ti tiene il cuore in mano.
Amico è chi con uno strattone
ti riporta alla vita.
Amico e chi gioisce con te della vita che ti ridona.

venerdì 20 luglio 2012

Sandra Carresi - Pensiero incrociato



Stasera il tramonto
si è incontrato con un pensiero
di dubbia natura:

porcellana, ambra,
ossidiana.

Non capita spesso,
ma lo ha abbracciato.

Cercava la pace
e trovava l’ansia.

Il cielo tinto di rosa lo ha fermato,
forse gli ha parlato tanto
che infine si è addormentato.

Chissà se l’alba lo troverà
ambrato o di nero
ancora graffiato.

The Amazing Spider - Man


Finalmente sono riuscito a vederlo e devo dire che mi é anche piaciuto moltissimo . . . Totalmente diverso dalla prima trilogia, più fedele al fumetto e con effetti e riprese veramente bellissime. Praticamente la pellicola ha come protagonista l'Uomo Ragno, il personaggio dei fumetti Marvel Comics. È un riavvio, o reboot, della saga cinematografica slegato dalla precedente trilogia diretta da Sam Raimi. Inizialmente la Columbia Pictures, casa di produzione della pellicola, aveva in programma di dirigere Spider-Man 4, quarto
capitolo della trilogia originale, ma a causa di divergenze creative si decise di realizzare un completo riavvio della saga, basato sulla
sceneggiatura di James Vanderbilt . Il film si concentra sulla ricerca di Peter Parker riguardo delle risposte sulla scomparsa dei propri genitori e sull'inizio della sua carriera da
supereroe come Spider-Man. Inizialmente braccato dalla polizia di New York capitanata da George Stacy, padre della sua amica Gwen, Peter è costretto a confrontarsi, contemporaneamente, anche con il
dottor Curt Connors, trasformatosi nel perfido Lizard, il cui scopo è quello di rendere tutti gli esseri umani simili a lucertole e dare inizio ad una specie più forte ed evoluta. Che dire, per gli amanti del genere, andatelo a vedere!!!

martedì 17 luglio 2012

Promoter per un giorno



Ebbene si, come si dice spesso, nella vita bisogna provare di tutto . . . Ed oggi sono stato al fianco di uno di quei ragazzi, in giacca e cravatta, che spesso suonano alle nostre porte e ci propongono contratti telefonici oppure contratti energetici . . . Che dire, bè si guadagnano veramente quello che li pagano . . . Tutto rigorosamente a "cottimo", quindi se fai firmare contratti guadagni, altrimenti nulla, rimani al verde. Dopo 6 ore in giro per le strade di vari paesi e dopo aver parlato con centinaia di persone, mi ritrovo stanco, con il male ai piedi e il lato positivo é avere un abbronazatura da mare . . . (fino al colletto almeno).

domenica 15 luglio 2012

Jabra sport

Regalino di compleanno che ho testato abbastanza (anche se sono un pelandrone) durante le giornate di corsa al parco vicino casa . . . devo dire che sono veramente comodissime, leggere, facili da usare e hanno anche la radio integrata, quindi teoricamente non necessita di un lettore mp3 o cose simili.
Poi mi sento anche molto professionale mentre corro con quelle all'orecchio, anche se teoricamente sono una mezza schiappa.
Jabra SPORT è anche superleggero e facile da usare. Grazie ai vari cuscinetti Eargels™ a disposizione e al fitting retroauricolare flessibile,  Jabra SPORT, una volta indossato, rimane comodamente fermo in posizione. E inoltre è robusto. Essendo munito della protezione contro urti, polvere e pioggia (US ARMY Standard), è indicato per qualsiasi sfida – all’aperto o al coperto.
Jabra SPORT è accompagnato dall’applicazione (scaricabile gratuitamente dall’Internet) Endomondo Sports Tracker; un’applicazione per smartphone con funzioni  brevettate sviluppate appositamente per Jabra SPORT, compresa la possibilità di ottenere con rapidità e facilità informazioni aggiornate riguardanti la velocità, la distanza e il tempo trascorso, premendo leggermente l'auricolare.
Anche se in verità, non esco per correre quando è brutto tempo, sono un amante del sole.