giovedì 26 gennaio 2012

. . . Sulle Ali del Vento . . .

La sera è bellissimo stare sdraiati sulla spiaggia sotto un meraviglioso soffitto di stelle, piccoli punti lontani che brillano di tanto splendore davanti ai nostri occhi affascinati. La brezza fresca soffia leggera e la luna, con la sua dolce eleganza, e le stelle, sembrano sorridere nella loro consapevolezza di essere uno dei tanti motivi per cui vale la pena di vivere.
Il fresco venticello bisbiglia dolci canzoni che meritano di essere ascoltate e solleva con tanta delicatezza leggeri granelli di sabbia che, minuscoli, si fanno cullare dolcemente per poi ricadere piano.
Quei piccoli corpicelli posseggono un tesoro immenso. La luna e le stelle sorridono teneramente, il vento li culla e il mare racconta loro le storie più incantevoli, storie di posti e uomini lontani, che loro non hanno mai visto.
Tra i tantissimi granellini di sabbia ce n’era uno in particolare che amava ascoltare la mite voce del mare, che apprezzava la luna, le stelle, il vento e al mattino parlava con il sole. Rimaneva incantato da tutte le cose belle che lo circondavano e capiva il loro enorme valore.
E ogni giorno, dopo i primi raggi di sole, guardava la vita e le meraviglie che questa gli aveva donato.
Eppure non si sentiva del tutto felice. C’era qualcosa dentro di lui che non gli dava pace; la curiosità. Voleva andare nei posti fantastici di cui gli parlava il mare, voleva imparare le canzoni del vento e, soprattutto voleva scoprire tutto ciò che non aveva mai visto, perché non si era mai allontanato dalla sua spiaggia.
La sua voglia di apprendere era tanta, che un giorno chiese al vento di portarlo lontano, in luoghi a lui sconosciuti, dove avrebbe potuto vedere tante cose nuove.
“Ti porterò dove vuoi”, gli sussurrò in risposta il vento, “ma ti accorgerai che, per te, non ci sarà posto migliore di quello dove stai ora”.
“Può darsi che questo sia vero, ma vorrei visitare luoghi diversi, magari più belli di questa spiaggia, vorrei guardare la vita di altre persone e altri animali, vorrei scoprire come sono incantevoli le cose del mondo”, disse il granellino.
Il vento gli sorrise e soffiò dolcemente per condurlo lontano. Lo sollevò delicatamente e il granellino si lasciò cullare dai morbidi sussurri.
Dopo un po’ di tempo giunsero in una grande città con palazzi altissimi e strade molto trafficate.
“Ti lascerò qui”, bisbigliò il vento al granellino, “ma tornerò a  prenderti presto”. E il granellino rimase solo in quell’enorme città.
Si guardò intorno, ma fu triste; il sole non si vedeva perché i palazzi erano troppo alti e la vita gli passava sotto gli occhi così velocemente da non riuscire ad osservarla. Tutto era troppo grande per lui.
Si sollevò una brezza leggera e fu trasportato in una via buia e solitaria, dove alcuni ragazzi si divertivano a giocare con una palla.
Il granellino rise a fior di labbra perché sulla spiaggia aveva visto spesso i ragazzi giocare, ma questi non si curavano di lui.
Si chiese se fossero felici laggiù, ma non poteva saperlo.
Poi la brezza lo portò in un parco bellissimo e il granellino rimase stupito davanti a quella distesa verde che stava sotto i suoi occhi.
Là il sole splendeva di tutta la sua luminosità e lo salutò allegramente.
Lui si guardò intorno e si accorse di trovarsi in un luogo meraviglioso con alberi alti e freschi che cantavano piano insieme al venticello vivace e tanti fili d’erba che ascoltavano.
Rimase incantato di fronte a tanta bellezza, ma si rattristò quando vide che poco lontano da lì alcuni uomini, pian piano, buttavano giù quegli alberi alti e freschi.
Il granellino chiese al sole perché quelle persone distruggessero in quel modo un tale tesoro, ma il sole, che da sempre vedeva gli uomini compiere azioni del genere, non riusciva a capirne la motivazione.
Dopo poco il vento si sollevò nuovamente e trascinò con delicatezza il granellino lontano da lì.
Viaggiarono insieme per giorni. Visitarono luoghi aridi e tristi dove tantissimi uomini combattevano con odio, visitarono luoghi freddi e caldissimi, visitarono foreste, boschi, città, spiagge, visitarono luoghi poveri e desolati dove le persone vivevano a stento e luoghi ricchi dove le persone sprecavano il loro denaro.
Era sera e si fermarono per riposare. Il granellino era sbalordito e affascinato da tutto ciò che aveva potuto osservare con meraviglia. Sollevò gli occhi al cielo per ammirare la luna e le stelle, ma non le vide. Il vento era andato via e lui era rimasto solo.
Per la prima volta in quel viaggio sentì di voler tornare a casa, per stare insieme a tutti gli altri granellini di sabbia che gli tenevano compagnia; e sognò.
Sognò il mare che gli raccontava le storie, la luna e le stelle, che facevano da meraviglioso soffitto dorato, e la sua splendida spiaggia.
Poi la realtà apparve sotto i suoi occhi con i primi raggi del sole: niente mare, stelle, luna e niente sabbia.
Il granellino si sentì davvero solo e chiese al vento di riportarlo a casa; si era reso conto che alla fine, pur avendo visto posti favolosi, la spiaggia dove era sempre stato era il luogo più bello e confortevole.
E aveva bisogno di tornare ad ascoltare il mare, di guardare il cielo luminoso, di farsi cullare dal vento insieme agli altri granellini.
Così il vento lo riportò alla spiaggia soffiando teneramente.
Il granellino capì di possedere un tesoro preziosissimo, che molti non si rendono conto di avere.
E rimase a guardare, sdraiato su un tappeto di sabbia, quel mare che luccicava dei raggi della luna, quel soffitto che brillava di tanti puntini dorati e quella luna che gli sorrideva.
Autore: Carmen Piras