venerdì 31 agosto 2012

. . . Buongiorno signora! . . .


Ogni volta che entro in quel negozio la sua voce biascicante mi accoglie con un fastidiosissimo “buon giorno signora, da quanto tempo!” che in realtà significa “perché non vieni più tutti i giorni a fare la spesa qui?”. Quell’aria così forzatamente gioviale nasconde la pulsione a prendermi per il collo. Ma saranno affari miei dove vado a fare la spesa oppure no? Ogni volta che sono costretta ad andare lì non faccio in tempo a mettere la mano sul maniglione della porta che il suo ghigno mi è già arrivato al collo.
È un negozietto piccolo piccolo che accampa pretese da “alimentari”. Lungi da me il voler tarpare una così alta ambizione. Mi piace girare, cambiare le mie abitudini prima che si cristallizzino. In più sono totalmente pigra, piuttosto mi accontento di prendere qualcosa di più scadente ma la strada non l’attraverso. Per precisare, il negozietto di cui parlo è esattamente, precisamente dall’altro lato della strada, proprio di fronte al mio portone. Ma attraversare significherebbe tener conto di un sacco di fattori: le macchine che vengono da sinistra e le macchine che vengono da destra; scendere e salire il marciapiede; fare lo slalom fra le macchine parcheggiate e evitare quelle che tentano di investirmi. A me sembra veramente troppo.
La mia buona volontà si esaurisce già con il dover uscire di casa; prendere l’ascensore (situato esattamente a sinistra della mia porta d’ingresso); pigiare il pulsante T; aspettare di arrivare giù; subire il sobbalzo finale; uscire dall’ascensore; trascinare la mia strepitosa vitalità fino al portone; uscire; lasciare il portone accostato per risparmiarmi la fatica di doverlo riaprire al ritorno; scendere lo scalino; camminare… Come si può pretendere che io affronti anche tutta la faccenda dell’attraversare e poi con quale incentivo? Con il “buon giorno signora, da quanto tempo!”? No, proprio no. Sono scoraggiata in partenza. Rimango da questo lato della strada, mi guardo un po’ intorno sperando di dover salutare il minor numero possibile di persone. In ogni caso prendo fiato e comincio passando davanti al bar: “buon giorno”; davanti all’edicola: “buon giorno”. Allungo il passo davanti a negozi poco simpatici (animali esposti in vetrina come mercanzia) e arrivo finalmente a un piccolo fruttivendolo che ha quel “po’ di tutto” che mi evita di andare in giro a far la spesa. Prendo il minimo indispensabile e affronto i cinquanta metri di ritorno (o forse meno, io ne calcolo sempre in più perché non si sa mai, potrei rimanere a corto di energie…).
Il ritorno è una tragedia, i negozianti mi hanno vista passare e i “buon giorno” che mi sono risparmiata all’andata li devo prendere al ritorno. Arrivo così al portone (chiuso… Maledetti!!!). Estraggo il mazzo di chiavi, se sono fortunata al quarto, quinto tentativo dovrei trovare quella giusta. Apro. Arranco verso l’ascensore, pregando che non ci siano vicini con i quali sarei costretta a scambiare i soliti convenevoli. Mi aggrappo al pulsante e lo premo freneticamente. Cinque… quattro… tre… è una tortura aspettare che arrivi… due… uno… sono ormai allo stremo delle forze… terra! Eccolo! Apriti! Apriti prima che arrivi qualcuno, apriti! Finalmente si apre e mi traina fino al quinto piano. Un sobbalzo che mi distende la colonna vertebrale e sono davanti al mio appartamento. Chiave nella toppa, giro, giro. Si apre! Sono salva, pochi passi e attracco al divano. Completo il mio approdo togliendomi le scarpe e stravaccandomi. Adesso che sapete quanta fatica mi costerebbe attraversare la strada lo dite voi a “buon giorno signora, da quanto tempo!”?
Autore: Francesca Sommantico

. . . Ho assaggiato il tuo veleno . . .

Ero lì, seduta sulla panchina che col tempo era diventata mia. Tu eri al di là della strada, appoggiato al muro della casa abbandonata, casco fra le mani e sigaretta in bocca. Il tuo motorino ti aspettava seduto per terra come una pantera nera in attesa del suo domatore, al quale deve la vita per qualche strano motivo. Mi fissavi, e mentre i tuoi occhi penetravano la mia carne lentamente come pali di ferro roventi, le mie gambe si stringevano a me e le mie ginocchia si attaccavano al mio petto in segno di difesa. Dove, dove posso andare per nascondermi da te, o meraviglia della terra? Ti guardavo con occhi ormai privi di pupille al di sopra delle mie gambe magre, mentre i miei piedi tremavano cercando di non cadere dalla panchina. Sputavi la sigaretta per terra quando uno dei tuoi amici ti dette un pugnetto affettuoso e si avviò per la strada color sabbia ma dalla consistenza terrosa. Sotto i suoi i piedi si alzava la polvere della terra che non vedeva l’ora di ricevere dell’acqua. Il mio ciuffo biondo mi coprì gli occhi spinto dal vento, come se volesse dirmi: “Hey, hey! Piantala di fissarlo!”. Ma chi ti ascoltò, caro ciuffo? Se solo fossi riuscita a sentire le tue grida. Ti presi delicatamente fra le mani e ti rimisi a posto. Ma non c’era niente da fare, il demone del destino voleva dividerci, voleva fermarsi lì e non avvenire mai più. Per questo mi sputò addosso una goccia d’acqua, che divennero presto due, poi tre… E poi un temporale mi prese per le orecchie e mi fece alzare dalla panchina per correre a casa come un padre arrabbiato. Tu invece alzasti le spalle leggermente e ti mettesti il casco in testa. Poco m’importa della pioggia, pensavi. Resterò qui a finire di fumare, pensavi. Io, oh come mi sentii mancar alzandomi ed essendo vista da te con tutto il corpo… Le mie guance andarono a fuoco, e l’acqua non le spense per tutto il tragitto… Ma quella terra ringraziava il demone del destino e io non potevo pregare perché le venisse tolta la fertilità. Quanto, quanto tempo ti ho aspettato su quella panchina? Notti? Giorni interi!! E la terra ormai fertile fece crescere i girasoli quando ti vidi di nuovo, giorni dopo, ma nel mio cuore, nel calendario del mio cuore, erano mesi, anni? No, no erano secoli! Perché ormai le lancette dell’orologio che è il mio cuore avevano cominciato a battere in fretta, molto più in fretta del solito. E io lo ascoltavo per addormentarmi: tun-tun-tun-tun! E tu ballavi a ritmo nella mia mente, ti contorcevi al suono della musica e ridevi, con la sigaretta in bocca. E che sapore amaro che avrai..? Ma lo voglio! Lo voglio! Anche se mi avvelena, io lo voglio! Mi creerà forse dipendenza, la tua lingua al gusto di tabacco? Si. Ma io urlerò come un pazzo legato nella camicia di forza che ti voglio! E poi t’ho rivisto, seduto sulla mia panchina. Oh, la rabbia che provai la mischiai alla gioia… Il mio volto m’era diventato nero da una parte, bianco dall’altra.. Il mio cuore si spezzò in due e ti caddi addosso, in un bacio che mi levò il fiato e mi portò per mano in un paradiso dove non vivono gli angeli ma creature fatte della stessa materia di cui si impastava il nostro amore. E stringimi nel tuo bacio al sapore della nicotina che non sento più, dammi ancora il tuo veleno. Ne ho bisogno! E no, no, non è dipendenza.. E’ la tua bocca rossa come truccata che mi mangia, e come vivere senza una parte di me?

Autore: Lussia

mercoledì 22 agosto 2012

Alma Gjini - Donne difficili


Sono le donne difficili quelle
che hanno più amore da dare..
ma non lo danno a chiunque.
Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire.
Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere.
Quelle che non si accontentano più.
Sono le donne difficili,

quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente,

quelli buoni da quelli no.
Quelle che ti studiano bene,

prima di aprirti il cuore.
Quelle che non si stancano mai di cercare
qualcuno che valga la pena.
Quelle che vale la pena.
Sono le donne difficili,

quelle che sanno sentire il dolore degli altri.
Quelle con l'anima vicina alla pelle.
Quelle che vedono con mille occhi nascosti.
Quelle che sognano a colori.
Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro.
Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore,

danno sapore alla vita.

Bisotti - La vera salvezza


A volte perdere quello che si voleva salvare può essere la vera salvezza.

martedì 21 agosto 2012

Donald harstad - Codice di sangue

Altra lettura tipicamente estiva, un bel trhiller con omicidi mistero e anche un po di macabro che non guasta mai . . . Inizia tutto con un omicidio, anzi con l'agente incaricato delle indagini che afferma di non aver mai investigato in nulla di simile, quasi al limite dell' umana comprensione . . . Un vampiro spietato che uccide succhiando il sangue alle proprie vittimi . . . Umana sugestione o realmente questa bestia del maligno si aggira tra di noi? Questo è ciò che si scopre durante la lettura di queste pagine, intrighi strani e alcune volte anche molto particolari . . . Finsione e realtà in un bellissimo romanzo . . . Diciamo

Il Dittatore

Un simpaticissimo film, ma nulla di speciale . . . Senza nessun messaggio profondo, tranne la parte finale, da vedere per i cultori dei film comici demenziali . . . La trama è la classica, un dittatore ricco e potente, despota, che viene detronizzato e dopo essersi fatto le ossa come commesso a New York . . . Riesce a prendere di nuovo il suo posto e a trovare il vero amore . . . Una serata passata a sorridere con le decine di scene comiche, ma non vi aspettate nulla di serio o profondo.

venerdì 17 agosto 2012

Licia Troisi - Le guerre del Mondo Emerso (Trilogia)

Le guerre del Mondo Emerso è una trilogia fantasy frutto della penna della scrittrice italiana Licia Troisi, pubblicata dopo le Cronache del Mondo Emerso, a cui si ricollega per alcuni fatti e personaggi, rimanendone però in gran parte indipendente. La saga si ambienta quarant'anni dopo la fine delle avventure di Nihal e Sennar, protagonisti dei primi tre romanzi.
Dubhe è la ladra più giovane e abile di tutta la Terra del Sole quando la Gilda degli Assassini decide di farne una schiava pronta a uccidere a comando. Ma nonostante la maledizione che si porta addosso, lei non diventerà un'assassina, diventerà una guerriera. Perché sono tempi di guerra quelli che attraversa il Mondo Emerso, quarant'anni dopo la sconfitta di Aster il Tiranno. Da una parte Dohor, Cavaliere di Drago e re della Terra del Sole, conduce senza pietà la sua conquista di tutte le Terre Emerse. Dall'altra, la Gilda degli Assassini è decisa a riportare in vita Aster e il suo culto sanguinario. Mentre si profila una funesta alleanza tra loro, il Consiglio delle Acque è indebolito e impotente. Solo Dubhe sarà capace di prendere in mano il suo destino e quello dell'intero Mondo Emerso, e di lottare fino all'ultima battaglia per la pace di un nuovo regno.

martedì 14 agosto 2012

J. Conrad - La mente dell' uomo


La mente dell'uomo è capace di tutto
perchè essa contiene tutto ciò che
appartiene al passato come tutto ciò che
appartiene al futuro.

mercoledì 8 agosto 2012

Anonimo - Un vero campione

Dietro un vero campione c’è sempre di più. Non solo il talento, non solo anni e anni di allenamento alle spalle, medaglie vinte e primati stabiliti. Un vero campione è colui che antepone l’amore per lo sport, per la propria disciplina, alla sete di vittoria. Un vero campione è colui che tra mille patimenti, con dolore, ma con estremo coraggio e dedizione, ha come obiettivo quello di riuscire a tagliare il traguardo per il quale ha lavorato mesi, anni. Non importa se un infortunio, un ostacolo, rallenta la sua corsa. Lui ce la fa, sempre e comunque. E questo non solo nello sport, ma anche nella vita.