mercoledì 31 ottobre 2012

Restyling

Ed ecco il nuovissimo template del blog, in stile ''Dark'' o meglio, in stile minimal e serioso, con una nuova immagine come titolo ed una citazione come introduzione, che secondo me rende benissimo l' idea di quello che è effettivamente una storia, o comunque una qualsiasi opera scritta. Spero che sia di vostro gradimento il nuovo layout, poi probabilmente effettuerà altre modifiche nei prossimi giorni . . . diciamo che questi sono solamente i primi tasselli di un grande restyling che vorrei apportare al blog . . . spero di avere abbastanza tempo e tutte le idee al posto giusto per concludere il prima possibile . . . Ricordate che:


Scrivere è trascrivere. Anche quando inventa, uno scrittore trascrive storie e cose di cui la vita lo ha reso partecipe: senza certi volti, certi eventi grandi o minimi, certi personaggi, certe luci, certe ombre, certi paesaggi, certi momenti di felicità e disperazione, tante pagine non sarebbero nate.
(C. Magris)


. . . Quante stanze a questa casa? . . .

E dopo aver pianto. Ho pianto da non avere più lacrime. L’ieri… anni e anni di accumulo di lacrime, anni di opprimente malinconia, dove ogni sorriso era forzato, ogni gesto controllato, ogni parola misurata… per te. Il mio cuore, lacerato, ti chiedeva aiuto… ma tu non sentivi, tu non capivi o per meglio dire tu sai solo quello che fa più piacere a te… gli altri sono un dopo. Se esiste un dopo, al di là di te! Tu sei unico e perfetto, tu sei affascinante, ammaliatore, fantastico… a tuo parere. Ecco, io sapevo e so che tu non sei così come dici… tu sei una persona egoista, egocentrica, tu sei uno che calpesta, molto delicatamente… E dopo aver pianto… con fatica, tanta fatica ho dato il latte al gatto… l’ho sempre fatto, ma oggi è stato diverso… il mio micio sapeva della fatica di tenermi su. I gesti erano lenti, faticosi anche la mano tra i capelli era stanca.
Volevo che tutto apparisse normale ma non riuscivo a raccogliere le idee… chi ero? Chi ero stata? Una donna oppressa da un amore… UNA, una qualsiasi che metteva lo smalto alle unghie, al buio… Che fatica… che malinconia, quanta tristezza nei miei anni… quanto dolore… Quante stanze ha questa casa? Sento dei confini limitatissimi, sento un grido che parte da dentro, sbatte contro le pareti e torna a me, non si allontana. “Quanti anni hai” chiedo a quella dello specchio, non risponde… ll fischio di un treno da lontano… potrei prenderlo ma non posso… il grido si è fermato alla porta, non mi lascerà passare… Tu, tra poco arrivi, sono le cinque, non dirai nulla mi chiederai se è tutto a posto io ti dirò di si … e quindi, ecco la cena all’improvviso con i colleghi… è martedì. I tuoi martedì… i miei martedì… i nostri. Oggi è martedì… ho comprato un vestito, volevo andare a una festa. Quale festa? Il gatto mi è vicino, mi guarda… una vetta di capelli mi cade su un occhio, e vedo doppio; due gatti.Io conterò fino a cento e poi altri cento… e poi… il grido è andato, lontano… senza ritorno. Sei qui. Non apro.

Autore: Vella Arenaa

lunedì 29 ottobre 2012

Eurochocolate 2012

Ebbene si, essendo uno studente/lavoratore di perugia, affiliato a causa proprio dell' università, non ho potuto non partecipare per l'ennesima volta al periodo più cioccolatoso dell' anno. Tutto il centro storico, negozi e molto molto altro erano imbanditi e ''addobbati'' per l' occasione. Francamente dopo quasi 9 anni, devo dire che un pochino mi ha stancato, e sopratutto sta diventando sempre più monotono e commerciale, senza più il brio e l' estro che rendeva tutto magico. Infatti, dopo aver portato un giorno i miei amici a vedere tutto questo ''popò'' di festa, il secondo giorni, già stufi, siamo andati a fare una visita alla fabrica della Perugina, dove abbiamo fatto un escursus prima temporale, ripercorrendo la storia della fabbrica e del mitico Bacio, che quest'anno compie ben 90 anni di vita e poi alle cantine di Monte Vibiano, fuori Perugia, una giornato molto molto carina, con gita su auto elettriche per visitare la tenuta, poi visita guidata alle cantine e infine una degustazione dei loro vini . . . Tutto rigorosamente gratis, anche se alla fine, un pò per passione, un  pò per pentimento, abbiamo comprato delle bottiglie di vino . . . tutto buonissimo aggiungerei . . . e lontani dal caos, e dallo squallore che a mio avviso caratterizza le ultime edizioni dell' Eurochocolate . . . Se non ci siete mai stati, sicuramente è un esperienza da provare, ma dubito fortemente che tornerete più di due volte a Perugia in quel Periodo.

mercoledì 24 ottobre 2012

Luis Vaz de Camoes - Tu sai darmi



Così per me tu reggi la vita e la morte
racchiuse nella luce dei tuoi occhi,
e sai darmi con il tuo sguardo morte e vita,
e io sono felice,
anche se la mia sorte vuole che la mia vita dipenda da te;
se mi dai la morte, presa da te la morte mi sara' gradita.

martedì 23 ottobre 2012

Ted

Il film comico del momento, graffiante come solo il padre dei Griffin può essere . . . una pellicola vietata ai minori di 14 anni, ma a mio avviso potrebbero tranquillamente metterla vietata ai 18 anni, perchè il linguaggio e alcune scene potrebbero essere troppo ''forti'' per un ragazzo di appena 14 anni, e giuro che in sala c' erano più loro che adulti come me.
La storia inizia con un bambino escluso dai compagni che per natale riceve un peluches come regalo e dopo aver espresso un desiderio questo prende vita e diventa il suo miglior amico . . . per tutta la vita . . . altro non posso dirvi, perchè altrimenti si perde tutta la magia e la storia del film . . . devo dire che mi ha veramente colpito, e alla fine mi ha lasciato compiaciuto di quello che ho visto e delle sensazioni che ho ''provato''.
Film consigliato per passare un pomeriggio o una sera al cinema per farsi due risate, possibilmente in compagnia

lunedì 22 ottobre 2012

Leonard Cohen - Il vero amore



Il vero amore non lascia tracce
Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai
Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve
Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente puó restare
Un momento nell'aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli
E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano

mercoledì 17 ottobre 2012

Wolfgang goethe - Penso a te



Io penso a te
quando dal seno del mare il sole sorge
e i suoi raggi dardeggia;
io penso a te
quando al chiarore lunare l'onda serena biancheggia.
Io penso a te
quando sale la polvere lungo il lontano sentiero,
e nella notte oscura,
quando al passeggero sul ponte
il cuore balza di paura.

martedì 16 ottobre 2012

Nesli - Ti sposerò



". . . saremo luce che attraversa il buio . . . brilleremo come stelle sopra questo mondo per sempre . . . vita per sempre avrò . . . perché la fine non esiste . . . ti sposerò ti sposerò . . . e se la vita che fugge io non fuggirò non lo farò . . . non mi vedrai mai e poi mai mai mai . . . ti sposerò . . . "

venerdì 12 ottobre 2012

Emma - maledetto quel giorno

#313 - Il crollo



Soggetto e sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Giovanni Freghieri
Copertina: Angelo Stano

Rimasto sepolto vivo sotto le macerie di un palazzo, Dylan si sveglia privo di memoria e braccato da una famelica creatura dalle intenzioni tutt’altro che amichevoli. Alla ricerca di una via di fuga e dei ricordi perduti, l’Old Boy si unisce a un gruppo di superstiti, scoprendo però presto, a proprie spese, che nessuno è realmente chi dice di essere!

#308 - La Dea Madre


Soggetto e sceneggiatura: Giuseppe De Nardo
Disegni: Marco Nizzoli
Copertina: Angelo Stano

Fidanzato con l’avvenente Myra, di qualche anno più grande di lui, l’Indagatore dell’Incubo conosce Hillary, figlia adolescente della donna. La ragazzina, dal carattere ribelle, è fuggita da un esclusivo collegio femminile fuori Londra dove, secondo lei, avvengono fatti spaventosi. Offertosi di riaccompagnarcela, l’Old Boy scoprirà a sue spese quali terrificanti segreti si nascondono all’interno dei confini di un luogo in cui gli uomini farebbero bene a non mettere mai piede!

mercoledì 10 ottobre 2012

21

Come avete notato mi sono dato un pochino ai cinema, con dei filmetti abbastanza carini, o almeno secondo me lo sono. In particolare questo film mi è piaciuto moltissimo, sia la prima volta che l'ho visto sia ora che è stato ritrasmesso in Tv. Vediamo il nostro protagonista Ben Campbell che è un brillante e un po' impacciato studente con un futuro molto promettente, ma con problemi finanziari che possono ostacolare il suo ingresso all'università di medicina di Harvard. Grazie al suo talento per numeri e calcoli, entra nel team di Blackjack del MIT, un gruppo di studenti con spiccate doti matematiche, guidato dal professore e mentore Mickey Rosa, anche lui ex contatore. Il team ha elaborato un complesso sistema di conteggio delle carte da gioco, che gli permetterà di sbancare i tavoli di blackjack. Il gruppo si reca così ogni week-end a Las Vegas dove nel giro di poco tempo guadagna ingenti somme di denaro; ben presto Ben si farà coinvolgere più del dovuto, affascinato dalla scintillante città del vizio e oserà fino a farsi dapprima rimproverare dal professore e quindi notare da Cole Williams, responsabile della sicurezza di vari casinò, che decide di risolvere la cosa con metodi poco ortodossi su segnalazione dello stesso Rosa. Chissà se sarà tutto rose e fiori, comunque il film è molto bello e entusiasmante, considerando che è anche una storia vera.

L' era glaciale 4


La storia comincia alcuni anni dopo la fine del terzo capitolo. Scrat, cercando ancora una volta di seppellire la sua ghianda, apre a metà una montagna e precipita fino al centro della terra causando una catastrofe di proporzioni mondiali, da cui avverrà la deriva dei continenti. Intanto, Manny è un padre iperprotettivo verso la figlia adolescente Pesca, che desidera frequentare i suoi coetanei tra cui Ethan, per cui ha una cotta. Nel frattempo, Sid si riunisce con la sua famiglia, che lo aveva abbandonato nel primo film e che lo
abbandona nuovamente, lasciandogli Nonnina, considerata un peso. Ignorando le proibizioni del padre, Pesca insieme all'amico Louis la talpa, si dirige verso le cascate, dove si riuniscono i giovani, ma viene sorpresa da Manny che la sgrida davanti a tutti.
Pesca, arrabbiata e imbarazzata, gli dice che non lo vorrebe come padre. In quel momento avviene la separazione dei continenti, che divide Manny, Sid e Diego da Ellie e Pesca. I tre si salvano su un iceberg galleggiante e, mentre vanno alla deriva, Manny dice a Ellie e Pesca di dirigersi insieme al resto del branco verso un ponte poco distante, dove poi si sarebbero ritrovati.
Dopo essere riusciti a sopravvivere a una violenta tempesta e dopo aver scoperto di avere con sé anche Nonnina, fino a quel momento addormentata all'interno di un albero, gli amici vengono catturati da un gruppo di pirati, guidati dallo scimmione Capitan Sbudella insieme al suo primo ufficiale, una tigre dai denti a sciabola di nome Shira. I tre si rifiutano di unirsi all'equipaggio, e dopo una lotta distruggono la nave nemica facendo cadere in acqua tutti i pirati. Dopo qualche giorno di navigazione il branco e Shira, abbandonata dalla ciurma di Sbudella ma ancora fedele al suo capitano, raggiungono un isola. Qui scoprono che i pirati hanno assoggettato degli animaletti, gli iraci, per farsi costruire una nuova nave. Manny concorda con essi per rubare la nave e tornare a casa. Qui Sid affamato da giorni, mangia una bacca di loto e si paralizza quasi completamente. Il gruppo riesce a impossessarsi della nave di Sbudella ma prima che anche Diego possa salire sulla nave, Shira lo attacca. Lui riesce a convincerla a venire via con lui, ma la tigre decide di bloccare Sbudella che stava per raggiungerli. Lo scimmione, a quel punto, crea una nuova nave e promette di vendicarsi. Pesca, intanto, per essere accettata da Ethan e i suoi amici dice di non essere amica di Louis, considerato uno "sfigato". Ma si fa sentire proprio dalla talpa che, ferito, la evita. La giovane mammuth capisce allora che i veri amici sono meglio di quelli falsi, e si pente di quello che ha fatto. Manny, Diego, Sid e Nonnina vengono quasi ipnotizzati dallo sguardo di alcuni mostri marini, scambiati per sirene sugli scogli, ma si salvano. Insieme raggiungono il ponte, che però è ormai andato distrutto.
Il resto lo scoprirete andando al cinema o per vie ''traverse'' . . . Il film comuque merita alla grande, come del resto i precedenti capitoli.

martedì 9 ottobre 2012

Il nuovo corso in palestra


Perché il mondo è maschilista? Capisco che si è raggiunta la parità, che le donne sono valutate quanto gli uomini e cose affini . . . ma alla fin dei conti non è proprio così . . . un esempio?! Il corso che seguo in palestra . . . uscito dall' ufficio mi aiuta a scaricarmi e a togliermi dalle spalle un bel po’ di stress, poi essendo vicino casa non ho proprio scuse . . . quindi mi cimento spesso, solitamente 3 volte a settimana, con questo corso di Body Sculpt, serie di esercizi, con lo step, seguiti da ripetizioni prolungate con carichi bassi per rafforzare e tonificare tutto il corpo . . . una fatica assurda, ma la cosa bella è che siamo io e tutte donne, anzi ieri c' era un altro maschio, sperando che non abbia sbagliato corso. Ho sempre fatto sport dall'infanzia e in modo continuato mi sono sempre tenuto in forma, con nuoto, palestra, corsa, ecc, quindi non proprio fuori forma da non sopportare un' ora di lezione in palestra, ma ogni volta esco sfinito . . . anche se viene considerato uno sport d femmina, almeno a Perugia, nel resto d' Italia questi problemi non se li fanno. Ora mi chiedo perché ti considerano ''inferiore'' se pratichi sporta da ''femmina'', oppure perché una donna che fa sport da ragazzo và bene e soprattutto non viene diciamo ''derisa''? Questa è una bella domanda, come una donna che porta i pantaloni e un uomo che porta la gonna . . . gli esempi si sprecano, ma nella consuetudine o comunque nel pensiero comune non credo che la parità sia stata raggiunta e credo non si raggiunga molto a breve.


Con questo mio pensiero torno a scrivere su ''on the road'', sperando che domani la lezione non mi sfianchi come al solito e soprattutto che qualche altro uomo abbia ''l'apertura'' mentale adatta al secolo in cui ci troviamo.

Merendero - Due passi



Vorrei dirti che ti amo
Un po’ meno goffamente
E sussurrartelo piano piano
Per dirtelo più dolcemente
Vorrei dirti che ti amo
Che ti amo veramente
E poi prenderti per mano
E fare due passi nella mia mente
Vorrei dirti che ti amo
Con i fatti solamente
Ché ste’ parole che riamiamo
Son cose che servono a niente
Vorrei dirti che ti amo
Con gli anni che corrono velocemente
Tra le rughe che nascondiamo
E il cuore che non si arrende
Vorrei dirti che ti amo
Che ti amo profondamente
E non ti chiedo dove andiamo
Ma andiamoci insieme solamente
Vorrei dirti che ti amo
Un po’ meno maldestramente
Con le parole io sono un nano
Tu leggilo nei miei occhi solamente
Ma io lo so che tu vedi
Oltre i limiti del mio essere apparente
E per questo lo so,
lo credi
Che io ti amo veramente!

giovedì 4 ottobre 2012

. . . Il pittore e l’amicizia . . .

Preso il pennello, dopo averlo intinto in un vasetto di color porpora acceso, lo poggiò sulla tela, con la delicatezza e la cura di un esperto. Sparse il colore sullo sfondo immacolato e candido, facendo attenzione a non uscire dai bordi, orlati dal nero intenso che aveva utilizzato per realizzare il disegno. Il conte Licano Bianchi lo guardava con interesse; amava ammirarlo mentre si destreggiava fra tutte quelle diverse tonalità e fra quei contorni che prendevano vita al tocco delle setole morbide del suo pennello. Dipingeva soprattutto paesaggi e riusciva a comunicare, attraverso di loro, sentimenti e sensazioni, che si leggevano grazie a dettagli unici. Il suo sole brillava di una luce vera e immobile; i suoi cieli, azzurri e limpidi, splendevano di quella luce, in grado di suscitare emozioni in chi li osservava; i suoi prati, i suoi monti vibravano del colore della natura, di un verde sfumato e sbiadito; i suoi fiumi, i laghi, i mari, sorridevano trasparenti e riflettevano i raggi del sole o la pallida luminosità della luna; esseri viventi, colori, materia, venivano animati da semplici, ma esperti, accostamenti cromatici e da un tocco di passione. “Non dovresti concentrarti così, mentre dipingi, Camillo”, disse il conte al suo amico pittore, che corrugava la fronte, “o rovinerai quel ritratto”. “Non c’è nulla di più volgare di un ritratto senz’anima, amico mio”, rispose il duca Camillo Dankar, che spesso si dilettava dedicandosi all’arte, “e sono sicuro che accendendo con questo rosso le labbra della fanciulla che dipingo, darei, alla sua bocca delicata solo un po’ di vita”. Licano sorrise della testardaggine del suo amico e continuò ad osservarlo mentre dipingeva e muoveva le sue mani con tratti precisi e sicuri. “Sai, non è importante come verrà questo quadro; è solo una fedele riproduzione della realtà, niente a che vedere con l’arte, è poco più di una fotografia”, disse ancora il duca dando gli ultimi tocchi di colore alle labbra cesellate della ragazza. “Se questa non lo è, cos’è ciò che tu chiami arte?”, gli domandò il conte Licano sarcastico. “Tutto ciò che viene dal cuore, che suscita sensazioni, che trasmette emozioni, che rende vivo ogni mio sentimento. E’ arte ciò che si crea non per puro gusto estetico, ma per dare un’anima a ogni idea, pensiero, riflessione. Questo ritratto nasce per rappresentare la realtà nuda, senza il filtro delle mie passioni”, rispose il pittore assorto nella sua opera, “mi rifiuto di chiamarlo arte”. “Come siete complicati voi artisti”, replicò l’amico, “ma voglio che la tua prossima opera sia per me e devi metterci dentro tutta la tua arte”. “Benissimo”, disse il duca Camillo, “allora il quadro che creerò per te, nascerà esclusivamente dalla mia anima”. “Però non voglio che tu dipinga uno dei tuoi splendidi tramonti dorati, o uno dei tuoi laghi dalle acque d’argento, o la luce ramata del primo mattino. E non voglio un quadro astratto, ricco di colori e privo di significato, né la rappresentazione dei dolci suoni della natura e dei canti melodiosi degli animali”, disse ancora Licano, “voglio che tu dipinga per me l’amicizia e non l’amicizia che gli uomini dicono di offrirsi a
vicenda, corrotta e macchiata di menzogna, ma l’amicizia pura, che sosta nel cuore di chi prova nobili sentimenti, l’amicizia vera, sincera, che è molto rara e difficile da incontrare nella vita”. Di fronte a quella richiesta così insolita, l’artista rise. “Quello che tu mi chiedi non è facile. Io non so che aspetto abbia un’amicizia pura, vera e sincera, perché non ne ho mai incontrata una così”, gli disse. “L’amicizia che gli uomini concedono agli altri nasce da opportunismo, falsità, dal bisogno di non rimanere soli, dalla necessità di mentire a qualcuno e non dai sentimenti reali che scaldano il cuore. I cuori degli uomini sono gelidi e la vera amicizia è molto freddolosa”, proseguì il pittore con un sorriso realista sulle labbra. Il conte rise, “devo dedurre che non saprai dipingere ciò che ti chiedo?”. “Non c’è nulla che io non sappia rappresentare; le immagini e i colori che nascono dal mio pennello prendono vita; dammi una settimana di tempo e avrai il tuo ritratto dell’amicizia”, replicò il duca con una falsa sicurezza, che celava in realtà l’incertezza di chi non sa risolvere un problema. Quando il conte andò via, il nobile pittore abbandonò la tela a cui si stava dedicando con tanta cura e perfezione e decise di donarsi interamente al nuovo impegno.
Pensò all’amicizia, ma non seppe darle un volto; parlò alla sua anima, ma non trovò il soggetto che cercava;
interrogò il suo cuore, ma in lui non si accese nessuna scintilla, nessun bagliore, nessun lume d’ispirazione. Il duca stette a riflettere per diverse ore e alla fine, scoraggiato, decise di distrarsi un po’ facendo una passeggiata. Giunse nei pressi delle vie piene del mercato; la vita scorreva rapida e frenetica sotto i suoi occhi; chiasso, rumori, voci, suoni, sembravano rispecchiare lo scenario polveroso, caotico, affollato del quartiere. Troppa confusione per chi era in cerca di qualcosa di non commerciabile. Lasciò, quindi, la zona del mercato e andò a sedersi su una panchina in un parco poco distante. Il sole splendeva alto quel giorno e sembrava che, con i suoi raggi dorati, volesse regalare un sorriso a chi lo ammirava; l’erba umida e verde del prato e le foglie degli alberi danzavano con grazia accompagnati dolcemente dalla brezza fresca e leggera; il cielo sembrava un’enorme distesa azzurra senza fine, limpido e pulito; e gli uccellini cinguettavano di gioia. Il duca Camillo si soffermò ad osservare due scoiattoli che saltellavano tra i rami di un vecchio albero raggrinzito; quegli animaletti riuscivano a rendere allegra quella povera pianta triste, consumata dagli anni e dal cattivo tempo. Mentre si divertiva a guardare la scena con un sorriso a fior di labbra, si sedette accanto a lui un signore, di una certa età, ma molto distinto. “Come mai è così pensieroso?”, chiese al pittore dopo un po’. Lui lo guardò stupito del suo interessamento e gli rispose “sa, ho un problema; sto cercando l’amicizia, devo farle un ritratto, ma proprio non so come potrei dipingerla”. “E come mai non sa come
dipingerla? Non dovrebbe essere difficile per un bravo artista, come lei sembra; il mondo è pieno di amicizia; gli uomini la regalano con molta facilità…. Non credo che le diano molto valore”, rispose il signore, con le guance arrossate lievemente dal caldo. “Ma io non cerco un’amicizia qualsiasi, quella che devo ritrarre è la vera amicizia, che dimora nel cuore di pochi uomini insieme alla sincerità, alla fiducia, all’affetto, all’onestà, e che raramente essi regalano perché non sono in grado di possederla”, replicò il duca. “Capisco la sua difficoltà, allora”, disse il signore, “ma forse posso darle una mano.
Tante persone dicono di essere miei amici, magari tra loro troverà qualcuno che possiede ciò che lei cerca”. “Questo è molto gentile da parte sua, ma non deve disturbarsi così”, disse il pittore, ma il signore lo interruppe e gli disse “non mi crea nessun disturbo e poi anche io sono curioso di scoprire che aspetto ha l’amicizia. Stasera ci sarà una festa a casa mia alle otto, in via del Ginepro 22; ci sarà tanta gente. Non mi dispiacerebbe se venisse anche lei… forse troverà qualcuno di interessante…”. Il duca Camillo accettò gentilmente all’invito e, dopo aver salutato cortesemente il signore, andò via sorridente, nella speranza di venire a capo del suo cruccio. Le otto non tardarono ad arrivare ed egli non ebbe difficoltà a trovare via del ginepro. Era una via molto tranquilla e silenziosa, ma abbastanza centrale, lievemente illuminata dalla luce fioca dei pochi lampioni, che emanavano un bagliore giallo e poco intenso. Il portone dell’abitazione al numero 22, era davvero molto bello, finemente lavorato e decorato da intarsi eleganti, che davano un aspetto più raffinato al palazzo stile liberty. Nel silenzio della strada, il suono vispo e acceso del campanello, rimbombò sonoramente. Poco dopo, una cameriera, non più tanto giovane, aprì; indossava un abito nero un po’ consumato, ma aveva una grazia, che donava nuova vita alla sua bellezza, sciupata dagli anni.
La cameriera lo fece entrare e lo condusse gentilmente dal padrone di casa. Questo lo salutò in maniera molto garbata e lo presentò ai suoi ospiti. La serata sembrava cominciare bene. Il duca ebbe modo di parlare un po’ con tutti i presenti, ma si rese conto che davvero l’amicizia difficilmente dimorava nel cuore degli uomini. Non appena la festa terminò e, a poco a poco, gli ospiti furono andati via, il padrone di casa si avvicinò al pittore, “allora ha trovato ciò che cercava?”, gli chiese con interesse. “Purtroppo no”, gli rispose lui, “i suoi amici, se così li si può chiamare, non nutrono sentimenti di reale affetto nei suoi confronti. Alcuni la frequentano perché è molto ricco, altri per il suo buon nome, altri ancora per sparlare di lei; ma nessuno le
sta donando un’amicizia sincera. Alcuni di questi la abbandoneranno alla prima difficoltà, altri non ci saranno quando lei avrà un problema e quelli che dicono di essere i suoi migliori amici, la colpiranno alle spalle quando meno se l’aspetta. Mi dispiace”. “Immaginavo che avrebbe scoperto questo”, replicò il signore con tranquillità sorseggiando un cocktail color arancio vivo, “ma alla fine, se li lasciassi, resterei solo e non posso fare della solitudine la mia migliore amica; preferisco tante false amicizie alla solitudine”. “Sono d’accordo con lei”, disse il duca Camillo con un sospiro, “il mondo è pieno di persone affascinanti che si possono frequentare, ma l’importante è non dar loro la fiducia che si darebbe ad un vero amico; la calpesterebbero senza pietà.
Un’amicizia accompagnata da fiducia è un fardello troppo grande da sopportare per chi ha un animo arido e freddo”. “Ha ragione”, affermò il signore, “ma sarebbe meglio non dare fiducia neanche a quelli che sembrano veri amici, perché non si accorgerebbero di possedere un bene così prezioso e la rovinerebbero”. “Com’è triste pensare che l’amicizia per gli uomini sia solo opportunismo e disinteresse e che la vera
amicizia sia così difficile da trovare”, aggiunse il duca, “stasera ho parlato con più di cinquanta persone e nel cuore di nessuno di loro albergava questo sentimento”. “Ma ora come farà a realizzare il quadro?”, gli domandò il signore. “Stasera ho avuto molta fortuna e ho trovato una soluzione”, disse lui con un sorriso espressivo, “non posso rappresentare la vera amicizia perché non so che aspetto abbia, ma posso dipingere la vera amicizia per ciò che non è. Stasera tutti i suoi invitati avevano una concezione diversa dell’amicizia, falsata e irreale; non ho trovato ciò che cercavo, ma ho capito tante cose. Dipingerò la vera amicizia così come io la vedo, senza volto.” Il padrone di casa rise, gli faceva piacere che il pittore avesse trovato una soluzione, “mi deve promettere che, una volta terminata la sua opera, me la mostrerà”, gli disse. “Volentieri”, rispose lui, e, dopo averlo salutato con gentilezza, si avviò verso casa sotto la luce fioca dei lampioni. Era felice perché si era accorto che possedeva già nel suo animo la soluzione, ma, semplicemente, non aveva
saputo darle vita. Cominciò a lavorare alla sua opera dalla mattina presto. Si svegliò all’alba con i primi raggi di sole e, subito dopo una colazione sostanziosa, mise mano ai pennelli. Si occupò del quadro per tutta
la settimana, ci mise tutto il suo impegno, il suo amore, la sua attenzione, la cura dei particolari; utilizzò tantissime sfumature di colori e gli seppe regalare una luce meravigliosa. Stava davanti alla sua opera e gli sembrava che non esistesse altro; si allontanava di pochi passi per osservarla meglio, aggiustava i dettagli, ritoccava alcune figure. Ogni tanto riceveva qualche visita dal conte Licano, che chiedeva informazioni sul suo quadro, ma l’artista lo mandava via gentilmente, gli diceva che era a buon punto, che era abbastanza soddisfatto di come procedeva il lavoro, e tornava ad occuparsi della sua amicizia, che pian piano
prendeva forma sulla tela candida. Muoveva il pennello con una tale abilità e attenzione, che sarebbe stato un piacere per chiunque poterlo guardare. Le sue linee erano perfette, le curve raffinate, le immagini eleganti e curate, i colori perfettamente disposti. Una volta terminato il quadro, lo sistemò di fronte alla finestra per osservarlo meglio illuminato dalla luce del sole. Era davvero arte quella che stava ammirando. Dentro
l’opera aveva messo tutte le sue emozioni, le sue idee, i suoi sentimenti. “Davvero stupendo”, disse il conte suo amico non appena ebbe occasione di vederla, “ma mi dispiace rimproverarti che nel quadro non è presente ciò che io ti avevo chiesto”. Il duca sorrise divertito, “immaginavo che avresti fatto questa affermazione, eppure, se osservassi bene, ti accorgeresti che non manca nulla”. L’amico lo osservò allora da
vicino; un quadro davvero molto raffinato, finemente curato in ogni minimo dettaglio. La parte destra
della tela era occupata da un’enorme tavola imbandita, a cui sedevano personaggi vestiti con abiti eleganti e sfarzosi; alcuni chiacchieravano animatamente, altri scherzavano, altri ancora ridevano o mangiavano avidamente. La parte sinistra della tela, invece, era dominata dall’immagine di una povera mendicante, velata
dall’ombra; il suo volto non si poteva distinguere con chiarezza, i suoi abiti erano logori e sporchi, i suoi piedi
nudi e gelati. Sedeva in un angolino dalla grande sala illuminata da ricchi lampadari di vetro, ma la sua figura rimaneva al buio; accanto a lei, in secondo piano, si distinguevano con difficoltà altre figure, forse quattro o
cinque, che indossavano gli stessi abiti consumati e sudici. Il conte osservò l’opera con attenzione, “ho capito”, disse infine, dopo averla guardata per diversi minuti, “l’amicizia è rappresentata dalle persone
che prendono parte al banchetto, che si divertono e passano insieme il tempo come fanno gli amici”. Il nobile pittore rise soddisfatto del fatto che il significato celato dalle sue pennellate precise sulla tela, non fosse così esplicito.
“Temo proprio che ti sia sbagliato”, gli disse poi, “davvero non vedi dove si trova l’amicizia? Eppure anche
se un po’ nascosta è ben visibile….”.
Il conte Licano si soffermò ancora su qualche dettaglio, ma alla fine dovette arrendersi. “Vedi”, proseguì il
duca, “la vera amicizia non ama mostrarsi, preferisce stare nascosta, al sicuro dai cattivi sentimenti; il suo volto è nell’ombra perché ha paura e, come chi ha paura, non vuole essere vista; indossa abiti rovinati e sporchi perché spesso sono macchiati dall’infamia e dalle bugie degli uomini; trema per il freddo perché i loro sentimenti non emanano abbastanza calore da riscaldarla; non è sola, la sincerità, l’onestà, la fiducia,
la lealtà le fanno compagnia, anche loro, come lei, emarginate e lasciate da parte”. “Quindi l’amicizia è
rappresentata da quella figura che a me sembrava una mendicante….”, esclamò stupito il conte, “ma le
persone che fanno baldoria attorno al tavolo chi sono?”. Il duca Camillo sorrise, “sono la menzogna, l’inganno, l’avidità, l’avarizia, il dolore, l’invidia, la malignità, che abitano nei cuori aridi degli uomini, dove trovano spaziose dimore e si nutrono in abbondanza dei loro sentimenti. Banchettano in allegria perché non hanno preoccupazioni, dal momento che sono sempre i benvenuti all’interno degli animi umani”. Il conte gli sorrise a sua volta e gli disse “tu non sei solo bravo a dipingere, sei bravo, soprattutto ad interpretare la nostra realtà umana”. E detto ciò, dopo aver salutato il suo amico, andò via con la tela che gli aveva donato.