venerdì 7 novembre 2014

Albert Einstein - Avvicinarsi al fuoco


Nessuno stupido si avvicinerebbe al fuoco dopo aver capito che scotta.
Nessuno, tranne chi ha un motivo valido per bruciarsi.

mercoledì 22 ottobre 2014

Giorgia - Io fra tanti


Solo uno fra tanti
ti guarderà come sei
e viaggerà quando ridi,
nei pensieri che vivi,
negli sbagli che fai.

mercoledì 15 ottobre 2014

Tali Sorek - Ho dipinto la pace



"Avevo una scatola di colori,
brillanti, decisi, vivi.
Avevo una scatola di colori,
alcuni caldi, altri molto freddi.
Non avevo il rosso per il sangue dei feriti.
Non avevo il nero per il pianto degli orfani.
Non avevo il bianco per le mani e il volto dei morti.
Non avevo il giallo per la sabbia ardente,
ma avevo l'arancio per la gioia della vita,
e il verde dei germogli e i nidi,
e il celeste dei chiari cieli splendenti,
e il rosa per i sogni e il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la pace "

lunedì 13 ottobre 2014

Alessandro D'Avenia - Due modi per guardare il volto



Ci sono due modi per guardare il volto di una persona.
Uno è guardare gli occhi come parte del volto.
L’altro è guardare gli occhi e basta, come se fossero il volto.
È una di quelle cose che mettono paura quando le fai.

venerdì 10 ottobre 2014

Bertold Brecht - I bambini giocano


"È raro che giochino alla pace
perché gli adulti da sempre fanno la guerra
tu fai pum e ridi
il soldato spara
e un altro uomo non ride più

È la guerra
C'è un altro gioco da inventare
far sorridere il mondo
non farlo piangere"

giovedì 9 ottobre 2014

Shadowhunters & De Gregori - Ma se soltato per un attimo . . . ti sto guardando


". . . E adesso ti sto guardando e tu mi chiedi se ti amo ancora, come se io potessi smettere di amarti . . . "

cit. Citazione del libro Shadowhunters, città di vetro


". . . Ma se soltanto per un attimo
potessi averti accanto
forse non ti direi niente
ma ti guarderei soltanto . . ."
cit. De Gregori

Fonte: Sei La Mia Vita ...♥

lunedì 6 ottobre 2014

Ago - Segni ignorati



Quando voglio gettare
sale sulle mie ferite,
basta rileggere 
le tue lettere,
crude e secche come
colpi di frusta.
Ma sono inutili cicatrici, 
perché non mi ricordano
la persona che sei.
Rimane solo il mio stupido amore.
Ostinato.

Fonte:http://racconti-brevi.blogspot.it/

giovedì 17 aprile 2014

. . . Terra dei Fuochi . . .

Gli uomini si fermarono in quelle terre, dove i monti degradavano dolcemente al mare, che si vedeva all’orizzonte. Il sole rifletteva i suoi raggi sulle onde lontane mentre un tiepido vento primaverile spirava da ovest, portandone il profumo. Il capo di quegli uomini piantò un palo nel terreno. Questa sarà la nostra casa, disse. Quegli uomini e quelle donne amarono le terre che avevano scelto e le fecero prosperare. Sudore e fatica. Soddisfazione, infine.

Un’ombra scura si avvicina alla catasta maleodorante. Vista dal basso altro non è se non un buco oscuro nella coperta stellata della notte. La luna è nuova. Solo le piccole stelle osservano la scena coi loro freddi occhi distanti. La loro luce non si riflette in quel buco nero. Fotoni che viaggiano per milioni di anni, poi lì cadono. E muoiono.
L’ombra sa che quello che sta facendo è sbagliato, perché tutto sommato se non la scuola poco frequentata, almeno anni di cartoni animati filo ecologici gli hanno posto una pulce nell’orecchio. I film, i programmi televisivi. Concetti come paesaggio, natura da salvare e inquinamento non gli sono estranei. Sa quali saranno le conseguenze del suo gesto.

Altri uomini passarono da quelle terre e le trovarono belle. Il clima caldo, il paesaggio delizioso. Gli altri uomini presero per sé quelle terre. I primi soffrirono difendendole. Alla fine cedettero.
Gli imperi sorsero e caddero. I grandi della Terra fecero ancor più prosperare quel lembo di impero. Soggiogati da quei luoghi. Forse anche per il vulcano che ne teneva a bada la superbia con la sua mole incombente. Un vulcano divino che fece sentire la sua presenza, distruggendo intere città. Ma lontano. Non lì, dove fu piantato anticamente quel palo di legno.

Però la brama di soldi è più forte e poco impiega a distruggere quelle friabili barriere morali, tanto faticosamente costruite. La sete di potere, che sembra muovere solo i cattivi dei film, è in realtà un tarlo che gli rode il cervello. Coi soldi arriveranno le belle macchine. Con le belle macchine le belle donne. Altrettanto vuote. Come lui.

Gli anni si susseguirono. I Secoli. Uomini e donne nacquero e morirono calpestando e amando quelle terre. Arricchendole di colture e culture. L’arte le fece splendere mentre la miseria serpeggiava. Come sempre i ricchi sprecavano ed i poveri morivano. Era così in tutto il mondo. Non è possibile che in quei luoghi non fosse.
Poi alcuni tra i poveri si ribellarono. Alcuni tra i poveri non vollero più soccombere al volere degli inetti che li governavano. Ma non lo fecero in nome del popolo. Non si ribellarono per gli altri. Ma solo per sé.
Con la forza presero dagli altri poveri ciò di cui avevano bisogno. Con le armi rubarono ai ricchi e ai poveri. Con il sangue crearono un loro dominio. Un’istituzione di terrore.

Il giovane uomo che genera quell’ombra nera ha un tremito lungo la spina dorsale, quando sente il verso di un uccello notturno. Una civetta forse. Il verso è come un urlo stridulo. Sembra un grido di agonia che rimbalza sui tronchi degli alberi e muove l’aria, che trema fredda. L’eco si disperde nelle dolci vallate che dividono le colline di quelle terre meravigliose abitate fin da tempi antichi da uomini forti e gentili. Purtroppo anche spietati.
Si stringe nelle spalle e pensa. Il pensiero suo è selvaggio e incostante. Gli viene in mente l’abbraccio di sua madre, che gli manca. La teglia di pasta al forno delle domeniche passate in famiglia, quando l’odore della cucina lo svegliava e annunciava il giorno di festa. Ora non ci sono più giorni di festa. Ha allontanato l’ala protettrice della madre. Ha rinnegato il padre sempre assente. Ha voluto denaro facile. Ma non si è reso conto della disperazione che gli sta rodendo l’anima. Come ruggine.

Sopravvissero a due grandi guerre. Anzi le sfruttarono per insinuarsi nelle stanze del potere. Quei poveri ebbri di ricchezza non vollero più cederla. Volevano soldi, lusso. Divennero uno Stato parallelo accanto a quello ufficiale, che non li combatteva ma con loro volentieri mercanteggiava.
Un giorno lo Stato e questi uomini nuovi, diversi per coscienza e morale dai loro antichi progenitori, si accordarono. La follia guidò le menti.
Lo Stato avrebbe chiuso gli occhi in cambio di denaro. Loro avrebbero distrutto gli scarti dello Stato bruciandoli in aperta campagna.

L’uomo apre la tanica di benzina e versa il contenuto sul cumulo puzzolente. Poi vi getta anche la tanica. Forse bruciando quella plastica sarà il fumo meno dannoso del falò imminente.
Lo zolfo infernale prende fuoco, sfregato sulla carta vetrata della confezione. L’uomo getta la fiamma. Subito lingue alte si sprigionano da quel cumulo. La luce calda illumina un enorme discarica a cielo aperto, dove sono stati gettati i rifiuti di tutto il Paese. Scarti industriali, farmaci scaduti, veleni di ogni sorta.
Le volute di fumo nero illuminato dal basso assumono forme di demoni feroci, che mordono l’aria limpida della notte. Corrono verso l’alto, portandosi dietro i miasmi della morte.
Si disperderanno nella campagna.
Avveleneranno le piogge.
Distruggeranno le coltivazioni.

I demoni creati dall’uomo si insinueranno nell’ambiente. Diventeranno parte del territorio. Possederanno le anime, distruggeranno la carne.
Le ricche regioni del nord guardano da un’altra parte mentre la campagna brucia.

Nato dal cuore degli uomini. Di tutti gli uomini. Il Male vaga ora libero per la Terra dei Fuochi.

Autore: AGO
Sito Web: racconti-brevi.blogspot.it/

venerdì 11 aprile 2014

Storia di una Ladra di Libri


La pellicola è la trasposizione cinematografica del romanzo La bambina che salvava i libri di Markus Zusak, scritto nel 2005.

''Quando leggevo i racconti della ladra di libri,provavo pietà per gli esseri umani che ne erano protagonisti,anche se mai tanta quanto ne provavo per coloro che in quel periodo rastrellavo nei campi di concentramento.I tedeschi nel sotterraneo erano disperati,certo,ma quella stanza non era un locale docce di un campo.Non erano stati mandati lì a fare la doccia di gas. Per loro,c'era ancora una possibilità di vivere.'' 
da, Storia di una ladra di libri di Markus Zusak.

Il film è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. Protagonista della pellicola è la giovane Liesel Meminger, ragazza che viene abbandonata dalla madre e adottata da Hans e Rosa Hubermann. Trasferita in una nuova città, Liesel viene presa in giro perché non sa leggere e l'unico a stargli vicino è il suo unico amico Rudy, che è segretamente innamorato di lei. La ragazza, però, anche se non sa leggere, ama follemente i libri e, col tempo, impara a leggere grazie ad Hans.


Con lo scoppio della guerra e con la promulgazione delle leggi razziali la quiete della famiglia viene sconvolta. I Nazisti bruciano tutti i libri che hanno a loro dire "inquinato" la Germania. In tale frangente, si scopre anche che la madre di Liesel è una comunista e proprio per questo ha deciso di abbandonare il paese. Ad aggravare ancora di più la situazione, è l'arrivo di un ebreo di nome Max a casa della famiglia adottiva della ragazza. La famiglia lo accoglie in virtù di una promessa fatta da Hans al padre di Max durante la Prima Guerra Mondiale ma ovviamente è costretta a tenere la sua presenza segreta.


Max sarà fondamentale per la crescita di Liesel, stimolando la sua creatività, ad esempio chiedendole di descrivere con parole proprie il tempo meteorologico fuori dalla cantina in cui è nascosto.
L'aggravarsi della guerra e l'attacco alla città dove vivono i protagonisti porterà solo altro dolore nel cuore della protagonista.

''Dicono che la guerra sia la migliore amica della morte, ma debbo dissentire. Per me, la guerra è come un nuovo padrone che pretende l'impossibile. Ti sta con il fiato sul collo, ripetendo senza sosta:<>. Tu lavori duro, ti affanni. Il capo, però, mica ti dice grazie: esige ancora più impegno da te.''
da, Storia di una ladra di libri di Markus Zusak

Angela - L' amore e la pioggia


Senti…
Il rumore della pioggia?
E questo bacio che piange?
Mentre la mia voce sfoggia
per te melodiose soavità
la realtà s’infrange
sul destino di pietra.
Si rompe quel sogno di vetro
che avevo colorato per te.
So che ti perderò…
Tra schegge taglienti
bagnate di pioggia.
Senti…
La voce della strada bagnata?
sta chiamando il sole
vuole ch’egli l’asciughi.
E… Chiama te l’anima mia
inaridita dalla tristezza.
Vorrebbe dalla solida roccia
del tuo cuore
una delicata carezza
una calda goccia d’Amore
che scaldi le illusioni fredde
bagnate di pioggia.

venerdì 14 marzo 2014

Anonimo - Il dolore non durerà



A tutti coloro che hanno avuto un momento di debolezza.
Il dolore non durerà per sempre, non lasciate che si prenda il meglio di voi.

mercoledì 19 febbraio 2014

Simone Secchi - Una storia d'amore cinematografica



Versione inglese
Uomo ama donna follemente. Parenti e amici privi di qualsivoglia attività lavorativa a tempo pieno ostacolano la relazione con perfidia. Durante una battuta di caccia alla volpe, l'uomo contrae un serio raffreddore, e l'incurabile morbo lo conduce ad una morte atroce. La donna, allontanata dalla sua unica ragione di vita, si priva del tè delle cinque, e in poche settimane deperisce fino a morire di stenti.

Versione americana
Scrittore squattrinato di New York si innamora perdutamente di una giovane ragazza bianca dell'Alabama. La famiglia di lei non sopporta l'idea che l'impero costruito con il sudore della fronte di centinaia di schiavi negri comprati al mercato del bestiame finisca nelle mani di un intellettuale yankee, e ostacola la relazione. Ma la ragazza si rivolge all'anziana nonna, che tutti ritengono ormai rincoglionita; la vecchia signora abbraccia la nipote e le dice: "Segui il tuo cuore e fa' la cosa giusta!" Poi convoca il figlio e lo avverte: "Se impedirai a tua figlia di essere felice, dirò a tutti che hai votato democratico. L'intero stato rifiuterà di acquistare i prodotti di un comunista!"
Messo alle strette, l'uomo acconsente al matrimonio, e cede tutte le azioni dell'azienda di famiglia ai due sposini. Gli schiavi negri, grazie alle idee liberali dei nuovi proprietari, sono restituiti alla libertà, mentre la produzione è delocalizzata in Arizona, dove la manodopera messicana è assai più vantaggiosa. E vissero tutti felici e contenti.

Versione francese
Un uomo sposato conosce una donna sola in un bar, e la possiede furiosamente. La donna vorrebbe che lui lasciasse la moglie, ma l'uomo rifiuta e la prega di scomparire per sempre. La donna, con l'aiuto di una postina lesbica, stermina a fucilate la famiglia dell'uomo; mentre fugge dalla scena del delitto, si schianta con la sua automobile contro un treno. Tutti muoiono, stringendo una baguette fra le mani.

Versione italiana
Tronista coatto si invaghisce di sciampista coatta. Annunciano le nozze in un programma televisivo condotto da una presentatrice con la voce baritonale. Dopo due anni, l'uomo è arrestato per ricettazione e spaccio di droga, mentre la moglie si riduce a chiedere un sostegno economico in diretta televisiva. Un ricco imprenditore, vecchio uomo di mondo, le offre un seggio in parlamento e una rendita fissa. Ovviamente senza chiedere nulla in cambio.

Versione tedesca
Un uomo e una donna si innamorano. Entrambi hanno un lavoro appagante e ben remunerato. Comprano una villa in Baviera, e adottano una bambina all'orfanotrofio. Tutto sembra andare bene, finché, un sabato mattina, l'ispettore Derrick e il fido Harry varcano il cancello della casa. Sarà l'inizio della fine.


Versione polacca
Un uomo e una donna, ferventi cattolici, si innamorano. Dopo aver riletto il Nuovo e l'Antico Testamento, dopo aver consultato il parroco e il vescovo, decidono che la cosa migliore è volersi bene come fratelli. Dopo alcuni anni, entrambi prendono i voti e sono eletti, rispettivamente, papa e papessa.

Versione russa
Due contadini georgiani si amano. Fermo-immagine di due ore sul volto dell'uomo. Fermo-immagine di due ore sul volto della donna. Titoli di coda.

Versione giapponese
Un uomo e una donna, trentenni eppur vestiti come scolaretti ritardati, si innamorano. Dopo la commovente cerimonia di matrimonio, affittano un appartamento vuoto alla periferia di Tokyo. Ma non sanno che la casa è infestata dal fantasma di una ragazza con i capelli unti che le coprono gli occhi, uccisa dal marito perché non aveva tolto le scarpe prima di entrare in camera da letto. Mentre le riposanti luci al neon emettono flash misteriosi in tutte le stanze, il fantasma accompagna le sue comparsate con il tipico verso del motociclista californiano che ha bevuto troppe birre gelate. Il finale resta aperto: si sa mai che arrivi qualche produttore americano e compri i diritti per un sequel.

Fonte:siminore.blogspot.it

giovedì 2 gennaio 2014

. . . Il gatto e la volpe . . .


La Volpe e il Gatto andavano
come i frati minor vanno per via
a un certo santuario.
Raccolti, il collo torto e col rosario
in man si rifacevan del viaggio,
rubacchiando per via polli e formaggio
con una insuperabil maestrìa.

I nostri santi pellegrini onesti
per far la strada meno lunga e uggiosa
disputavan fra lor di qualche cosa.
La disputa è un tabacco che tien desti.
Mormoravan del prossimo,
e in fin la Volpe venne fuori a un tratto
a dir rivolta al Gatto:

- O tu che d'esser quel che sei ti vanti,
che sei tu accanto a me?
Io d'artifici ne conosco tanti,
anzi n'ho la bisaccia tutta piena...
- Ed io, - rispose il Gatto, - appena appena
un ne conosco e non la cedo a te -.

Gran lite indi scoppiò
sul sì, sul no,
su ciò che ognuno può e che non può,
quando ad un tratto un abbaiar di bracchi
fe' le ragioni collocar nei sacchi.

- Fra gli artifizi lascio al tuo cervello
di scegliere il più bello:
per me, - soggiunse messer Gatto svelto, -
è un pezzo che l'ho scelto -.
E mentre l'altra il suo talento vanta,
si arrampica sui rami d'una pianta.

Fuggì la Volpe in cento giri e in cento,
or dentro i campi, or fuori,
scompigliando le tracce ogni momento
e stancando coi cani i cacciatori.
Di qua, di là, di su, di giù li mena
sempre in sospetto e in pena,
dai spiedi, e dagli alani
inseguita e dal foco,
infin che due velocissimi cani,
strozzandola, finîr il lungo gioco.

Chi dispone di troppi espedienti
perde il suo tempo in vani esperimenti.
In tutte le occasioni
ne basta un solo, pur che sia de' buoni.